Sono passati sei anni ed ancora si parla di Operacion Puerto. E’ notizia di quest’oggi che il Tas ha accolto in parte il ricorso dell’Uci contro il Comitato Olimpico Svizzero che aveva archiviato il caso di Jan Ullrich. Le prove del coinvolgimento del tedesco nell’Operacion Puerto erano schiaccianti ma come troppo spesso accade nel ciclismo conta più il potere che l’onestà.
Il talentuoso corridore tedesco, vincitore di un Tour de France oltre a ben cinque podi nella corsa francese, fu l’unico ciclista a cui vennero analizzate le sacche di sangue trovate negli appartamenti del dott. Fuentes. I test del DNA confermarono che le nove sacche etichettate come “Jan”, “numero 1” o “Hijo Rudicio” (figlio di Rudy Pevenage, suo mentore e scopritore) appartenevano proprio al corridore tedesco. Un’altra prova schiacciante fu il ritrovamento di un fax (documento n° 65), inviato dal medico spagnolo ad un certo Nelson, in cui vi era scritto: “Nelson, così come d’accordo ti invio la lista dei collaboratori e dei partecipanti al festival che si terrà in maggio”, aggiungendo poi diversi nomi di ciclisti, tra cui quello del tedesco Jan Ullrich.
Kaiser Jan, così com’era chiamato nel mondo del ciclismo per la sua potenza, dopo questo scandalo si ritirò dall’attività agonistica nel 2007.
5 anni dopo il Tas decide di squalificarlo, togliendogli “tutti i risultati conseguiti dall’atleta dall‘1 maggio 2005 fino al suo ritiro”. Tra questi una tappa del Giro di Svizzera, una del Giro di Germania del 2005, una tappa ed anche la classifica finale del Giro di Svizzera 2006, la tappa di Pontedera del Giro d’Italia 2006 il cui successo passa così a Ivan Basso e soprattutto il terzo posto al Tour de France, che ora immeritatamente va a Francisco Mancebo.
Le motivazioni della squalifica parlano chiaro: “Il Tas ha stabilito che le prove fornite dall’Uci confermano che: 1) il Dr Fuentes forniva ad atleti prestazioni dopanti, 2) Jan Ullrich più volte si è recato nel laboratorio di Fuentes e e le prove suggeriscono che tra i due ci fosse un contatto diretto, 3) Jan Ullrich aveva pagato più di € 80′000 al Dr Fuentes per servizi non meglio identificati e 4) una analisi del Dna conferma che alcune sacche di sangue sequestrate a Fuentes appartenevano a Jan Ullrich. Il collegio Arbitrale ha poi rilevato con sorpresa come Jan Ullrich non abbia mai contestato la veridicità delle prove ma abbia limitato la propria difesa a questioni procedurali.
Lo stesso Collegio ha respinto la richiesta di squalifica a vita presentata dall’UCI visto che la prima infrazione del tedesco, nel 2002, era stata commessa fuori dalle corse (anfetamine). Quindi Jan Ullrich non può essere accusato di seconda infrazione in base alle regole attuali del codice antidoping”.
Il doping è un brutto male per lo sport, il potere colluso con i dopati però ancor di più.
di Antonio Massariolo Follow me on Twitter



