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Perché c’è di nuovo tanto fermento per le isole Falkland?

By   /   8 febbraio 2012  /   Commenti disabilitati

Quasi 30 anni fa, da marzo a giugno del 1982, è stata combattuta la guerra delle Falkland tra la Gran Bretagna e l’Argentina che reclamava, e tuttora reclama, diritti sulle isole che per loro si chiamano Malvinas. Una guerra che costò agli Argentini 649 morti, 1.068 feriti e 11.313 prigionieri.

Con l’approssimarsi del 30esimo anniversario, quasi fosse un numero magico, crescono le tensioni tra i due Paesi, tensioni che si estendono anche a tutta l’America Latina. Proprio al summit dell’Alleanza “ALBA” (Bolivarian Alliance for the Americas), cui aderiscono Antigua e Barbados, Bolivia, Cuba, Dominica, Ecuador, Nicaragua, Saint Vincent, le isole Granadine e il Venezuela, il Presidente Ecuadoregno, Rafael Correa, ha chiesto che vengano applicate delle sanzioni alla Gran Bretagna per la sua lunga disputa sul possesso delle isole e accusandola di non voler aprire alcun dialogo sull’argomento con l’Argentina.

Al termine dei lavori è passata una risoluzione, votata all’unanimità, in cui si dichiaravano, nella disputa, solidali con l’Argentina. Il Presidente del Venezuela, Hugo Chavez, che naturalmente ha votato la risoluzione, ha rincarato la dose, aggiungendo: “Parlo per il Venezuela, ma se l’impero Britannico dovesse attaccare militarmente, questa volta l’Argentina non sarà sola. Il Venezuela non è molto potente, ma resisteremo all’aggressione imperialista contro i Paesi fratelli”.

Le tensioni, mai sopite, sono ricominciate quando i Paesi del Mercosur (Mercato Comune del Sud, cioè dell’America Meridionale), cui aderiscono Argentina, Brasile, Paraguay, Uruguay, lo scorso dicembre hanno deciso di non far entrare nei loro porti le navi che battevano bandiera delle Falkland.

Quando il Primo Ministro Britannico, David Cameron, ha accusato l’Argentina di “colonialismo”, il Senato Argentino ha subito fatto passare una dichiarazione di condanna e fuori dell’ambasciata Britannica a Buenos Aires gruppi di dimostranti hanno bruciato la bandiera Britannica.

La Royal Navy ha immediatamente annunciato di inviare il cacciatorpediniere “HMS Dauntless” nel Sud Atlantico, appena al largo delle Falkland, giustificandola come operazione di routine. E come se non bastasse, ad alimentare le tensioni è stata la decisione di inviare il Principe William, in servizio militare come pilota della RAF (Royal Air Force), per un periodo di addestramento alle Falkland. Mossa giudicata dagli argentini come un’aggressione simbolica.

La Guerra delle Falkland è una ferita mai guarita. Molte città Argentine hanno un monumento dedicato ai caduti di quella guerra e nella capitale Argentina non è raro incontrare manifesti che inneggiano alla rivendicazione delle isole. Inoltre, tra i giovani si va diffondendo la moda di farsi tatuare l’isola delle Malvinas con i colori della bandiera Argentina.

Anche a livello politico i sentimenti non sono diversi, anzi governo e opposizione sono pienamente concordi sulla questione. Forte di questa sintonia, il governo Argentino da anni sta conducendo una campagna internazionale per ottenere appoggi, basandosi sulla risoluzione delle Nazioni Unite che nel 1965 hanno ammesso che la disputa ha origini nel colonialismo ed hanno votato un emendamento in cui “raccomandano” un nuovo negoziato bilaterale che ridefinisca le sorti delle isole.

Una brevissima sintesi storica. L’isola fu inizialmente colonizzata dai Francesi che le denominarono “Îles Malouines”, in onore alla maggior parte dei coloni provenienti da Saint Malo. Nel 1766 l’isola fu ceduta agli Spagnoli, come debito di guerra per aver combattuto a fianco dei Francesi contro gli Inglesi nella Guerra dei sette anni. Gli Spagnoli la colonizzarono nel 1825, ma nel 1833 le isole furono occupate dagli Inglesi che dichiararono la loro sovranità su tutto l’arcipelago, cioè anche sulle isole Georgia del Sud e sulle Sandwich Australi.
Per questo l’Argentina ritiene di avere diritti sulle isole, sottrattele con la forza.

Il Presidente, Cristina Fernandez de Kirchner, recentemente rieletta a grande maggioranza, ha ripreso con forza la battaglia iniziata nel 2003 dal marito, l’ex Presidente Nestor de Kirchner, e chiede ora con più insistenza l’apertura di colloqui, che gli Inglesi non intendono intraprendere in quanto la maggioranza dei i 2.500 abitanti vuole rimanere sotto la protezione della Corona e guardano a Londra come i difensori dei loro interessi sul petrolio, pesca, agricoltura e turismo.

Va comunque ricordato che all’epoca della guerra in Argentina c’era al potere un governo militare guidato dal Generale Leopoldo Galtieri, il quale sperava che la popolarità seguita ad una rapida vittoria sugli Inglesi potesse azzittire gli animi del popolo, furiosi sia per la crisi economica ma, soprattutto, per le violazioni dei diritti umani perpetrati dal regime che si stima abbia ucciso oltre 30 mila persone.

Il popolo si schierò a favore della guerra, ma non del dittatore, che fu subito rimosso dopo la disastrosa sconfitta. Adesso che l’Argentina è un Paese democratico, economicamente forte ed in continua crescita, il popolo spera in questa crociata diplomatica e si infiamma all’idea del riscatto sociale.

di Vito Di Ventura

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