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Israele, comunità beduine jahalin a rischio di trasferimento forzato

By   /   8 Febbraio 2012  /   Commenti disabilitati su Israele, comunità beduine jahalin a rischio di trasferimento forzato

Circa 2300 beduini delle 20 comunità che si trovano in Cisgiordania potrebbero essere oggetto di uno sgombero sforzato e trasferiti in un sito collocato a 300 metri da una discarica comunale. Amnesty International ha pubblicato un documento intitolato “Stop ai trasferimenti. Israele sta per espellere i beduini dalle loro case per espandere gli insediamenti”, in cui chiede al ministro della Difesa israeliano, Ehud Barak, l’immediata sospensione di tutte le demolizioni all’interno delle 20 comunità interessate dal provvedimento.

Migliaia di beduini residenti in alcune delle comunità più vulnerabili della Cisgiordania rischiano la distruzione delle loro case e dei loro mezzi di sostentamento. Molti di essi sono riconosciuti come rifugiati e alcuni sono stati sfollati più volte dal 1948” – ha dichiarato Ann Harrison, direttrice del Programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. “Le autorità israeliane devono garantire il diritto all’alloggio adeguato ai residenti delle 20 comunità, così come a tutti i palestinesi della Cisgiordania occupata: ciò significa proteggerli dagli sgomberi forzati e svolgere consultazioni autentiche con tutte le comunità”.

Le comunità oggetto dello sgombero risiedono attualmente nei pressi degli insediamenti illegali della zona di Ma’ale Adumim, la maggior parte di esse in aree destinate all’espansione degli insediamenti. Le autorità militari israeliane considerano illegali e prive di licenza di costruzione la maggior parte delle strutture edificate all’interno di queste comunità, che si trovano nell’area C della Cisgiordania, in cui Israele mantiene il controllo sulla pianificazione edilizia. Per i palestinesi ottenere il permesso di costruire è quasi impossibile e gli ordini di demolizioni continuano a pervenire.

Con lo sgombero queste comunità verrebbero collocate a pochi metri da una discarica in cui, secondo il ministero israeliano per la Protezione ambientale, arrivano fino a 1100 tonnellate di rifiuti al giorno. Il ministero ha dichiarato che la discarica produce inquinamento dell’aria e del suolo, rischia di contaminare l’acqua, è recintata in modo inadeguato e può provocare esplosioni e incendi a causa del gas metano prodotto dalla decomposizione dei rifiuti.

Le 20 comunità beduine hanno subito cercato di opporsi e hanno costituito un “comitato di protezione” per chiedere che Israele riconosca il diritto delle comunità a restare dove si trovano attualmente, collegandole alla rete elettrica, idrica e stradale e rimuovendo le limitazioni alla libertà di movimento.

Nonostante il generale Eitan Dangot, coordinatore delle attività del governo nei Territori, abbia visitato la comunità di Khan al-Ahmar, promettendo che le case e le scuole della comunità non verranno demolite, si teme ancora per l’imminente sgombero.

Il governo di Netanyahu sta portando avanti il progetto di espansione degli insediamenti israeliani. Nel 2011, le demolizioni delle abitazioni palestinesi nella Cisgiordania occupata hanno provocato lo sgombero forzato di quasi 1100 persone, con un aumento dell’80 per cento rispetto al 2010 e un totale mai registrato da quando, nel 2005, le Nazioni Unite hanno iniziato a raccogliere i dati in maniera completa. Il 90 per cento delle demolizioni ha interessato comunità vulnerabili di allevatori e contadini nell’area C, incluse le comunità beduine jahalin.

di Elisa Cassinelli

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