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Come difendersi dal monossido di carbonio

By   /   7 febbraio 2012  /   Commenti disabilitati

Le ondate di freddo intenso che stanno interessando buona parte del nostro Paese fanno chiaramente aumentare la necessità di riscaldare le abitazioni e di conseguenza può aumentare anche il rischio di esposizione a livelli pericolosi di monossido di carbonio (ovvero ossido di carbonio) se gli impianti termici utilizzati sono difettosi o se si ricorre a sistemi di riscaldamento di fortuna. Come ci si può proteggere? Attuando misure preventive e norme di comportamento per mettersi al riparo da uno dei gas più tossici prodotti nelle nostre abitazioni. Il monossido di carbonio (CO, una sola molecola di ossigeno legata con una di carbonio) è un gas incolore, inodore, insapore, non è irritante e, proprio per queste ragioni, è pericolosissimo.

Ma nonostante ogni anno durante il periodo invernale pagine intere di cronaca riportino casi di morti per asfissia, si continua a morire di esalazioni domestiche per questo gas. 
Per le sue caratteristiche l’ossido di carbonio rappresenta un inquinante molto insidioso, soprattutto nei luoghi chiusi dove si può accumulare in concentrazioni letali. Tali situazioni sono purtroppo frequenti e innumerevoli sono i casi di avvelenamento e gli incidenti anche mortali imputabili alle stufe o agli scaldabagni difettosi o non controllati.

Una volta respirato, il CO si lega all’emoglobina con un’affinità che è 220 volte superiore a quella dell’ossigeno, formando un composto inattivo fisiologicamente che viene chiamato carbossiemoglobina. Questa sostanza, al contrario dell’emoglobina, non è in grado di garantire l’ossigenazione ai tessuti, in particolare al cervello e al cuore. La morte sopravviene pertanto per asfissia. L’effetto del CO risulta maggiore in altitudine, per la ridotta percentuale di ossigeno nell’aria.

In caso d’intossicazione bisogna immediatamente portare all’aria aperta il soggetto colpito, perché la respirazione di aria arricchita di ossigeno aiuta l’eliminazione del CO dalla carbossiemoglobina. Una concentrazione di CO nell’aria pari a 2000-4000 ppm (0,2%-0,4%) provoca la morte in circa 15 minuti, dopo aver provocato perdita di conoscenza. In presenza di 1000 ppm si sopravvive circa 90 minuti.

I primi sintomi vengono spesso ignorati in quanto l’esposizione a monossido di carbonio non dà inizialmente segni evidenti. Le persone presenti in un locale chiuso che si va saturando di CO, anche ammesso che sentano che qualcosa di insolito sta succedendo, non hanno sempre la chiarezza di dover reagire perché, purtroppo, i primi segni da intossicazione sono generici (mal testa, affanno, sensazione di vertigini, confusione mentale, disturbi alla vista, a volte nausea e vomito). Tutti disturbi che, nel loro complesso, possono essere associati e ricondotti a diverse e comuni cause, con un non trascurabile rischio di sottovalutazione. Se l’intossicazione è grave, senza un tempestivo intervento medico, si giunge in breve tempo alla morte.

Come difendersi allora?
 La verifica del corretto funzionamento e la corretta manutenzione degli apparecchi di combustione presenti nell’abitazione è la prima misura di prevenzione. Se gli apparecchi sono datati, si consiglia la verifica tutti gli anni, all’inizio della stagione fredda. Per legge, nei locali che ospitano impianti di combustione è obbligatoria la bocchetta di areazione che garantisce l’afflusso di aria esterna ossigenata. La bocchetta, di dimensioni definite, non deve mai essere otturata o coperta da mobili o tende, anche d’inverno quando fa freddo. Attenzione alle stufe trasportabili e a non usarle mai in locali chiusi.
 L’ispezione di un tecnico deve poi estendersi al tiraggio dei camini, specie in presenza di combustioni che possono generare molte ceneri, come la legna o il gasolio.
 Si trovano, inoltre, in commercio rilevatori di CO che segnalano, con allarmi sonori e luminosi, il superamento di concentrazioni di gas anche abbastanza basse (220 ppm) così da consentire di reagire in tempo. Sono apparecchi che costano poco e possono salvare la vita. Sensori simili, se l’abitazione dispone di ventole alla finestra o, persino, sistemi di ventilazione forzata e ricambio dell’aria in tutti i locali, possono essere collegati all’impianto ed azionare le ventole.

Cosa fare nel caso di intossicazione? Come sempre in questi casi, è importante conservare il sangue freddo e agire immediatamente. La prima cosa da fare è aprire subito porte e finestre, per non perdere i sensi e poter soccorrere le eventuali vittime; successivamente bisogna condurre gli intossicati all’aperto o in locali ventilati ed avvertire immediatamente il 118. Il trattamento di disintossicazione prevede infatti la somministrazione di ossigeno ad alta concentrazione e la cura in camera iperbarica: interventi impossibili in casa e senza aiuto.

di Salvatore Verde

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