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E’ bufera sul Ministro della Difesa Di Paola

By   /   6 February 2012  /   Comments Off

Non vogliamo dare sentezze, né giudizi affrettati, cercheremo di raccontarvi i fatti affichè voi possiate farvi la vostra opinione sui  contratti dell’acquisto degli aerei F35 e dei A 400 M.

Dopo le dichiarazione di Rocco Buttiglione al fattoquotidiano: “Ho avuto impressione che intorno a quell’affare ci fosse un enorme giro di tangenti. Io ne fui testimone”, scoppia la bufera intorno all’attuale ministro della difesa italiana Di Paola.

Non è mai semplice per la Difesa sigillare operazioni miliardarie, e questo il ministro lo sa bene, poiché ha ricoperto l’incarico di responsabile armamenti delle forze armate. Di Paola conosceva la pratica, visto l’incarico che aveva ricoperto dal marzo 2001 a marzo 2004, e sicuramente ricorderà il putiferio per l’adesione italiana al consorzio europeo, con investimenti totali per 25 miliardi di euro, di cui 8 a carico di Roma, per la costruzione di 175 Airbus A 400 M, un quadrimotore per il trasporto militare. A distanza di undici anni, oggi, cadono le resistenze diplomatiche e le ritrosie personali, allora si può raccontare perché l’Italia deluse francesi e tedeschi. Quelli che aspettano la consegna del primo esemplare con 6 anni di ritardo, esordio previsto per il 2007 e rimandato al 2013: “Ho avuto impressione che intorno a quell’affare ci fosse un enorme giro di tangenti, io ne fui testimone, e così scrissi una lettera al presidente del Consiglio”, denuncia al “Fatto” Rocco Buttiglione, ministro per le politiche europee nel governo di Silvio Berlusconi che annusò per primo le maniere sporche.

Un tuffo nel passato, partiamo dal 2001, inizio 2002, l’allora ministro per la Difesa, il professor Antonio Martino ripercorre l’intricata vicenda nel libro “Presidente, ci consenta” di Angelo Polimeno. Martino nel libro dichiara: ”Divento ministro l’11 maggio, il generale Rolando Mosca Moschini mi dice che l’indomani dovevo siglare l’accordo. Non sapevo di cosa si parlasse, e chiesi chiarimenti agli ufficiali che se ne occupavano”. L’allora ministro, Martino, convoca Di Paola: “Mi spiegano che si tratta di un aereo particolare per il trasporto, un prodotto di un progetto europeo. Domando: “Ci serve?”. Le loro risposte non mi paiono convincenti”. Non si fida, il ministro, e respinge le pressioni. Chiama il capo di Stato maggiore per l’Aeronautica, Sandro Ferraguti: “Generale, qui dentro siamo soli, mi spieghi se l’apparecchio è utile per le nostre esigenze”. Ferraguti è sincero: “Ministro, se me lo regalassero, non saprei cosa farne”.

Il governo annuncia di voler rivedere il progetto: protestano i Democratici di Sinistra, la Margherita, Alleanza Nazionale, un pezzo di Forza Italia e, soprattutto, il ministro Renato Ruggiero (Esteri). Passa un mese di violente polemiche, audizioni in parlamento, interrogazioni urgenti, riunioni segrete. In visita al salone aeronautico di Parigi, dove i francesi mostrano le innovazioni tecnologiche più raffinate, il 20 giugno 2001, l’ammiraglio Di Paola rassicura gli alleati: “Non c’è alcun mistero dietro la mancata firma del governo riporta l’archivio Ansaal memorandum di intesa sul nuovo aereo di trasporto militare realizzato da Airbus. Si sapeva che non si sarebbe firmato ora, ma spero che prima possibile, entro settembre, arrivi la firma. Speriamo sia una questione di settimane e non di mesi”. Il responsabile armamenti dimentica, però, che l’Italia aveva già stipulato dei contratti per noleggiare velivoli sostanzialmente identici seppur di vecchia generazione.

Il nervosismo dei ministri ammazza le speranze di Di Paola: il 25 luglio, in Commissione Difesa a Montecitorio, si rifiuta di commentare. Ruggiero parla per mezzo di comunicati ufficiali: “Il ministro difenderà fino in fondo le sue tesi: la partecipazione italiana è necessaria”. L’ex direttore per le relazioni internazionali di Fiat, che simboleggiava la tregua fra l’avvocato Agnelli e il Cavaliere, si dimetterà il 6 gennaio 2002. Dice Martino di Ruggiero: “Non aveva interessi personali, ma intorno a questa operazione c’erano ovviamente molte attese. La famiglia Agnelli avrebbe guadagnato qualcosa come mille miliardi di lire (500 milioni di euro, ndr)”. Servono 11 anni per scoprire perché l’Italia abbandonò quell’operazione, che succhia ancora milioni a 8 paesi europei. Nel Consiglio dei ministri decisivo, Martino indica l’onestà di Buttiglione, e un fallito tentativo di corruzione. Tutti sanno l’origine dei dubbi, nessuno, però, si rivolge ai magistrati. Il vicepresidente di Montecitorio Buttiglione ricostruisce l’episodio:Una persona notoriamente vicina al governo francese, quando cominciai il mio mandato (e dunque a metà 2001, ndr), aveva iniziato un discorso non proprio impeccabile. Mi faceva intuire che fossero pronte cospicue offerte in denaro se avessimo sostenuto il consorzio per l’Airbus. A quel punto, interruppi il discorso. Ritenni mio dovere avvertire Berlusconi. In quei giorni circolavano voci sui modi poco trasparenti per coinvolgere nel progetto gli altri paesi europei. Ho avuto impressione che intorno a questa commessa ci fosse un enorme giro di tangenti. Quell’affare poteva compromettere i nostri rapporti diplomatici con alcuni alleati europei”.

E così l’Italia ha risparmiato 8 miliardi di euro e un investimento pericoloso. Già nel 2002, in Germania, la Corte federale dei Conti giudicò eccessiva e costosa la commessa di 73 A 400 M pagati 8, 3 miliardi di euro. Con il tempo che s’è perso, la Germania con quei soldi potrà ricevere 60 esemplari.

Illustrissimo Ministro, facciamo appello al suo senso di Patria, riveda l’intera vicenda e soprattutto la posizione attuale, forse in questo momento noi italiani abbiamo bisogno di avere dei veri uomini di Stato…non ci deluda!

Fonte: ilfattoquotidiano

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