25
May , 2013
Saturday
 

La stanza sa di nuovo. Le pareti sono appena state dipinte di bianco. Dalle finestre entra una luce vivace. Presto arriveranno le scaffalature colorate e si popoleranno di libri. Poi quel luogo si animerà di studenti.

È grazie al contributo del contingente italiano se la scuola di San Joseph, ad Ayn Ibil, nel sud del Libano, avrà una biblioteca. La direttrice mostra orgogliosa i locali e racconta di come diventeranno entro qualche giorno. Sarà proprio il generale Carlo Lamanna, comandante della brigata Pinerolo e del settore ovest della missione Unifil, ad inaugurare la nuova biblioteca. Gli studenti libanesi avranno un posto in cui studiare e consultare libri, riviste e computer.

È soddisfatta suor Josephine. Glielo leggi negli occhi. È come se già vedesse le pareti piene zeppe di libri. Lei che ha scelto di dedicare la sua vita agli studenti di Ayn Ibil. Insegnava all’università di Beirut. Dopo la guerra dei 33 giorni dell’estate del 2006 la precedente direttrice ha deciso di abbandonare l’istituto e lei ha lasciato il suo lavoro di docente per intraprendere questa nuova avventura. Ti accoglie all’ingresso del San Joseph vestita di scuro e con un sorriso che illumina una piovosa mattina libanese.

“Quando sono arrivata qui gli insegnanti e gli alunni, dopo la guerra, non sapevano più sorridere e quando io sorridevo loro mi guardavano come se fossi una pazza – racconta – Ma io non mi sono abbattuta. Per un anno, tutte le mattine, ho accolto i bambini all’ingresso della scuola con un bienvenue. La più grande ricompensa per me, dopo 5 anni di lavoro, è il fatto che ora loro sono felici. I bambini erano traumatizzati per i bombardamenti e per le brutture della guerra. Quello che c’è in questa scuola per la maggior parte proviene da donazioni, in particolar modo del contingente italiano. Dopo l’incontro con il generale Lamanna è nata l’idea di realizzare la biblioteca. Anche la mia è una missione e devo portarla avanti con gioia e amore”.

La scuola di San Joseph è un perfetto esempio di integrazione: metà degli allievi sono cristiani e metà musulmani. “Quando si entra in una classe non si riesce a distinguere quali sono gli studenti dell’una o dell’altra religione – racconta suor Josephine che appartiene alla congregazione del sacro cuore di Gesù e della Madonna – Insegniamo loro che prima di tutto sono libanesi e che devono rispettarsi a vicenda indipendentemente dalla loro religione. Nella recita di Natale la Madonna è stata impersonata da una ragazza musulmana. Insegniamo il rispetto, l’amore, la convivialità, la pace”. Infatti nel cortile della scuola ha voluto che venisse affissa la frase “Moi, toi e lui restons unis”: io, tu e lui restiamo uniti. “Ringrazio di cuore il generale Lamanna e tutti i militari del contingente italiano per il loro prezioso lavoro e per il loro sostegno. Senza il loro contributo la biblioteca non avrebbe potuto essere realizzata. Ci sono sempre stati molto vicini e sono loro molto grata dell’aiuto che ci offrono”.

Suor Josephine è convinta che il Libano si salverà, che la pace avrà la meglio. Anche grazie alla presenza dei caschi blu italiani.

di Ebe Pierini

(febbraio - 2 - 2012)

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