Un anno dopo la “Rivoluzione del 25 gennaio” che ha portato alla caduta del regime di Mubarak, migliaia di egiziani si sono radunati in piazza Tahrir, al Cairo, per celebrare il primo anniversario della rivoluzione.
Esattamente un anno fa, sulla scia della Tunisia, in Egitto esplodeva la rivolta degli egiziani, determinati più che mai a porre fine ad anni e anni di regime e restrizioni. Oggi le strade del Cairo sono gremite di manifestanti, intellettuali, artisti, gente comune organizzati in cortei dove sventolano bandiere egiziane. Si festeggia ma si rimarca ancora il disaccordo con i militari al potere accusati di adottare gli stessi metodi del regime di Mubarak. Al centro delle rivendicazioni ci sono le dimissioni rapide del generale Tantawi e degli altri generali al potere, senza attendere come promettono le elezioni presidenziali prima della fine di giugno.
I Fratelli musulmani, che dominano l’assemblea recentemente eletta, sono presenti in gran numero per celebrare una rivolta che ha permesso loro di ottenere un trionfo alle urne ma hanno annunciato che celebreranno il 25 gennaio senza reclamare una “seconda rivoluzione” nè le dimissioni anticipate dell’esercito.
E’ chiaro quindi che un anno dopo la rivolta, la strada verso la democrazia è ancora lunga. Oggi in Egitto si festeggia ma si sottolinea anche l’incertezza politica. Amnesty International aveva rivolto un invito ai partiti politici lo scorso novembre, prima dell’inizio delle elezioni parlamentari, chiedendo loro di sottoscrivere un “Manifesto per i diritti umani in Egitto”, contenente 10 misure-chiave, e di esprimere in questo modo la loro seria volontà di favorire riforme significative in materia di diritti umani.
L’organizzazione per i diritti umani ha riferito che la maggior parte dei principali partiti politici egiziani ha promesso ad Amnesty International di portare avanti ambiziose riforme nel campo dei diritti umani, ma ha al contempo dato risposte ambigue o ha rifiutato d’impegnarsi a porre fine alla discriminazione, a proteggere i diritti delle donne e ad abolire la pena di morte.In particolare, un certo numero di partiti ha espresso riserve sulla protezione dei diritti delle donne, inclusa l’uguaglianza di diritti in materia di matrimonio, divorzio, affidamento dei figli ed eredità.
di Elisa Cassinelli
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