I Ministri degli Esteri dell’Unione Europea si riuniranno oggi a Bruxelles per decidere le nuove sanzioni all’Iran che consisteranno nel divieto, per fasi, di acquisto del petrolio Iraniano. Dopo le Banche, come già annunciato, è la volta del petrolio.
Intanto, Stati Uniti, Gran Bretagna e Francia hanno inviato le loro navi da guerra nel Golfo Arabo. Hanno cioè oltrepassato lo stretto di Hormuz, porta d’accesso al Golfo, pronte ad intervenire in caso l’Iran attui, come minacciato, attui il blocco dello Stretto.
Con queste ulteriori misure l’Unione Europea intende inviare un chiaro messaggio alla Repubblica Islamica circa le forti preoccupazioni sui reali scopi dei suoi programmi nucleari che Tehran continua a sostenere essere per usi esclusivamente “civili”, mentre intanto arricchisce l’uranio al 20%, uno step molto importante verso la bomba atomica. Senza considerare che negli ultimi anni Tehran ha sviluppato e costruito numerosi programmi militari, specialmente quelli ad alta tecnologia come i missili balistici, i drones, ecc.., vettori ideali per armi nucleari.
Degli oltre 2 milioni di barili al giorno prodotti dall’Iran, l’Unione Europea ne importa circa il 20%, l’Italia in particolare ne importa il 10%, mentre la maggior parte viene assorbito dal mercato orientale: Cina, Giappone ed India. Ed è proprio la vendita del petrolio che consente all’Iran di disporre di una certa liquidità finanziaria.
Vista la suaccennata diversificazione dei mercati, queste sanzioni, seppur importanti, non danneggeranno l’economia Iraniana al punto da metterla in ginocchio. Peraltro, l’embargo verrà applicato pienamente entro il prossimo luglio, per dare modo ai Paesi Europei di approvvigionarsi da altre fonti. Solo qualora i Paesi Asiatici applicassero le stesse sanzioni, allora sì che l’embargo avrebbe un effetto dirompente e forse costringerebbe Tehran a più miti consigli e a ricercare una soluzione diplomatica.
Al riguardo, il Ministro degli Esteri dell’Unione Europea, Catherine Ashton, lo scorso venerdì aveva dichiarato che l’EU rimaneva aperta a qualsiasi soluzione diplomatica anche dopo l’imposizione di sanzioni, ma che l’Iran non ha ancora risposto all’invito di riprendere i colloqui sul nucleare.
Quale sarà la conclusione di questo ennesimo braccio di ferro tra l’Occidente e la Repubblica Islamica ancora non è dato sapere. L’unica cosa certa è che il prezzo del petrolio era già salito a causa delle tensioni, adesso dopo l’approvazione delle sanzioni salirà ancora e salirà ancora di più quest’estate quando dovremo importare petrolio magari da Paesi più lontani e, di conseguenza, con costi di trasporto maggiori.
Altro che sacrifici e crescita!
di Vito Di Ventura




