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Nucleare Iraniano. La Russia si schiera contro un possibile attacco

By   /   19 Gennaio 2012  /   Commenti disabilitati su Nucleare Iraniano. La Russia si schiera contro un possibile attacco

I programmi nucleari Iraniani da tempo ormai rappresentano una spina nel fianco dei Paesi Occidentali. Il comportamento ambiguo e ondivago di Tehran non ha certo aiutato a sciogliere i dubbi sulle intenzioni pacifiche, sempre sostenute dalla Repubblica Islamica, ma che di fatto sono state smentite dagli ispettori delle Nazioni Unite. Proprio alcune settimane fa, infatti, è stato ufficializzato l’arricchimento al 20% dell’uranio della centrale di Fordo, vicino la città di Qom.

Come sempre il mondo si divide in Guelfi e Ghibellini, tra chi è favorevole e chi è contrario. La Russia e la Cina, vuoi per interessi commerciali vuoi per spirito di contrapposizione contro lo strapotere USA, si sono sempre schierati a favore dell’Iran e delle sue buone intenzioni. Questa spaccatura, tra Stati Uniti ed Alleati da una parte e Russia e Cina dall’altra, ha fatto gioco all’Iran che nel frattempo ha continuato a perseverare nei suoi programmi, fino ad arrivare ad un passo dall’arma atomica.

Così, nelle ultime settimane continuiamo ad assistere al solito balletto. Gli Stati Uniti impongono nuove sanzioni alla Banca Centrale Iraniana e alle compagnie petrolifere che commerciano con gli USA. L’Unione Europea si schiera con gli Usa e a fa sapere che porrà un embargo sul petrolio Iraniano. Da parte sua, l’Iran minaccia di chiudere lo Stretto di Hormuz, una via chiave per i trasporti via mare del petrolio dei Paesi Arabi, e accusa Israele e gli Stati Uniti della morte dello scienziato Mostafa Ahmadi-Roshan, ucciso nell’esplosione dell’auto su cui viaggiava.

In questo scenario, immancabilmente si inserisce la Russia e il Ministro degli Esteri, Sergei Lavrov, minaccia l’Occidente dicendo che un attacco preventivo contro il sito nucleare Iraniano sarebbe “una catastrofe”, poiché  produrrebbe un movimento di profughi e getterebbe benzina sul fuoco delle tensioni settarie in atto nel Medio Oriente e, comunque, scatenerebbe una reazione a catena senza via d’uscita. Il Ministro degli Esteri Israeliano, Ehud Barak, aveva in precedenza detto che la decisione su un eventuale  attacco Israeliano “non era lontana”.

Nel frattempo, l’Iran gioca a fare la parte del volenteroso e disciplinato, e per bocca del Ministro degli Esteri, Ali Akbar Salehi, in visita in Turchia, dichiara che sono in atto i preparativi per la ripresa dei colloqui sul nucleare e che manca solo da definire “quando”, poiché, con molta probabilità, si terranno a Istanbul. Proprio come un anno fa, quando le sei maggiori potenze – USA, UK, Cina, Francia, Russia e Germania -, si riunirono senza, tuttavia, ottenere risultati concreti, se non quelli di dilazionare i tempi di eventuali azioni.

In merito, però, il Ministero degli Esteri Britannico, William Hague, ha fatto sapere che “non ci sono date o piani concreti” per i colloqui, dato che “Tehran deve ancora dimostrare chiaramente che è disposta a rispondere alla lettera del Ministro degli Esteri Europeo, la Baronessa Ashton, e negoziare le precondizioni. Fino ad allora, la comunità Internazionale potrà solo aumentare la pressione sull’Iran attraverso mezzi pacifici e legittimi, come le sanzioni”.

Israele, ritenuta l’unica in possesso di armi nucleari nella regione, si è detta pronta a lanciare un attacco preventivo contro l’Iran. Questo preoccupa gli Stati Uniti che vorrebbero essere certa che Israele non effettui un raid aereo senza consultarli. La visita di domani in Israele del Capo del Comando Operativo Interforze, Generale Martin Dempsey, tende proprio a questo. Secondo indiscrezioni del giornale Haaretz, al Generale Dempsey verrà presentata una valutazione dell’intelligence Israeliana in cui si dice che “l’Iran non ha ancora deciso se costruire o meno la bamba atomica, ma è chiaro che ne ha ormai le capacità”. Come si dice “un colpo alla botte ed uno al cerchio”. La giostra continua.

di Vito Di Ventura

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