Non si separa mai dal suo boonie cover, il berretto che portava a Camp Pendleton durante il “Reconaissance Course” con i marines. Lo indossa anche ora che è in Afghanistan. Il sottotenente di vascello Edoardo Luzzi, 25 anni, romano, è a capo del 1° plotone della compagnia Bravo. Comanda 27 uomini e a lui è affidata la sicurezza della base italiana, sede dalla Task Force South East guidata dai marinai del reggimento San Marco comandati dal capitano di vascello Giuseppe Panebianco.
Controlla il perimetro di fob Lavaredo, verifica che non vi siano individui o movimenti sospetti al di là dei confini della base, delimitati da filo spinato ed hesco, i contenitori di cartone e metallo ripieni di terra che proteggono da eventuali esplosioni o colpi di mortaio. L’Afghanistan non lo spaventa. La dura vita della base, le uscite quotidiane a bordo di un lince sono il suo pane quotidiano. Lui che è stato addestrato a vivere in condizioni estreme, a sopportare la fatica e il dolore fisico. Edoardo Luzzi è infatti l’unico militare straniero ad aver ottenuto la qualifica di reconnaissance man, ricognitore dei marines, al termine di un corso durissimo di oltre due mesi e mezzo che si è svolto nella base di Camp Pendleton, in California.
Le prove per entrare nei Recon Marine sono molto selettive: solo l’1% dei marines riesce ad ottenere questa qualifica. Il giovane ufficiale romano del reggimento San Marco è riuscito nell’impresa superando un addestramento di 60 giorni e 730 ore che gli è valso l’ambito riconoscimento di honor man. Edoardo Luzzi è infatti risultato primo nei reconnaissance skills su 32 partecipanti abilitati. Ha superato brillantemente le prove di nuoto operativo da combattimento, demolizioni e fuoco di supporto e le marce con carichi pesanti.
Un’esperienza che in un teatro difficile e pericolosissimo come quello afgano e in un’area calda come quella dei distretti di Bakwa e del Gulistan, nella provincia di Farah, sarà preziosa e utile.
“Quando rientrerò dall’Afghanistan desidero entrare a far parte della compagnia operazioni speciali del reggimento San Marco – racconta Edoardo – Per ora mi concentro sulla mia attività quotidiana qui in Afghanistan. All’inizio della missione, a fine agosto, sono stato nella cop Snow. Ora mi trovo a Bakwa e ogni giorno usciamo in ricognizione fuori dalla base per raggiungere i villaggi vicini. Sono molto orgoglioso di tutti i ragazzi del mio plotone e della scelta che hanno fatto di servire il proprio Paese anche qui, lontano dai propri cari, dando il meglio ogni giorno. Prima di partire mi sono dovuto fermare a spiegare bene al mio fratellino di 13 anni cosa sono venuto a fare quaggiù – ricorda il giovane ufficiale della Marina Militare – Ho cercato di fargli comprendere con parole semplici l’importanza della nostra missione”.
Tra i monti dell’Afghanistan, in mezzo alla polvere di Bakwa che è sottile come borotalco. Lontano dall’acqua. Perché, come recita il motto del San Marco si è marinai per mare ma anche “per terram”.
di Ebe Pierini



