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IVA, lavoro in nero ed evasione fiscale

By   /   14 gennaio 2012  /   Commenti disabilitati

Lo sforzo di questo, come di altri governi, è concentrato sull’evasione fiscale ovvero su come combattere gli evasori e fare in modo che tutti paghino le tasse. C’è anche uno spot pubblicitario molto significativo che in queste settimane ci sta bombardando: “Se tutti pagano le tasse, le tasse ripagano tutti”. Verità sacrosanta.

Siccome tutti vogliano più servizi e servizi efficienti, allora viene da chiedersi come mai in Italia si è radicata l’abitudine, ormai entrata nel DNA italico, di evadere le tasse? Reato bollato negli altri stati come il peggiore in quanto “contro la società” e non già contro il singolo individuo. Basti pensare che Al Capone fu incastrato proprio perché riconosciuto evasore.

Per lo scrittore Giordano Bruno Guerri, nel suo libro “Gli Italiani sotto la Chiesa – Da San Pietro a Mussolini - ”, la ragione va ricercata nelle nostre radici, cioè le nostre odierne caratteristiche derivano dal fatto che, dalla caduta dell’Impero Romano, abbiamo dovuto subire le angherie di 3 potenti: l’invasore di turno, il papato e il signorotto locale. Tutti chiedevano il tributo, in denaro o in natura (vedasi lo “Ius Primae Noctis”), ritenendosi padroni della vita del povero cittadino, contadino.

E allora il contadino doveva “farsi furbo”, cosa che mi raccomandava anche una mia cugina, cioè nascondere sotto i mattoni o il materasso i soldi, fingere di essere più povero di quello che effettivamente fosse per non pagare le tasse, e attuare tutta una serie di espedienti di cui siamo diventati maestri, il “napoletano” (senza alcuna offesa) ne è il simbolo nazionale nell’arte dell’arrangiarsi, ma che speso ci rendono ridicoli agli occhi stranieri.

Significativo, a questo riguardo, è il decalogo del mercante che lo storico Philip Jones ha raccolto:
- Il tuo aiuto, la tua difesa, il tuo onore, il tuo profitto, tutto è denaro;
- Non bisogna avere rapporti di amicizia con quelli che non hanno denaro;
- Frequenta sempre chi è più ricco e importante di te;
- Parla sempre bene di chi è al potere e degli altri non parlare male, perché un giorno potrebbero comandare;
- Se devi andare in giudizio, pensa a quel proverbio che dice: i doni accecano gli occhi dei saggi e cambiano le parole dei giusti;
- Mostrati sempre più povero che puoi;
- Non devi servire altri se non serve a te.

Quanta italica verità!

Infiniti sono i proverbi che la cultura popolare ha poi coniato per aggiornare questo catalogo e renderlo attuale ed applicabile non solo ai mercanti. “Saltare sul carro del vincitore”; “Chi ha santi, va in Paradiso”, “ungi l’asse che la ruota cammina”; “chiagne e fotte”, “fare lo scemo per non andare in guerra”, eccetera, eccetera, eccetera.

Per noi quindi essere furbi significa riuscire a farla franca, sopravvivere,  esattamente come i nostri avi. E come loro, anche noi oggi dobbiamo pagare il tributo ai nuovi potenti: l’Unione Europea, il papato, anche se ha perso (in teoria) il cosiddetto “potere temporale, il governo di turno (conquistatore delle poltrone in Parlamento) le Regioni e i Comuni. Tutti appartenenti alla ormai famosa “Casta” e tutti a contendersi IRPEF, IVA e tasse varie.

Ma torniamo all’IVA, al lavoro in nero e all’evasione fiscale. L’ IVA, come si sa, è l’imposta  sul valore aggiunto, cioè una imposta sui consumi che lo Stato applica ad un bene o servizio a partire dalla produzione al consumo finale dello stesso. L’imprenditore, colui che produce il bene o il servizio, rimane soggetto “passivo” perché la detrae dalle tasse, mentre l’imposta grava completamente sul consumatore finale, che non può detrarla.

Chi di noi non si è trovato di fronte alla richiesta: “Vuole la fattura”? Se rispondiamo di “si”, il costo finale viene aumentato del valore dell’IVA. Così ad esempio su € 1.000, il 21 % di IVA porta il valore totale a € 1.210. E’ chiaro che 210 Euro sono un bel risparmio e, pertanto, il più delle volte rinunciamo alla fattura, pur sapendo che così facendo sbagliamo 2 volte. Prima, il commerciante non dichiara i 1.000 Euro, secondo noi pagheremo le tasse per noi e per lui. Quindi più l’IVA è alta più ci sarà da risparmiare, e in tempi di crisi come gli attuali, aumenta il “nero” e quindi l’evasione fiscale.

Ma se l’IVA fosse stata, ad esempio, del 5% il conto sarebbe stato diverso. Su € 1.000, l’IVA al 5% avrebbe inciso per 50 Euro e questo non avrebbe comportato grande differenza tra sborsare 1.000 e 1.050. Chiunque avrebbe chiesto la fattura, anzi lo stesso commerciante non ce lo avrebbe proposto, come avviene all’estero. Il commerciante avrebbe dichiarato i suoi 1.050 Euro, avrebbe chiesto il rimborso dell’IVA da lui pagata (ammettiamo solo per semplicità che corrisponde esattamente al nostro 5%, cioè 50 Euro) e alla fine dell’anno tutti avremmo pagato e pagato di meno. Proprio come dice la pubblicità!

Quindi la ricetta non è elevare l’IVA ma abbassarla.

Perché non lo fanno? Perché l’IVA al 23 %, di prossima elevazione, è un guadagno sicuro e subito, che naturalmente ancora una volta colpisce i consumatori, i soliti che già pagano. L’IVA al 5% sarebbe una scommessa e nessuno vuole correre il rischio.

L’IVA, anche se con diversi nomi, è in vigore in moltissimi Paesi, anche se in differente misura. Nella Comunità Europea, la direttiva 2006/112/EU, ha cercato di rendere tale imposta in qualche modo omogenea, fissando l’aliquota fra un  minimo del 15% a un massimo del 25%. Noi stiamo andando al 25% e non al 15%.

Se fossimo “furbi”, per combattere la mancata fatturazione e quindi l’evasione fiscale dovremmo rendere l’IVA deducibile nella dichiarazione dei redditi (modello Unico, 730, 770, ecc…) dei consumatori, come avviene per le spese mediche. I maggiori introiti o gettito coprirebbero le minori singole quote.

di Vito Di Ventura

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