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Giovane shiita ucciso in Arabia Saudita

By   /   13 gennaio 2012  /   Commenti disabilitati

Si tratta di Issam Mohammed, un ragazzo di 22 anni, ucciso durante le manifestazioni per il rilascio dei prigionieri politici, le introduzioni di riforme e, soprattutto, il riconoscimento della minoranza Shiita di Qatif, la provincia più ricca di petrolio dell’est del Paese. Gli scontri sono avvenuti nella città di al-Awamiya e la polizia, per disperdere la folla, ha usato proiettili veri.
 
L’incidente è avvenuto in concomitanza della prima visita ufficiale del Primo Ministro Britannico, David Cameron, in Arabia Saudita, dove incontrerà il Re Abdullah, il Principe Nayef e il Ministro dell’Interno per discutere dei rapporti bilaterali tra i due Paesi, della situazione in Siria e delle crescenti tensioni con l’Iran.
L’Arabia Saudita è il principale partner commerciale del Regno Unito in Medio Oriente con scambi pari a circa 62 miliardi di Sterline l’anno.

Le autorità Saudite non hanno rilasciato alcun commento sull’accaduto, ma il sito web degli Shiiti, Rasid, ha riportato che il giovane Mahammed è stato più volte colpito dai colpi sparati dalle forze dell’ordine per disperdere la folla dei manifestanti, dopo essere stati oggetto di lanci di pietre. Un manifestante è stato ferito mentre cercava di forzare con l’auto un posto di blocco all’ingresso della città, il cui accesso è stato subito bloccato dalle forze dell’ordine, appena dopo gli scontri.

Gli scontri sono di natura religiosa. La provincia di Qatif  è a maggioranza Shiita mentre la casa regnate, al-Saud, è Sunnita. Di conseguenza, da tempo ci sono scontri per il riconoscimenti di maggiori diritti da parte della minoranza religiosa. Scontri che si sono accesi dopo che le proteste della scorsa estate nel vicino Bahrain – a maggioranza Shiita, mentre la casa regnate, minoritaria, è Sunnita-, sono state represse con l’aiuto delle truppe Saudite e di altri Paesi del Golfo.

Lo scorso novembre 4 manifestanti Shiiti sono stati uccisi dalle forze di sicurezza dopo una lunga protesta durate 4 giorni. In quell’occasione, il Ministro dell’Interno ha fatto riferimento a “forze straniere”, in codice Iran, che armano il braccio dei dissidenti. In Iran, infatti, gli Shiiti sono al potere.

All’inizio del mese 23 persone sono state arrestate con l’accusa di possedere armi illegali e di aver aperto il fuoco, sia sulla polizia e sia sulla gente, durante le manifestazioni. Secondo gli attivisti, dallo scorso marzo circa 400 persone sono state arrestate, di cui 70 rimangono ancora in carcere e, tra questi, lo scrittore Nazir al-Majid e l’attivista per i diritti umani Fadil al-Munasif.

di Vito Di Ventura

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