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Afghanistan: medici in prima linea a Bala Murghab

By   /   10 January 2012  /   Comments Off

Il cielo è terso. Il freddo è pungente. Come sempre nelle mattine d’inverno a Bala Murghab. All’orizzonte compare un gruppo di bambini seguiti da alcuni adulti. Tra loro anche una donna completamente avvolta in un velo nero. I militari di servizio all’ingresso di fob Columbus li hanno controllati uno per uno prima di farli accedere alla base. Come accade ogni mattina. Perché le precauzioni non sono mai troppe. Perché il pericolo in Afghanistan può nascondersi ovunque. Avanzano spediti scortati dai soldati. Conoscono già la strada. Alcuni di loro vengono quasi ogni giorno a farsi visitare nella base italiana di Bala Murghab.

Mi unisco a loro per seguire da vicino l’attività dei medici e degli infermieri del contingente italiano. Li osservo in silenzio. La donna accovacciata da sola in un angolo. Gli uomini schierati in fila pigramente accoccolati sui talloni. Guardo i più piccoli vestiti con abiti leggeri sebbene faccia molto freddo. Alcuni di loro portano delle ciabattine di plastica, altri sono scalzi. Provo uno strano senso di disagio. Mi tolgo il cappello ed i guanti. Mi sembra giusto condividere con loro il freddo tagliente del mattino. I bambini mi scrutano curiosi.  D’altronde per loro rappresento una novità. Mi guardano e indicandomi con il dito indice chiedono: “doctor”? Non so perché ma sono convinti che, quella mattina, sia io il dottore. Mi affretto a chiarire che non sarò io a visitarli e subito uno di loro mi si avvicina e mi domanda: “Italian”? Annuisco e lui replica: “Italia is good”. Mi strappa un sorriso di compiacimento. Non so chi gli abbia insegnato quella frase ma ho la sensazione che l’abbia pronunciata con convincimento.

Sono le 9 del mattino e puntualissimo, come ogni giorno,  il team medico – sanitario del Role 1, il presidio di primo soccorso interno alla base, raggiunge la tenda dove verranno effettuate le visite. I bambini si affacciano curiosi. Entrano alla spicciolata, uno alla volta. Ad attenderli ci sono il capitano medico Luca Interisano, di Roma, che in Italia presta servizio all’ospedale militare del Celio; il tenente medico Michele Tamburrino, di San Severo, in provincia di Foggia, che in Patria è in servizio al reggimento Savoia cavalleria di Grosseto e i due infermieri, il maresciallo Luigi Mormile di Napoli, in Italia al Celio e Laura Castelli, originaria di Palermo e impiegata presso l’8° reggimento bersaglieri di Caserta. Del team fanno parte anche il tenente Rosanna Annecca, originaria della Basilicata e in servizio al reggimento cavalleria della Folgore di stanza a Legnano che però per alcuni giorni si trova fuori per il turno di servizio a cop Mono e Giorgio Perini, infermiere della Croce Rossa Italiana, momentaneamente rientrato ad Herat.

Il capitano Interisano e il tenente Tamburrino, grazie all’aiuto di un interprete, ascoltano i sintomi, visitano e forniscono una diagnosi. C’è chi è semplicemente raffreddato, chi lamenta dolore ad un dente. C’è anche un bambino che deve essere medicato per il morso di un cane ad un polpaccio. Un bambino mi spiega che il suo problema è la tosse alla gamba. Mi viene da sorridere. Mi fa tenerezza. Ha inventato una patologia inesistente pur di essere visitato nella speranza di ricevere del cibo o dei vestiti. E infatti il maresciallo Mormile mi dice che, se ne ho voglia, posso distribuire ai bambini abiti e giochi che si trovano in alcuni scatoloni in un angolo della tenda. Non me lo faccio ripetere due volte e consegno ad ogni bambino cappelli e guanti di lana. Il tenente Tamburrino si prodiga persino nel montare dei giochi Lego che poi regala ai suoi piccoli pazienti. Poi è la volta dell’anziana donna. Il maresciallo Mormile la chiama affettuosamente “mammà” e lei sorride. Come fosse una di famiglia. L’hanno operata di un tumore al collo ed è lì per la medicazione. Un vecchio viene trasportato sulle spalle dal figlio all’interno della tenda. Ha un piede fasciato. Il tallone completamente dilaniato a causa di un incidente in moto. Il capitano Interisano con delicatezza medica la ferita e sorride all’anziano. È poi la volta di un uomo che lamenta difficoltà respiratorie. Il capitano e il tenente lo visitano e prescrivono una radiografia presso l’ospedale americano della base di Bala Murghab. I loro sospetti trovano conferma: si tratta di un caso di tubercolosi.

Alla fine della mattinata hanno visitato una ventina di persone. Ma ci sono giorni in cui si superano le 30 visite. “Le patologie più diffuse sono quello gastrointestinali e osteoarticolari dovute anche alle condizioni in cui vivono e lavorano queste persone – spiega il capitano Luca Interisano – Il freddo e la scarsa igiene hanno un peso fondamentale nell’insorgere di talune malattie”. “Abbiamo registrato casi di leshmaniosi ma anche  colera e malaria, malattie che in Italia sono scomparse da moltissimo tempo – prosegue il tenente Michele Tamburrino – Anche se poi nella maggior parte dei casi gli afgani ricorrono alle nostre cure per ferite che poi si infettano, fratture o lacerazioni dovute al morso di un cane o alla scottatura con la marmitta di una moto”. E poi c’è il sorriso dolce dell’infermiera Laura che si prende cura dei bambini ma anche e soprattutto delle donne. È  fondamentale che del team medico faccia parte una donna perché altrimenti le pazienti non potrebbero essere visitate in quanto i mariti o i padri si rifiutano di farle assistere da personale sanitario maschile. I medici dispensano farmaci con parsimonia. Il pericolo è che i pazienti una volta usciti dalla base li rivendano per ricavarne un po’ di denaro. La povertà e la miseria portano anche a questo.

Un anziano, dopo la visita, si allontana e porta con se un oggetto di metallo raccolto in base. Subito viene fermato dai militari che lo costringono a lasciarlo a terra. “Ogni tipo di materiale metallico può essere utilizzato fuori di qui per la costruzione di ordigni improvvisati – mi spiega il maresciallo Mormile – Noi evitiamo anche di utilizzare ganci metallici per fermare le bende quando medichiamo. Potrebbero servire per azionare uno ied”. Mai abbassare la guardia. Mai dare nulla per scontato in Afghanistan.

Quando anche l’ultimo paziente ha lasciato la tenda medici e infermieri rientrano a Role 1, l’ infermeria della base. La giornata è ancora lunga. Sono loro ad assicurare assistenza sanitaria ai militari di Bala Murghab. Sono loro a risolvere i problemi di salute dei ragazzi di fob Columbus, dal banale raffreddore, alla distorsione, all’influenza. E, nel malaugurato caso di attentati, sono loro che intervengono per soccorrere e stabilizzare i feriti.

Un compito che assolvono ogni giorno con estrema capacità professionale e con sconfinata umanità. La competenza, la professionalità e i sorrisi gentili del capitano Luca Interisano. L’entusiasmo, l’impegno e il garbo del tenente Michele Tamburrino. L’esperienza e la simpatia tutta partenopea del maresciallo Gigi Mormile. La dolcezza e la solarità del maresciallo Laura Castelli. Sono questi gli ingredienti che fanno di loro una squadra capace, affiatata, completa, affidabile.

Come direbbe quel bambino afgano in fila fuori dalla tenda in attesa di essere visitato: “Italians are good”.

di Ebe Pierini

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