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Siria. Useremo il pugno di ferro

By   /   7 Gennaio 2012  /   Commenti disabilitati su Siria. Useremo il pugno di ferro

Così il Ministro dell’Interno Siriano ha risposto dopo l’ondata di manifestazioni e attentati che hanno colpito ieri sia la capitale, Damasco, causando la morte di 26 e il ferimento di 63 persone, mentre nelle provincie di Homs, Hama, Idlib e Daraa ne ha uccisi altri 35.Colpiremo con il pugno di ferro tutti coloro che attenteranno alla sicurezza nazionale e dei cittadini, invitati a riportare qualsiasi situazione sospetta”.

L’attacco suicida, avvenuto nel quartiere di al-Midan un’area densamente popolata nei pressi della Scuola Hassan al-Hakeem, è il secondo in 2 settimane nella capitale e questo aumenta la paura che la Siria sia in piena guerra civile. Peraltro, anche i metodi usati, autobombe e uomini suicidi imbottiti di esplosivo, sono gli stessi che sono stati largamente usati in Iraq e Afghanistan.   

Come noto, la Lega Araba ha inviato i suoi ispettori per verificare che il governo Siriano stia rispettando gli accordi cioè di porre fine alle misure restrittive nei confronti dei manifestanti che protestano ormai da oltre 10 mesi. Aumenterà il numero degli ispettori, dagli attuali 100 a 150, ma tra la popolazione è forte il convincimento che gli ispettori stiano coprendo il governo del Presidente Bashar al-Assad.

Il governo ha cercato di dare la colpa a gruppi estremisti e all’Esercito Siriano Libero (Free Syrian Army – FSA), ove sono confluiti numerosi soldati per unirsi nella lotta al fianco ai manifestanti contro il regime del Presidente Assad. Ma i vertici dell’FSA hanno immediatamente condannato l’attentato e si sono detti estranei a metodi che possano coinvolgere la popolazione civile. Anzi, ritengono che l’esplosione sia stata opera dei servizi segreti Siriani che, sapendo di una grande manifestazione nel quartiere di al-Midan, hanno infiltrato i loro gruppi. Questi agiscono come i terroristi e inviano messaggi su internet per dare credito alle ipotesi del governo ovvero che le manifestazioni e i disordini sono provocati da gruppi estremisti manipolati dall’Occidente.

Il Concilio Nazionale Siriano (SNC) dell’opposizione ha infatti accusato il regime di provocare disordini al fine di allontanare l’attenzione dai propri crimini, uccisioni e torture, e che il regime ha “piena responsabilità sia per le esplosioni che per gli esecutori”.

Concetto ripreso da Abdel Karim Rihawi, capo della Lega per i Diritti Umani Siriani con base al Cairo, il quale ha dichiarato che: “Il regime ha orchestrato l’esplosione in Damasco, per dare un falso messaggio agli ispettori e far credere che sia stata opera dei cosiddetti terroristi”.

Secondo il Tenente Colonnello Mohamed Hamado, responsabile delle operazioni dell’FSA nella città costiera di Latakia, il regime detiene i prigionieri in container, trasferendoli via nave in località sicure. Inoltre, ricatta gli uomini dicendo loro che se non si ravvedono le loro donne verranno violentate. Per Hamado, le misure restrittive in Lakatia sono state autorizzate da Hafez Munzer al-Assad, figlio del primo cugino del Presidente.

di Vito Di Ventura

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