Finalmente, forse, si apre uno spiraglio importante nel processo di pace o come lo aveva definito il Presidente Afghano, Hamid Karzai, di “riconciliazione nazionale”. I Talebani, in un comunicato ufficiale avallato dallo stesso Karzai, hanno confermato che apriranno un ufficio politico, probabilmente in Qatar, per discutere le proposte di riconciliazione proposte dall’Occidente, soprattutto da Stati Uniti e Germania.
Naturalmente, bisogna la notizia va presa con le dovute cautele soprattutto perché in passato è stato alquanto difficile sapere chi fossero gli interlocutori Talebani, se rappresentassero tutti i gruppi o solo una minoranza, e, quindi, quali effettivi poteri decisionali avessero. Inoltre, sembra essere caduta, e non si sa perché, la pregiudiziale posta dagli Americani di deporre le armi prima di iniziare qualsiasi trattativa.
E poi c’è la questione, confermata nell’ultima conferenza internazionale di Bonn, che le truppe straniere lasceranno il Paese nel 2014 e, quindi, non c’è fretta per i Talebani di accelerare un processo che li vedrebbe comunque coinvolti in futuro senza dover trattare con quegli stessi stranieri che continuano a dare la caccia ai loro militanti.
Ad ogni buon grado, aprire un ufficio diplomatico o politico che sia, in Qatar o altrove, va senza dubbio interpretato come un passo decisivo per porre fine ad una guerra ormai decennale. Un ufficio significa per prima cosa un indirizzo dove far recapitare la posta, rintracciare una persona e un luogo dove incontrarsi.
Nel comunicato i Talebani hanno affermato che i problemi attuali dell’Afghanistan sono iniziati con l’invasione a guida Americana del 2001 e che “le due principali parti che sono coinvolte in questo processo sono gli Emirati Islamici dell’Afghanistan e gli Stati Uniti e gli alleati dall’altra”.
Inoltre, “il movimento Talebano ha sempre cercato di risolvere le questioni attraverso il dialogo” e hanno ammonito la coalizione che: “non hanno mai obbligato gli Afghani ad obbedire loro con la forza”, e concludono dicendo che: ”per meglio compire le parti internazionali, abbiamo raggiunto un accordo di aprire un ufficio politico in Qatar”.
Infine, il comunicato, rigettando le notizie di negoziati giù in corso apparse sulla stampa internazionale, parla anche del rilascio dei prigionieri detenuti in carcere a Guantanamo, come parte dell’accordo.
Lo scorso mese il Presidente Karzai ha ufficialmente dato il suo sostegno al piano, inizialmente rigettato perché la scelta del luogo era stata discussa da Germania e Stati Uniti senza che lui fosse stato consultato. Kabul, infatti, ha ripetutamente detto che non avrebbe accettato l’intervento di stranieri nel processo di negoziazione con i Talebani, mentre gli Stati Uniti vorrebbero che nelle trattative fosse coinvolto anche il Pakistan.
di Vito Di Ventura




