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May , 2012
Tuesday

Archive for dicembre, 2011

Arsenal: il ritorno di Henry

Posted by Luca Paradiso On dicembre - 30 - 2011 Commenti disabilitati

È ufficiale, The King è tornato. Per i prossimi due mesi Thierry Henry vestirà nuovamente la maglia dell’Arsenal. Il 34enne attaccante francese, sfruttando la pausa del campionato americano, ha deciso di accettare la proposta del suo vecchio club e di tornare così con i gunners.

Henry, dalle parti di Londra nord, is a Legend. Eletto dai tifosi del club come il miglior giocatore ad aver mai indossato la maglia dell’Arsenal, ha colorato la sua esperienza Oltremanica con una serie incredibile di record. Henry è il giocatore che ha segnato più gol con i gunners, 226 in 380 partite. Punta di diamante di quel team capace di fare il double nella stagione 2002, Henry sarà anche il primo giocatore della storia a poter vantare un curioso privilegio.

Qualche settimana fa, nell’ambito dei festeggiamenti per i 125 anni dell’Arsenal, fuori dall’Emirates stadium sono state inaugurate tre statue. La prima raffigura Herbert Chapman, storico manager dei gunners negli anni 30, la seconda ritrae Tony Adams, difensore e capitano degli anni 90, la terza immortala Thierry Henry mentre festeggia una delle sue tante reti segnate. Un giusto tributo da parte di un club sempre attento alla propria storia e alle proprie leggende. Adesso, con il ritorno in campo, Henry potrà vantarsi di avere una replica in bronzo anche nello spazio adiacente allo stadio, in quella zona che separe il vecchio Higbury e il nuovo Emirates.

L’arrivo in prestito, accolto dai tifosi in maniera entusiasta, permette a Wenger di avere un’alternativa a Van Persie. Il club ha calcolato che anche le casse sociali avranno grandi benefici. Grazie alle 30mila magliette vendute entreranno nei forzieri dei gunners 1,5 milioni di sterline.

di Luca Paradiso

Camerun. Continua il braccio di ferro dei giocatori contro lo staff della Nazionale

Posted by Vito DiVentura On dicembre - 30 - 2011 Commenti disabilitati

Altri 2 giocatori, Jean Makoun e Benoit Angbwa, hanno scritto alla federazione del calcio Camerunense, FECAFOOT, una lettera ultimatum in cui dichiarano di non voler più giocare in Nazionale fino a quando non verrà tolta la squalifica di 15 turni inflitta al capitano Eto’o.

Come è noto la squalifica è stata inflitta ad Eto’o per aver sostenuto e capeggiato lo sciopero per i mancati pagamenti delle 4 partite giocate nel torneo in Marocco, mentre al vice capitano, Enoh Eyong, erano state inflitte 2 giornate di squalifica.

La decisione di scioperare è stata dell’intera squadra, i nostri compagni sono stati solo i portavoce e perciò denunciamo le sanzioni contro di loro” così si sono espressi Makoun e Angbwa in una lettera separata, ma dagli stessi contenuti, inviata attraverso i loro legali.

Le dichiarazioni sono state inviate al Ministro dello Sport, la cui disputa con la federazione, Fecafoot, è stata alla base dello sciopero.

Makoun gioca nella Olympialos, in Grecia, mentre Angbwa con Eto’o nella squadra dell’Anzhi Makhachkala, Russa.

Molti tifosi hanno protestato contro la squalifica di Eto’o anche perché questo significa che il giocatore non potrà giocare le qualificazioni per la Coppa d’Africa del 2013 e molto probabilmente anche i preliminari della coppa del Mondo in Brasile, nel 2014.

Proteste erano state organizzate per il 24 dicembre a Yaounde, ma non sono state autorizzate per motivi di ordine pubblico.

Eto’o, quattro volte vincitore premio quale migliore giocatore africano, dal canto suo non ha contestato la sanzione. La Federazione, Fecafoot, ha pagato un compenso di 500 mila dollari alla Federazione Calcio Algerina per i costi della mancata amichevole che non avvenne per via dello sciopero.

di Vito Di Ventura

Intervista a Vittorio Giardino

Posted by Umberto Ruffino On dicembre - 30 - 2011 Commenti disabilitati

Durante  l’ultima Lucca comics and games ho avuto il piacere di incontrare uno dei maestri del fumetto italiano, Vittorio Giardino.  Autore di grandissimo successo sia in Europa che oltreoceano Giardino con il suo stile dettagliato ma essenziale nel tratto è uno dei maestri del fumetto d’avventura italiano.

 

Quando si è reso conto che il fumetto sarebbe diventato la sua professione?
Molto tardi, avevo trentadue anni. Prima lavoravo come ingegnere elettronico, anche se amavo i fumetti dall’infanzia.

 

Quali sono stati gli autori che l’hanno ispirata nel disegno e nella sceneggiatura?
Sono tanti, così che l’elenco sarebbe molto lungo. Per limitarsi ai più determinanti, citerei Carl Barks e Hugo Pratt, ma anche Moebius e Tardi, Crepax e Battaglia, Eisner e McCay, Breccia e Munoz
Come si può vedere, non sempre gli autori da cui ho “rubato” mi assomigliano.

 

Max Friedman, Jonas Fink e la sua passione per la storia. Ce ne parla?
La mia passione per la storia è antica quasi quanto quella per i fumetti. Ho la convinzione, forse un po’ ingenua, che per capire quello che succede intorno a me lo studio della Storia sia indispensabile. Come disse J. Adams “Noi siamo quel che eravamo”. Non si può comprendere l’oggi senza conoscere ciò che è successo ieri, e in questo i giornali o la televisione aiutano molto poco. Io vedo, o meglio sento, un forte legame di continuità fra il passato, anche lontano, e il presente.

 

Ci può anticipare per quando è previsto l’attesissimo volume finale di Jonas Frink?
Potrei rispondere “No comment”, ma preferisco rispondere “Ci sto lavorando”. Non lo dico per essere evasivo, ma le volte in cui ho azzardato una previsione ho sempre sbagliato. Dunque, non faccio più previsioni.

 

Lei è un maestro del fumetto italiano e mondiale, tra i sui riconoscimenti c’è anche un Harvey Award. Qual è la situazione del fumetto in Italia ed in Europa?
Ho l’impressione che, dopo un periodo di crisi, ci sia un grande risveglio. Fioriscono continuamente nuovi editori e nuovi autori. Naturalmente non tutti resteranno nel tempo, ma la stagione del fumetto attuale mi sembra molto effervescente. Molti giovani interessanti.

In occasione di Lucca Comics e Games è uscito un bellissimo volume illustrato su Max Friedman. In pratica la biografia del personaggio. Come è nata questa idea?
Grazie del complimento. L’idea è nata dalla mia età: mi sono reso conto che non riuscirò mai a raccontare tutte le storie di Fridman che ho in mente. Così ho deciso di raccontarne qualcuna, o almeno qualche accenno, in un modo più rapido del fumetto classico. Una specie di libro illustrato, scritto e disegnato, fatto di frammenti. Del resto, il sottotitolo è “frammenti di una biografia”.

 

Se dovesse dare un consiglio ad un giovane fumettista quale consiglio gli darebbe?
E’ sempre difficile dare consigli. E’ una responsabilità che non vorrei, c’è sempre il rischio che vengano seguiti.
In ogni caso, prima di tutto gli direi di guardarsi dentro con sincerità per scoprire se il fumetto è una vera passione o no. Se è una vera passione, niente e nessuno riuscirà a impedire di creare storie disegnate. Anche se nessuno le pubblicasse, anche se nessuno le leggesse, un vero autore le realizza ugualmente perché non ne può fare a meno.
Se così stanno le cose, allora non ci sono dubbi: è solo questione di tempo, ma è certo che diventerà un professionista. Bisognerà solo che il nostro autore dimostri anche carattere e non si scoraggi troppo davanti agli ostacoli e alle difficoltà.

 

Oltre Jonas Frink su quali altri progetti sta lavorando attualmente?
A nessuno, sono concentrato su Jonas Fink. In generale, non sono molto capace di fare due cose in una volta.

 

Se non erro a Dicembre si terrà una sua mostra nella libreria Spazio Corto Maltese di Roma, dico bene?
Vero, si è aperta il 3 dicembre  e durerà fino a metà gennaio, credo.
Si tratta di alcune tavole de “L’avventuriero prudente”, il libro su Fridman di cui parlavamo prima.

Quindi se volete vedere i fantastici lavori di Giardino non perdetevi questa mostra di originali.
Ancora grazie al Maestro Giardino per la bella intervista.

Di Ruffino Renato Umberto

Nigeria: la piattaforma della Shell continua a versare petrolio in mare

Posted by Redazione On dicembre - 30 - 2011 Commenti disabilitati

È allarme marea nera a largo della Nigeria dopo una perdita di petrolio della piattaforma di Bonga, appartenente alla compagnia petrolifera Shell. L’incidente è avvenuto mentre una petroliera stava caricando greggio dalla piattaforma che si trova a 120 km dalla costa.

L’avaria dell’impianto, sarebbe avvenuta lo scorso 20 dicembrenel corso di operazioni di routine di trasferimento del greggio da una Floating production storage and offtake vessel (Fpso) verso una petroliera” si legge in una nota della compagnia petrolifera. Nel frattempo però il greggio avrebbe raggiunto la riva all’altezza dello stato di Bayelsa e del Delta del Niger. E’ quanto riferisce un’associazione ambientalista nigeriana Environmental Rights Action.

Un portavoce della Shell ha assicurato che “lo sversamento è stato di 40.000 barili e la produzione è stata chiusama gli ambientalisti non si fidano. “Gli incidenti del passato dimostrano che l’azienda nasconde costantemente le quantità e gli effetti della sua negligenza” ha sostenuto il direttore di Era Nnimmo Bassey. “Abbiamo allertato i pescatori e le comunità costiere – aggiunge – perché si guardino in giro. Questo si aggiunge semplicemente alla lista delle atrocità ambientali della Shell nel delta del Niger”.

A dare prova delle tesi sostenute dall’associazione ambientalista, ci sono le immagini satellitari: una macchia nera si estende per una lunghezza di 70 km e occupa 923 km quadrati.

Tenendo conto di questo, precisando però che non è la prima volta che la compagnia Royal Dutch Shell è causa di disastri ambientali, va almeno concesso il fatto che, almeno stavolta, i responsabili non hanno minimizzato e hanno fatto quanto in loro potere per attuare tutte le misure necessarie per contenere lo sversamento. L’amministratore delegato di Shell Nigeria, Mutiu Sunmonu ha spiegato ai giornalisti che si è molto arrabbiato per l’accaduto e ha personalmente diretto le operazioni di bonifica. Grazie all’intervento coordinato di diverse imbarcazioni e velivoli si è così potuto evitare che la chiazza potesse raggiungere la costa bloccandola a 18 km dalle spiagge.

Utilizzando solventi chimici, il greggio è successivamente evaporato grazie al clima caldo, il che però non è altro che spostare il problema. Durante le operazioni, si è scoperto che dal delta fuorisciva un’altra chiazza che evidentemente proveniva da tutt’altra sorgente. Già che c’erano, Sunmonu ha spiegato che si sono mobilitati a contenere anche quest’altro disastro di provenienza sconosciuta. Sunmonu è convinto che l’estrazione di greggio offshore comporta minori problemi che non su terra. Innanzitutto non bisogna contrattare con le popolazioni locali, spesso la causa principale di inquinamento per via del loro continuo rubare del greggio forando gli oleodotti, secondariamente perché è più semplice pulire il mare, sempre che le condizioni meteo lo permettano, e si evita che il greggio impregni il suolo fino ad arrivare alle falde acquifere, distruggendole.

Va però ricordato che l’incidente della nave cargo Cosco Busan, che nel 2007 andò a cozzare contro uno dei piloni del famoso ponte della baia di San Francisco, riversò in mare decine di migliaia di tonnellate di combustibile, danneggiando in maniera irreversibile la pesca della famosa aringa della baia, annullando anche centinaia di posti di lavoro.

La piattaforma offshore capta il petrolio dal bacino petrolifero di Bonga per conto anche della Eni, la Exxon, la Total e l’azienda statale nigeriana e produce circa il 10% del petrolio nigeriano. La questione dell’inquinamento in Nigeria è fondamentale e va affrontata al più presto. Già ora, un’area corrispondente all’intero Portogallo è inquinata dai continui incidenti petroliferi.

Finora il governo ha fatto ben poco, anche in questo caso ha cercato di minimizzare i danni, contraddicendo quanto affermava il massimo dirigente della Shell locale. I tempi dalla dittatura sono però cambiati, cioé da quando lo scrittore Ken Saro-Wiwa fu impiccato per avere difeso i diritti del popolo Ogoni contro lo strapotere delle compagnie petrolifere. Ora opera un’organizzazione ambientalista locale la Nigerian Environmental Rights Action, che si occupa del monitoraggio e controllo dell’intera zona del delta del Niger, denunciando i casi di inquinamento.

 

 

Mogadiscio: Uccisi due appartenenti a Medici senza Frontiere

Posted by Armida Tondo On dicembre - 30 - 2011 Commenti disabilitati

E’ successo qualche ora fa a Mogadiscio, a uccidere i due medici di Medici senza Frontiere sarebbe stato un uomo durante un agguato proprio nel quartier generale di Medici senza Frontiere. Non si ha ancora certezza sulla nazionalità dei due operatori, alcune indiscrezioni parlano di un cittadino francese e un indonesiano.

La prima vittima è morta sul luogo dell’attentato, mentre la seconda è deceduta in ospedale poche ore per le ferite riportate. “L’uomo – ha affermato Dumiya Ali, vice-direttore dell’ospedale di Medina, dove era stato ricoverato – è morto all’ospedale, mentre i medici stavano cercando di salvargli la vita”.

Arrivano notizie molto confuse al momento sull’identità dell’assassino, alcune fonti fanno il nome di Mohamed Nur, ufficiale di logistica impiegato dall’organizzazione umanitaria, mentre altri altre fonti riferiscono che ad uccidere sarebbe Ahmed Salad Farey, traduttore dei due operatori di Msf.

Alcuni testimoni molto vicini agli operatori di Medici senza Frontiere, hanno riferito che l’omicidio sarebbe scaturito da alcune controversie sorte negli ultimi giorni tra alcuni operatori stranieri operanti a Mogadiscio e il personale locale. A confermare questa ipotesi è la situazione che da due giorni si vive nella capitale somala, infatti, sono in corso violenti scontri tra i militanti al Shabaab e i soldati governativi e della forza di pace Amisom nella zona di Hurwaa.

Gli scontri hanno causato la morte di decine di uomini e un numero imprecisato di feriti, testimoni raccontano di aver di aver visto decine di corpi senza vita lungo le strade in cui si sono verificati gli scontri più violenti. La città di Mogadiscio, non viveva momenti di guerriglia da circa quattro mesi, tutto ha avuto inizio da quando un gruppo miliziano somalo legato ad al Qaida ha lasciato il controllo dei quartieri della capitale somala. Da allora si erano susseguiti solo una serie di attentati che hanno provocato la morte di decine di civili e militari alleati.

Intanto per le prossime settimane si attende un incremento di soldati nell’ambito della forza di pace dell’Unione Africana, Amisom. Dopo il piccolo Stato di Gibuti e la disponibilità del Kenya di far confluire le proprie truppe nell’Amisom, anche altri due Stati, Sierra Leone e Guinea, potrebbe prendere parte attivamente alle operazioni militari in Somalia. Il vicecomandante dell’Amisom a Mogadiscio, Audace Nduwumunsi, ha dichiarato che per garantire la stabilità del Paese sono necessari almeno 20mila soldati sul campo.

di Armida Tondo

foto di Haavar Karlsen di medicisenzafrontiere.it

Per le isole Samoa oggi non esiste!

Posted by Vito DiVentura On dicembre - 29 - 2011 Commenti disabilitati

Le isole Samoa hanno cambiato il loro calendario e il fuso orario e alla mezzanotte di ieri sera, 29 dicembre 2012, sono saltate direttamente a Sabato 31 dicembre, appena dopo mezzanotte.

La stranezza ha una giustificazione “economica/commerciale”. Infatti, le isole Samoa sono nel bel mezzo dell’Oceano Pacifico a 20 miglia dalle coste Americane, ma in termini di fuso orario si trovano 2 ore indietro rispetto a Los Angeles, mentre sono di ben 21 ore avanti a Sydney, Australia, che si torva dall’altro lato.

Poiché la maggiore parte del commercio avviene con l’Australia e con la Nuova Zelanda, le isole di Samoa si trovano sfasate rispetto al fine settimana e quindi perdono 2 giorni lavorativi. Perciò hanno deciso di “saltare” nel fuso orario dell’Australia.

Risultato: Venerdì 30 dicembre 2011 non esisterà per gli abitanti dell’isola, sarà cancellato dal calendario di quest’anno.

Le isole Samoa sono state inserite nel calendario occidentale nel 1892 dopo che i commercianti Americani convinsero il re che sarebbe stato conveniente allinearsi con il fuso orario Statunitense della California e non quello Giapponese e Asiatico. Geograficamente però le isole Samoa si trovano molto più vicine alle coste Australiane di Sydney che di Los Angeles e, quindi, il cambio ha effettivamente molto più senso.

Il sistema dei fusi orari è una convenzione istituita alla Conferenza Internazionale dei Meridiani del 1884, tenuta in Washington D.C., cui parteciparono 25 paesi, tra cui l’Italia, e in cui si stabilì che il Giorno Universale, di riferimento, sarebbe diventato quello di Greenwich, Gran Bretagna.

In Italia, il sistema dei fusi orari è stato introdotto con regio decreto del 10 agosto 1893 ed è entrato in vigore il 31 ottobre dello stesso anno. Il meridiano di riferimento passa per Termoli-Etna.

Come si ottiene il fuso orario? Considerando la Terra una sfera e sapendo che la rotazione terrestre avviene in 24 ore, dividendo i 360° della rotazione per 24, si ottengono 24 “spicchi” di 15° ciascuno. Ogni spicchio, detto fuso orario, sarà percorso in un’ora. Per convenzione, si assume che in tutto il fuso ci sia l’ora del meridiano centrale ad esso, quello che taglia il fuso esattamente a metà.

In realtà, la linea del fuso orario ha però assunto forme strane, si è contorta e curvata per seguire i confini delle nazioni o per scopi commerciali, sociali o per semplice scelta. Quella di Samoa perciò non è l’unico caso nella storia

Per molti di noi, il fuso orario si è concretizzato nel momento in cui abbiamo viaggiato, spostandoci da una Nazione all’altra o da un capo all’altro del mondo. Abbiamo dovuto regolare i nostri orologi e abbiamo dovuto fare attenzione a ricordarci di non telefonare in piena notte, ma, soprattutto, ne abbiamo sentito gli effetti, specialmente dopo un lunghissimo viaggio in aereo, provando quella strana sensazione di stanchezza e di intontimento che ci ha accompagnato per un paio di giorni.

Il fuso orario è sicuramente fonte di smarrimento e confusione, ma offre una soluzione pratica e la scelta di Samoa lo dimostra.

di Vito Di Ventura

Nigeria, cristiani: risponderemo a nuovi attacchi

Posted by Elisa Cassinelli On dicembre - 29 - 2011 Commenti disabilitati

Dopo l’ondata di attentati avvenuti in Nigeria nei giorni delle festività natalizie, la tensione tra cristiani e musulmani sta aumentando. La comunità cristiana non intende rimanere in silenzio e ha fatto sapere che non avrà “altra scelta che rispondere in maniera appropriata” ad eventuali nuovi attacchi.

Il reverendo Ayo Oritsejafor, presidente dell’Associazione cristiana della Nigeria ha dichiarato: “Se ci saranno altri attacchi contro i nostri membri, le nostre chiese e le nostre proprietà - ha spiegato ai giornalisti poco prima di un incontro con il presidente della Nigeria, Goodluck Jonathannon avremo altra scelta che rispondere in modo appropriato”.

L’Associazione considera le azioni del gruppo estremista islamico Boko Haramcome una dichiarazione di guerra contro i cristiani e contro la Nigeria”; il reverendo ha anche denunciato “l’incapacità del governo di proteggere le vite, le chiese e i beni dei membri” della comunità cristiana.

La Santa Sede e tutta la comunità internazionale hanno condannato duramente gli attentati in Nigeria contro alcune chiese rivendicati dal gruppo islamista Boko Haram. La Casa Bianca ha detto che gli attentati sono “violenza senza senso”, mentre per il governo di Londra sono atti “vili”. Il segretario generale dell’Onu, Ban Ki-moon, ha chiesto “la fine di tutte le violenze nel Paese”.

Intanto le violenze continuano. Negli ultimi due giorni, alcuni uomini hanno lanciato una bomba all’interno di una scuola musulmana nel sud del Paese a maggioranza cristiana, ferendo sei bambini e un adulto. Nuovi attentati si temono per i prossimi giorni.

di Elisa Cassinelli

foto TMNews

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