Il bilancio è di almeno 5 persone uccise e di 27 feriti per l’esplosione di un’autobomba presso il ministero dell’Interno.
L’attacco suicida è avvenuto questa notte alle 04.30. Questo episodio non è che uno di una lunga catena di attentati, che hanno provocato nella sola giornata di giovedì 22 dicembre almeno 70 morti, avvenuti da quando le truppe Statunitensi dopo 9 anni hanno lasciato definitivamente il Paese.
La macchina riempita di esplosivo è entrata dall’ingresso principale del ministero dell’Interno con a bordo alcuni terroristi vestiti come i lavoratori che stavano effettuando alcuni manutenzioni all’edificio.
Questa rinnovata violenza giunge in un momento particolarmente agitato dopo che è stato emesso l’ordine di cattura contro il Sunnita Vice-Presidente Taiq al-Hashemi accusato di terrorismo, accusa che Tariq rifiuta.
Il gruppo al-Iraqiyya, il maggior gruppo politico Sunnita presente in parlamento si è ribellato, abbandonando l’aula in segno di protesta e accusando il Primo Ministro Shiita, Nouri Maliki, di monopolizzare il potere.
Hashemi si è rifugiato a Irbil nel Kurdistan Iracheno, sotto protezione del governo regionale, ma il Primo Ministro Maliki ha chiesto la sua consegna.
Gli Stati Uniti seguono da vicino le vicende Irachene, e il Vice Presidente degli Stati Uniti, Joe Biden, ha invitato i capi dei partiti politici, il Primo Ministro Maliki e il leader Curdo, Massoud Barzani al dialogo, per non aggravare ulteriormente le tensioni.
La situazione politica rimane comunque molto complicata e certamente gli attentati non risolvono il problema, anzi lo aggravano.
di Vito Di Ventura





