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May , 2013
Sunday
 

Quest’oggi l’Ufficio di Procura Antidoping del Coni ha deferito al Tna e chiesto una squalifica di 4 anni per Gianni Savio, direttore sportivo dell’Androni-Giocattoli-Cipi, “per il riconoscimento della responsabilità in ordine alla violazione dell’art. 2.8 del Codice WADA sulla base degli atti trasmessi dalla Procura della Repubblica di Massa e delle risultanze degli accertamenti effettuati”.

La vicenda si rifà all’inchiesta nata dalle dichiarazioni di Luca De Angeli. L’ex ciclista infatti accusò proprio Gianni Savio di commerciare ed incitare all’uso di sostanze proibite.

La risposta del direttore sportivo non s’è fatta attendere. “In riferimento al comunicato dell’ufficio stampa del CONI, – ha dichiarato in una nota Gianni Savio – ritengo opportuno precisare quanto segue. Il provvedimento di deferimento nei miei confronti, con la richiesta di squalifica di quattro anni è originato dalle calunniose ed infondate accuse mosse da un ex corridore, già apparse su alcuni mezzi di comunicazione nel mese di maggio, alla vigilia della partenza del Giro d’Italia. Ho inoltre depositato una regolare denuncia per calunnia e diffamazione presso il Tribunale di Massa e nei confronti dell’ex atleta pende il relativo procedimento, attualmente in fase di indagini. Il corridore in questione è indagato, unitamente al di lui genitore e ad un “ compare””.

Fermamente convinto della propria estraneità ai fatti il direttore sportivo continua dicendo: “attendo serenamente la fissazione dell’udienza che si terrà dinanzi al Tribunale Nazionale Antidoping, che giudicherà sulla scorta delle investigazioni difensive, da me effettuate, che al momento non sono in possesso dell’Ufficio di Procura del CONI. Infatti, il 15 dicembre p.v. si terrà dinanzi al Tribunale di Massa l’udienza preliminare del processo citato nella nota richiamata, nel quale verranno valutati gli ulteriori elementi di prova a discarico, di cui la Procura del CONI non disponeva al momento del deferimento. Per concludere, sono stato accusato di un reato che non ho mai commesso e neppure sfiorato e sono certo di poterlo dimostrare con le prove acquisite”.

Se è calunnia o realtà si vedrà in tribunale, sperando che uno dei direttori sportivi storici del ciclismo italiano ed internazionale ne esca completamente pulito da questa vicenda.

di Antonio Massariolo Follow me on Twitter

(dicembre - 13 - 2011)

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