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Corinthias campione, nel segno di Socrates

By   /   5 dicembre 2011  /   Commenti disabilitati

Nel giorno più triste il Corinthias si laurea campione del Brasile per la quinta volta nella sua storia. Lo fa pareggiando per 0 a 0 contro il Palmeiras e rendendo un giusto tributo a un grande campione che poche ore prima aveva perso la sua personale battaglia con un’infezione intestinale.

Brasileiro Sampaio de Souza Vieira de Oliveira, meglio conosciuto come Socrates, era stato per il Corinthias un’autentica bandiera. Capitano e simbolo di quella squadra che, osteggiando l’autoritarismo al potere in Brasile a cavallo degli anni 70 e 80, aveva inaugurato un nuovo modo di gestire una club di calcio. Era nata la Democrazia corinthiana. Ogni decisione relativa al club veniva prese in maniera assembleare, democraticamente, dove una testa valeva un voto. Nessuna gerarchia quindi, in un mondo che da sempre era basato sulla figura preminente e sul potere decisionale dell’allenatore.

Quel pugno chiuso che Socrates alzava al cielo dopo ogni gol, chiaro richiamo all’ideologia che animava la sua vita dentro e fuori dal campo, è stato ripetuto ieri sera, durante il minuto di raccoglimento, della folla che riempiva lo stadio Pacaembu. Un omaggio al Capitano, al Filosofo, al Dottore. Erano molti i soprannomi che accompagnavano Socrates. Calciatore intellettualmente e politicamente impegnato, aveva abbinato la propria passione sportiva agli studi e alle letture. Nel 1984 giunse in Italia, acquistato dalla Fiorentina, e si portò dietro un’aura mista di mistero e ammirazione. Socrates era stato il capitano della selecao nel mondiale spagnolo del 1982, quello di Pablito e del 3 a 2 dell’Italia alla squadra verdeoro. Da noi non seppe lasciare il segno: 25 presenze e 6 reti, prima di tornare in patria. Il suo essere un calciatore diverso dagli altri lo mise al centro dell’attenzione. Nel ricordarlo anche il suo ex compagno di squadra Antognoni ha sottolineato questo aspetto: “”Molte cose erano un po’ travisate ed esagerate nei suoi confronti. È vero che amava bere birra e parlare di politica, era diverso dagli altri”.

Diverso dagli altri… e per questo amato dal suo popolo e dal suo club che per onorarlo gli ha “regalato” il titolo di campione del Brasile.

di Luca Paradiso

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