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May , 2012
Tuesday

Archive for novembre, 2011

Incidente stradale per Valentina Vezzali

Posted by Redazione On novembre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

La pluricampionessa olimpica di scherma Valentina Vezzali questo pomeriggio è stata vittima di un incidente stradale. Mentre era in viaggio verso il ritiro azzurro la fiorettista, per evitare lo scontro con un’altra auto, è finita fuori strada sbattendo con un albero. Subito soccorsa è stata immediatamente trasferita all’ospedale di Spoleto, dove è stata sottoposta a tutti gli esami clinici: è tutt’ora ricoverata in osservazione ma le sue condizioni sono buone.

“Valentina – spiega il medico federale, Antonio Fiore – ha riportato nell’impatto un trauma toracico, un colpo di frusta cervicale e un trauma addominale. Mentre per il trauma toracico e quello cervicale si escludono complicazioni, il trauma addominale necessita di ulteriori accertamenti. Per questo motivo è stato disposto il ricovero cautelativo in osservazione. Le condizioni generali sono comunque buone. Domani, al termine degli accertamenti, si potrà avere un quadro più chiaro”.

Tanta paura ma fortunatamente nulla di grave, la preparazione per le Olimpiadi di Londra potrà continuare senza problemi.

Filippino Lippi. Imparare l’arte…e metterla da parte

Posted by Aurora Portesio On novembre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

È uno dei casi classici della storia, anche dell’arte. Filippino Lippi (Prato 1457 – Firenze 1504), fu  figlio d’arte in quanto il padre, il frate carmelitano Filippo, rinomato pittore, lo iniziò agli interessi artistici nella propria bottega in cui imparò a dipingere anche un certo Botticelli. Filippino (così fu chiamato proprio per distinguerlo dall’omonimo genitore), nacque dalla relazione clandestina del padre con la monaca agostiniana Lucrezia Buti e in gioventù fu a sua volta allievo dello stesso Botticelli.

Fatto sta che, …imparata l’arte, Filippino divenne così bravo da fare concorrenza ai propri maestri grazie non solo all’innata abilità pittorica, ma soprattutto alla capacità di dipingere con maggiore originalità.

Il suo contemporaneo Botticelli è indubbiamente più noto agli appassionati d’arte; infatti  Filippino finì per essere parzialmente oscurato dal nome di altri illustri artisti. La mostra “Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400”, curata da Alessandro Cecchi, direttore della Galleria Palatina, visitabile a Roma presso le Scuderie del Quirinale fino al 15 gennaio, racconta proprio questa storia contribuendo in modo determinante alla rivalutazione postuma delle opere di Filippino.

L’artista di Prato si specializzò nel dipingere personaggi dalle figure guizzanti ed inquiete e fu talmente versatile ed eclettico da riuscire ad ottenere prestigiose commissioni in varie città italiane da parte dei potenti del suo tempo. Fu lo stesso Vasari ad osannarlo come pittore dal “tanto ingegno” e dalla “vaghissima e copiosa invenzione”.

L’esposizione alle Scuderie è annoverabile tra i grandi eventi autunnali (l’investimento complessivo per l’allestimento è stato di 1,7 milioni di euro) e rappresenta di fatto la prima antologica dedicata al pittore toscano a più di 500 anni dalla sua morte. L’evento analizza anche i rapporti che Filippino ebbe con colui che, come anzidetto, figura tra i suoi maestri, ovvero Sandro Botticelli.

Il percorso espositivo ci propone, in sei sezioni, mirabili opere dei due maestri e di alcuni pittori minori a loro collegati come Raffaellino del Garbo e Piero di Cosimo sullo sfondo della Firenze medicea del XV secolo.

Tra i numerosi capolavori di Filippino (esposte complessivamente in ordine cronologico 60 opere, dalle tavole agli affreschi ai disegni su carte colorate) non si può non citarne alcuni come “L’Adorazione dei Magi” del 1478-1479 proveniente dalla National Gallery di Londra, la bellissima “Madonna con bambino” del 1485, scelta come icona della mostra e la “Visione di san Bernardo” del 1485-86.

Ed ancora la “Madonna col Bambino, San Martino e Santa Caterina d’Alessandria e i donatori” del 1493-96 e il bellissimo “Cristo in croce”, crocifisso collocabile al 1500, recentemente acquistato dal Comune di Prato ad un’asta di Christie‘s a New York.

I lavori di Filippino, quasi per stimolare la curiosità dello spettatore, sono posti a raffronto con opere del suo maestro, amico, ma anche “rivale” Botticelli, come in particolare la rarissima “Derelitta” del 1470-72, eccezionale prestito dei Principi Pallavicini di Roma.

Sta di fatto che all’inizio del XVI secolo l’allievo Filippino era già in grado di tener testa al maestro, almeno stando al successo decretatogli dal mercato e dai mecenati del tempo. Addirittura, a differenza di Botticelli che morì quasi in disgrazia, Filippino poteva permettersi di rifiutare ghiotte commesse in quanto troppo oberato di lavoro.

Allo spettatore e a tutti gli amanti dell’arte il compito di stabilire le proprie preferenze tra Filippino  e Sandro e valutare se uno dei due primeggi sull’altro.

Filippino Lippi fu in ogni caso un vero grande artista dalla personalità bizzarra e fu maestro di modernità. Nei trentaquattro anni della sua attività ci ha lasciato autentici capolavori in cui spicca la melanconica grazia delle sue figure che la mostra alle Scuderie ci consente di ammirare in tutto il loro splendore.

Significativo infine che la consacrazione delle sue opere si svolga proprio a Roma dove nel 1488 l’artista affrescò la Cappella Carata nella chiesa di Santa Maria sopra Minerva.

di Aurora Portesio

Filippino Lippi e Sandro Botticelli nella Firenze del ‘400
a cura di Alessandro Cecchi
dal 5 ottobre 2011 al 15 gennaio 2012
Scuderie del Quirinale, Via XXIV Maggio 16, Roma
orari: da domenica a giovedì ore 10-20; venerdì e sabato ore 10-22,30

Stefano Garzelli: “Il mio chiodo fisso è il Giro d’Italia”

Posted by Antonio Massariolo On novembre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

“Vincere una tappa ha un gusto particolare e resta nella memoria di tutti! Poi, è chiaro, se vengono fuori altri ipotetici obiettivi come la maglia verde .. beh si vedrà al momento”. A parlare di obiettivi, di vittorie e di classifica generale è un ragazzino di 36 anni di nome Stefano Garzelli.

L’ex vincitore del Giro d’Italia si appresta ad affrontare la sua 16a stagione da professionista con l’entusiasmo dell’esordiente. Conscio delle proprie possibilità non vuole più fare il passo più lungo della gamba e, grazie alla maturità agonistica, cercherà di sorprendere ancora per una stagione. Obiettivo Giro d’Italia: tappa, maglia verde o qualsiasi altro riconoscimento non ha importanza.

“Cercherò di partire bene già in avvio di stagione – ha dichiarato Stefano – con il passare degli anni infatti ho capito che la forma è meglio doverla gestire piuttosto che doverla inseguire. Non nascondo, tuttavia, che il mio chiodo fisso è il Giro d’Italia. È il palcoscenico che più amo, la corsa intorno alla quale gira tutta la mia preparazione”. Obiettivo tappa, anche se “arrivando con la forma che spero di raggiungere, potrei probabilmente arrivare tra i primi dieci in classifica … ma chi se lo ricorda chi è arrivato 5° o 6° al Giro?”.

La sua formazione (Team Acqua & Sapone ndr) è un mix tra vecchietti irresistibili e giovani di belle speranze a cui quest’anno si è aggiunto Ginanni. Garzelli considera il suo nuovo compagno di squadra “un ottimo elemento, sperando riesca a ritrovare gli stimoli giusti, come del resto, tutta l’intelaiatura della squadra è di alto livello, c’è il giusto mix di esperienza e gioventù”.

L’inizio della stagione agonistica è ancora lontano, ma se a 36 primavere l’entusiasmo è quello di un ragazzino non resta che salire in sella e pedalare.

di Antonio Massariolo Follow me on Twitter

7 milioni di donne in Italia subiscono violenza. E’ ora di parlare!

Posted by Luisa Belardinelli On novembre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

Cifre allarmanti quelle sottolineate dall’Assemblea Generale delle Nazioni Unite in occasione della giornata contro la violenza sulle donne, svoltasi lo scorso 25 novembre. Nel nostro Paese le vittime femminili arrivano a sette milioni; un numero che non deve rimanere indifferente agli occhi della gente.

Una donna su tre, tra i 16 e i 70 anni, ha subìto violenza da parte di un uomo; la fascia d’età più numerosa ad essere stata colpita comprende le giovani donne tra i 16 e i 24 anni. I maggiori responsabili delle aggressioni sono i partner, mentre tra le violenze in famiglia, i maggiori responsabili risultano gli zii. Una percentuale poi sorprendete è che il 96% delle donne non denuncia le violenze subite.

Gli ultimi dati ISTAT affermano che nel 63% dei casi ad assistere al maltrattamento sono i figli. Secondo la ricerca internazionale “Daphne III Violenza sulle donne: il danno indiretto provocato sui bambini”, (programma che mira a prevenire e a combattere ogni forma di violenza, fisica, sessuale e psicologica, nei confronti dei bambini, dei giovani e delle donne), quando i figli sono presenti alla violenza, nella donna scatta il coraggio di cercare aiuto al di fuori delle mura domestiche. I risultati provenienti dalla Facoltà di Scienze della formazione di Roma Tre in collaborazione con la cattedra Unesco di Cipro, Oradea della Romania e Presov della Slovacchia sottolineano come il danno indiretto che si reca ai giovani fino ai 15 anni di vita, può  provocare forti traumi fino a precludere al bambino il desiderio di formare in futuro una sana relazione di coppia.

Due quindi gli obiettivi principali che devono essere raggiunti: dare voce alle donne che subiscono violenza e prevenire il danno psicologico nei confronti dei bambini che assistono alla violenza della propria madre.

USCIRE DAL SILENZIO - In Italia la scelta di molte donne di non denunciare discriminazioni, violenze e abusi è dovuta spesso alla mancanza di consapevolezza del proprio status di vittime e alla impossibilità concreta di procedere alla denuncia stessa: la lenta macchina giudiziaria spesso impone tempi di attesa tali da rendere la denuncia inutile e a volte controproducente. Altro nemico da non sottovalutare è il giudizio della comunità di riferimento. Molte donne hanno paura di parlare per l’opinione negativa e inquisitoria della gente del proprio paese o quartiere. Grazie alla Fondazione Doppia Difesa molte donne sono uscite dal silenzio. La Fondazione nasce da un incontro casuale fra la presentatrice e attrice Michelle Hunziker e l’Avvocato Giulia Bongiorno, le quali hanno scoperto di avere in comune la giusta forza e tenacia per aiutare tutti coloro che hanno subito, sul lavoro o fra le pareti domestiche, discriminazioni violenze e abusi ma che non hanno il coraggio, o le capacità, di intraprendere un percorso di denuncia.

OGGI SI CHIAMA “STALKING” – E’ una forma di violenza sempre esistita ma che solo negli ultimi anni si è riusciti ad identificare con un nome. Lo “Stalker” è colui o colei che non riesce ad accettare la chiusura di una relazione sentimentale (ma non solo) da parte di una persona importante. Il momento dell’addio non è mai accettato dallo Stalker e pertanto egli attiva a una serie di comportamenti ossessivi e orientati a riconquistare la vittima in ogni modo. “Nel 75% dei casi lo Stalker è uomo e nel 25% è donna. Nella maggior parte dei casi soffre di rigidità relazionale (75%), ha spesso un disturbo della personalità (20%) e in misura minore soffre di una psicopatologia grave (5%). Secondo l’Osservatorio nazionale stalking, poiché uno stalker su tre dopo la denuncia continua a perseguitare la vittima (spesso con maggiore intensità) le denunce sono in calo del 25%”.

Per maggiori informazioni è possibile visitare il sito www.doppiadifesa.it e consultare il progetto Daphne III cliccando sul seguente link:

http://europa.eu/legislation_summaries/human_rights/fundamental_rights_within_european_union/l33600_it.htm

di Luisa Belardinelli

FAO:minaccia per la sicurezza alimentare

Posted by Salvatore Verde On novembre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

Il diffuso degrado e la crescente scarsità delle terre e delle risorse idriche stanno mettendo a rischio un gran numero di sistemi di produzione alimentare chiave in tutto il mondo, costituendo una seria minaccia alla possibilità di riuscire a sfamare una popolazione mondiale prevista raggiungere i 9 miliardi di persone entro il 2050, afferma un nuovo rapporto FAO pubblicato oggi.

Lo Stato Mondiale delle Risorse Idriche e Fondiarie per l’Alimentazione e l’Agricoltura (SOLAW) sottolinea che, sebbene negli ultimi 50 anni si sia registrato un notevole aumento della produzione mondiale, “in troppe occasioni tali miglioramenti sono stati accompagnati da pratiche di gestione delle risorse che hanno degradato gli ecosistemi terrestri e idrici dai quali la produzione alimentare stessa dipende“. Ad oggi un gran numero di tali ecosistemi “sono esposti al rischio di un progressivo deterioramento della loro capacità produttiva, a causa dell’effetto congiunto di un’eccessiva pressione demografica e di usi e pratiche agricole non sostenibili“, afferma il rapporto.

Nessuna regione è immune: ecosistemi a rischio si trovano in ogni parte del mondo, dalle montagne della Cordigliera Andina alle steppe dell’Asia Centrale, dal bacino fluviale del Murray-Darling al centro degli Stati Uniti. Al tempo stesso – sostiene il rapporto – poiché la consapevolezza di tali strozzature nei sistemi di risorse naturali sta sempre più aumentando, la competizione per l’accesso all’acqua e alle terre diverrà “pervasiva“. Tale competizione comprende tanto quella tra utilizzatori urbani ed industriali tanto quella interna allo stesso settore agricolo – tra allevamento, colture alimentari, colture non alimentari e produzione di bio-combustibili. Si prevede, inoltre, che il cambiamento climatico andrà sempre più ad alterare le condizioni meteorologiche in termini di temperature, precipitazioni e portata dei fiumi, dalle quali dipende la produzione alimentare mondiale. Di conseguenza, afferma il SOLAW, la sfida di fornire cibo a sufficienza ad un pianeta sempre più affamato non è mai stata tanto grande, specialmente nei paesi in via di sviluppo, dove terre fertili, nutrienti del suolo e risorse idriche sono più scarsi.
 

Il rapporto SOLAW evidenzia come l’impatto complessivo di tutte queste pressioni e le conseguenti trasformazioni in campo agricolo hanno esposto alcuni sistemi produttivi al rischio di un crollo della loro integrità ambientale e della loro capacità produttiva. Questi sistemi a rischio potrebbero semplicemente non essere in grado di contribuire come previsto a soddisfare i bisogni della popolazione mondiale di qui al 2050. Le conseguenze in termini di fame e povertà sono inaccettabili. Concrete azioni risolutive devono essere prese ora,” dichiara il Direttore Generale della FAO Jacques Diouf.

Tra il 1961 e il 2009, la superficie mondiale coltivata si è estesa del 12%, ma la produzione agricola è cresciuta del 150%, grazie ad un notevole aumento dei raccolti delle colture principali. Ma uno dei “segnali d’allarme” lanciati dal SOLAW è il fatto che i tassi di crescita della produzione agricola sono andati rallentando in molte aree e sono oggi pari a solo metà di quanto erano durante il periodo d’oro della Rivoluzione Verde. Nell’insieme, il rapporto dipinge il quadro di un mondo che si trova di fronte ad un sempre maggior disequilibrio tra domanda e disponibilità di terre e risorse idriche sia a livello locale che nazionale. Il numero di aree che hanno ormai quasi raggiunto i limiti della loro capacità produttiva sta aumentando rapidamente, allerta il rapporto.

Il SOLAW fornisce per la prima volta una valutazione globale sullo stato delle terre del pianeta. Ben un quarto di esse è fortemente degradato. Un altro 8% è moderatamente degradato, il 36% è stabile o leggermente degradato e il 10% è classificato come “in miglioramento“.
La definizione di degrado usata dalla FAO non fa riferimento al semplice degrado del suolo e delle risorse idriche in sé ma include anche altri aspetti degli ecosistemi colpiti, come ad esempio la perdita di biodiversità. Vaste aree in tutti i continenti stanno subendo un degrado delle terre, con un’ incidenza particolarmente alta nella costa occidentale delle Americhe, nella regione mediterranea dell’ Europa Meridionale e del Nord Africa, nella regione del Sahel e del Corno d’Africa, e in tutta l’Asia. La minaccia maggiore è la perdita della qualità del suolo, seguita dalla perdita di biodiversità e dall’esaurimento delle risorse idriche.

Circa il 40% delle terre considerate degradate a livello mondiale si trova in zone con alti tassi di povertà. Tuttavia, segno che il degrado delle terre costituisce una minaccia per tutti i livelli di reddito, il 30% delle terre degradate si trova in aree con livelli di povertà moderati ed il 20% in aree a bassi livelli di povertà. La FAO stima che per il 2050, la popolazione e i redditi in crescita costante richiederanno un aumento del 70% della produzione mondiale alimentare. Il che significa un miliardo di tonnellate di cereali e 200 milioni di tonnellate di prodotti d’allevamento da produrre in più ogni anno. “Perché l’alimentazione possa migliorare e l’insicurezza alimentare e la sottonutrizione diminuire, la produzione agricola dovrà crescere in futuro più rapidamente della crescita della popolazione e dei relativi cambiamenti nei livelli di consumo“, afferma il SOLAW.

La FAO ha recentemente sottolineato la sua visione sull’intensificazione sostenibile della produzione agricola nella sua pubblicazione Risparmio e crescita: un nuovo paradigma per l’agricoltura, uscita agli inizi di quest’anno. Un’altra area chiave in cui è necessario intervenire è l’aumento degli investimenti in sviluppo agricolo. Il fabbisogno di investimenti lordi per la gestione dei sistemi d’irrigazione nei paesi in via di sviluppo tra il 2007 e il 2050 è stimato intorno ad un triliardo di dollari. La protezione e lo sviluppo delle terre, la conservazione del suolo e il controllo delle alluvioni richiederanno ulteriori 160 milioni di dollari per lo stesso periodo, riporta il SOLAW.

Infine, dovrebbe esser data maggiore attenzione non solo alle opzioni tecniche per migliorare l’efficienza e promuovere un’intensificazione sostenibile, ma anche a far si che le politiche e le istituzioni nazionali vengano modernizzate, siano coordinate tra loro e più preparate ad affrontare le nuove sfide odierne in materia di gestione dell’acqua e del suolo. Il rapporto SOLAW presenta numerosi esempi di strategie adottate in varie parti del mondo e dimostratesi vincenti, che mostrano quindi le diverse opzioni a disposizione potenzialmente replicabili altrove. Data la crescente competizione per l’uso delle risorse idriche e delle terre, l’azione decisionale degli attori coinvolti richiede necessariamente la valutazione di diversi trade-off tra una vasta gamma di beni e servizi. Questa conoscenza contribuirà ad orientare le volontà politiche, fissare le priorità ed elaborare strategie d’azione, ai più alti livelli decisionali.

di Salvatore Verde

Yemen verso la transizione

Posted by Elisa Cassinelli On novembre - 28 - 2011 Commenti disabilitati

Lo Yemen si avvia verso la fase di transizione che da mesi vacillava tra le mille promesse del presidente Ali Abdallah Saleh che più volte aveva detto di voler lasciare il potere senza mantenere di fatto la parola. Ora però il momento sembra essere arrivato dato l’annuncio secondo cui il leader dell’opposizione, Mohamed Basindawa, è stato incaricato da un decreto di formare un governo di intesa nazionale per il periodo provvisorio che precede le dimissioni del presidente Saleh previste a febbraio.

Il capo del governo designato aveva fatto parte dell’amministrazione di Saleh: era stato in particolare ministro degli Esteri prima di rompere, dieci anni fa, con il Cpg. Ora il suo compito è quello di formare entro due settimane un governo nella quale dovranno convivere sia il partito di Saleh, il congresso popolare generale (Cpg), che l’opposizione. Tutto come stabilito dall’accordo firmato il 23 novembre a Riad.

Secondo l’accordo che ha siglato l’inizio della transione, il presidente Saleh, da 33 anni al potere, ha acconsentito alla delega dei poteri al vicepresidente Abd Rabbo Mansour Hadi. In cambio ha ottenuto l’immunità e il mantenimento della carica di presidente fino a quando il proprio successore non sarà formalmente eletto.

Come primo atto ufficiale, Hadi ha firmato il decreto che anticipa le elezioni presidenziali al 21 febbraio 2012, uno dei punti stabiliti dall’accordo firmato nella capitale saudita e che obbliga inoltre la formazione del governo di unità nazionale con l’opposizione, la cui guida è stata affidata a Basindawa.

Dopo essere rientrato nel Paese dall’Arabia Saudita, Saleh ha firmato “amnistia generale per tutti coloro che hanno commesso degli errori durante la crisi”.  L’amnistia, secondo quanto afferma la tv yemenita, escluderebbe quanti sono stati coinvolti in crimini gravi e nell’assalto del 3 giugno al palazzo presidenziale nel quale Saleh rimase ferito.

Forti critiche sono arrivate dall’opposizione. Firmando l’amnistia il presidente sarebbe andato in contrasto con quanto stabilito dal protocollo firmato solo pochi giorni fa. La portavoce dell’opposizione, Hurriya Mashhud, ha dichiarato che l’amnistia è una “decisione in violazione con l’iniziativa dei paesi del Golfo che il presidente deleghi i suoi poteri al suo vice. Saleh non ha più il diritto di prendere tali iniziative”.

Anche se l’accordo per il trasferimento di poteri nello Yemen rappresenta il primo passo verso un nuovo governo, molte sono le ombre che rimangono. La garanzia d’impunità per il presidente Ali Abdullah Saleh e per altre autorità del paese è un dato da tenere in considerazione.

Negli ultimi 10 mesi, le forze di sicurezza e gruppi armati a sostegno fedeli al presidente Saleh hanno ucciso oltre 200 persone e ne hanno ferite altre migliaia nella repressione di manifestazioni prevalentemente pacifiche che si sono svolte nella capitale Sana’e e in altre città del paese.

L’accordo che dovrebbe porre fine a 33 anni di presidenza di Saleh è stato giudicato da Amnesty Internationalun affronto alle vittime delle violazioni dei diritti umani, che nega loro verità e piena riparazione“.

Secondo le norme del diritto internazionale, come ad esempio la Convenzione dell’Onu contro la tortura, lo Yemen è obbligato a indagare su denunce di tortura e, se vi siano sufficienti indizi, ad avviare un processo nei confronti dei responsabili.

di Elisa Cassinelli

Dark Horse presenta n °1

Posted by Umberto Ruffino On novembre - 27 - 2011 Commenti disabilitati

Venticinque anni fa una storica rivista a fumetti sconvolse il panorama fumettistico U.S.A.: si intitolava Dark Horse presents. Una pubblicazione che presentava il meglio del fumetto indipendente statunitense in un formato nuovo ed accattivante.

Adesso per festeggiare il venticinquesimo anniversario di questa storica casa editrice viene ripubblicata, con i grandi artisti che l’hanno resa celebre,  una nuova versione con il contributo artistico degli stessi grandissimi autori che ne decretarono il successo anni fa.

In  Italia la rivista viene pubblicata dalla casa editrice Bao Publishing che è garanzia di professionalità e qualità. Quello che poteva preoccupare di questa pubblicazione trimestrale è la sua natura di rivista contenitore,  formato ormai estinto, visto l’ormai diffusissimo utilizzo di formati più moderni e vicini alle nostre esigenze come i Tp ed i volumi autoconclusivi.

Stupisce invece come una rivista vecchio stile riesca ad essere appassionante ed incredibilmente moderna, il merito ovviamente è da attribuire agli autori presenti in questo primo numero: Frank Miller con la sua anteprima di Serse ovvero il prequel di 300 (ed un’intervista), Concrete di Paul Chadwick, e poi una storia di Mike Mignola e Guy Davis, Richard Corben e tanti altri.

Io consiglierei questo primo numero a chi non conosce questa storica casa editrice ed a chi non ha mai letto nulla dei grandissimi autori che hanno fatto la storia della Dark Horse venticinque anni addietro e che oggi sono tra  i migliori artisti della scena fumettistica mondiale.

Un albo storico che riporta con coraggio il formato della rivista a fumetti dalla grande qualità editoriale e con contenuti di altissimo livello.

In vendita ogni tre mesi nei negozi specializzati in fumetti.

Dark Horse presenta n°1, brossurato, 80 pag. a colori, euro 8,50, Bao publishing.

Di Ruffino Renato Umberto

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