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UK. Non sarà più il medico di famiglia a dare il riposo medico

By   /   20 Novembre 2011  /   1 Comment

E’ caccia ai finti malati! E’ finita l’epoca dei sussidi facili!
La crisi aguzza l’ingegno ovvero pone i governi di fronte alla necessità di ridurre la spesa pubblica, imponendo misure anche impopolari pur di sanare i bilanci. Nel caso della Gran Bretagna, hanno pensato bene di recuperare denaro attraverso i lavoratori che si danno ammalati.

Per rendere più difficile la vita ai finti malati e ai dottori dal certificato facile, non sarà più il GP (General Practitioner), il medico di famiglia o di base, a stabilire la convalescenza, specialmentre quando è superiore a 4 settimane, ma una Commissione indipendente. Questo il senso di una proposta di variazione dell’attuale legge sul welfare che il governo cercherà di far approvare in Parlamento. Inoltre, nella proposta si suggerisce anche di non far pagare le tasse alle ditte che hanno personale assente per malattia.

Questo processo, comuffato come miglior tratttamento verso i malati e un’assistenza ai medici di base che non hanno tempo ed esperienza di medicina del lavoro, in realtà ha lo scopo di far rientrare nelle casse dello stato circa 350 milioni di Sterline l’anno, facendo tornare al lavoro circa il 20% dei malati che in Gran Bretagna sono circa 300 mila persone l’anno.

Secondo il Dipartimento per il Lavoro e le Pensioni (DWP)il governo è impegnato a far si che più persone in buone condizioni di salute tornino a lavorare”, e quest’affermazione, com’è d’uopo, è sostenuta da un’indagine da cui risulta che circa il 77%  dei medici di famiglia ha ammesso di prescivere convalescenze “non solo per malattia”.

La revisione della legge prevede anche che il governo si adoperi a cercare un lavoro sostitutivo a quanti non sono, per motivi di salute, in grado di continuare a svolgere il lavoro precedente. Non solo, se le proposte verranno accettate, la gente che si trova “in malattia” sarà tolta dalle liste della “Employment Support Allowance” e inserita in quelle della “Job Seekers’ Allowance”, in altre parole il malato viene tolto dalle liste dei lavoratori e inserito in quelli del collocamento e, percio’, riceverà la relativa indennità, anziché quella dovuta a chi lavora, il che si traduce non solo in meno soldi ma il malato dovrà’ dimostrare di voler cercare lavoro.

Per risolvere in modo radicale il problema delle lunghe assenze da lavoro per motivi di salute, il governo si è rivolto al Professor Carol Black e all’ex Direttore della Camera di Commercio, David Frost. Secondo il Professor Black il sistema attuale non funziona per tutti. “…i medici di base hanno detto di non avere tempo per approfondire le valutazioni e non hanno nemmeno la preparazione per la medicina del lavoro, perciò pensiamo di fornire un servizio di cui sia i lavoratori che i medici hanno bisogno”.

Per David Frost invece quando la gente si allontana dal posto di lavoro per oltre 4 settimanecomincia a perdere la voglia di lavorare e perciò dobbiamo sin dall’inizio incoraggiarli e fornire loro un aiuto concreto. E questo è ciò che il servizio di valutazione dovrà fare”.

Al coro dei tanti favorevoli si contrappone la voce del Vice Direttore del Comitato dell’Associazione dei Medici di base, Dottor Richard Vautrey, secondo cui: ”il cambiamento potrebbe essere una buona cosa e sarebbe d’aiuto per i pazienti se veramente verrà’ effettuata una giusta valutazione nella fase iniziale della malattia, ma se diviene un metodo per punire le persone o per risparmiare sulla pelle dei pazienti, sulla loro salute, allora fallirà”.

Molto più concretamente, il Dipartimento del Lavoro e delle Pensioni (DWP) si limita a constatare che “l’economia perde 15 miliardi di sterline ogni anno a causa delle assenze per malattia e non possiamo continuare a sostenere questi costi”.

di Vito Di Ventura

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1 Comment

  1. PIERO CASONATO ha detto:

    PERCHE’ NON LO FACCIAMO ANCHE IN ITALIA? DICONO CHE A MASSA CARRARA CI SIA UN NUMERO DI ORE LAVORO PERSE PER MALATTIA CHE E’ IL DOPPIO DI QUELLO NAZIONALE.
    IL MEDICO GENERICO NON PUO’ E NON DEVE ESSERE L’UNICO REFERENTE DEL CITTADINO.

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