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Tonno in scatola: cosa nasconde?

By   /   18 Novembre 2011  /   Commenti disabilitati su Tonno in scatola: cosa nasconde?

E’ preoccupante il rapporto reso noto oggi da Greenpeace, che lancia un invito a leggere attentamente le informazioni all’esterno della classica scatoletta di tonno. Da un’indagine condotta dopo l’estate in 173 punti vendita, sulle etichette di oltre duemila scatolette dei marchi più diffusi in Italia, parlano chiaro: quando un consumatore acquista una scatoletta di tonno non sa davvero cosa compra. Le scarse informazioni riportate in etichetta fanno pensare che il settore abbia molto da nascondere.

Allora la domanda è: cosa si nasconde in una scatoletta di tonno? La realtà è che nella maggior parte dei casi, non leggendo attentamente le informazioni, non sappiamo che specie di tonno mangiamo e pochi indicano effettivamente da dove arriva: solo il 7 per cento delle scatolette indica l’area di pesca. Quasi nessuna specifica come e dove è stato pescato: nel 97 per cento delle scatolette, infatti, il metodo di pesca non è indicato.

Due anni fa, Greenpeace, lanciava campagna “Tonno in Scatola” e oggi Giorgia Monti, responsabile della campagna “Greenpeace Italia Mare” dichiara, che la situazione è davvero preoccupante: “Sono trascorsi due anni dal lancio della campagna “Tonno in trappola” e la situazione non è migliorata, se alcune aziende hanno aggiunto delle informazioni in più sulle etichette, la maggior parte dei prodotti non offre garanzie né sul tipo di tonno che portiamo in tavola, né sulla sostenibilità dei metodi con cui è stato pescato. Questo lascia pensare che le aziende produttrici stiano cercando di nascondere qualcosa. Oggi i consumatori italiani sono complici senza saperlo della distruzione dei mari. L’Inghilterra, per esempio ha imposto a tutti i marchi produttori di tonno in scatola, di utilizzare solo tonno pescato in modo sostenibile, mentre in Italia non è in vendita, ancora una scatoletta di tonno 100 per cento sostenibile”.

Eccessiva, indiscriminato e troppo spesso illegale, la pesca del tonno minaccia l’intero ecosistema marino. Cinque delle otto specie di tonno d’interesse commerciale sono a rischio, compreso il tonno pinna gialla, il più consumato in Italia. Spesso nelle scatolette finisce tonno pescato con metodi distruttivi, come i palamiti e le reti a circuizione con “sistemi di raggruppamento per pesci” (FAD), che causa ogni anno la morte di migliaia di esemplari giovani di tonno, squali, mante e tartarughe marine. Greenpeace diffonde oggi un video shock che documenta le conseguenze distruttive della pesca con i FAD. Il filmato è stato girato da un informatore dell’industria del tonno su un peschereccio coreano nell’oceano Pacifico.

Greenpeace, e non solo, chiede al settore del tonno in scatola di garantire piena tracciabilità e trasparenza di non utilizzare specie a rischio e di impegnarsi a vendere solo tonno pescato in maniera sostenibile, per esempio con amo e lenza o senza FAD. Un cambiamento è possibile anche grazie alle scelte dei consumatori, che potranno cambiare marca del prodotto se poco chiara nell’etichetta.

Tra i marchi meno trasparenti MareAperto STAR, Maruzzella, Consorcio e Nostromo. Riomare non specifica mai area e metodo di pesca: vuole nascondere che userà metodi di pesca sostenibili solo nel 45 per cento dei suoi prodotti? Mareblu non dice come viene pescato il proprio tonno:  forse non vuol far sapere ai consumatori italiani che si è impegnata per una pesca sostenibile senza FAD solo sul mercato inglese? Se un’azienda vuole, può essere trasparente. AsdoMar, per esempio, ha iniziato a riportare il nome della specie, l’area di pesca e il metodo utilizzato – anche se non specifica ancora l’eventuale uso di FAD.

di Armida Tondo

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