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Intervista ad Enzo Troiano

By   /   17 Novembre 2011  /   Commenti disabilitati su Intervista ad Enzo Troiano

Enzo Troiano. Disegnatore di livello internazionale. Tra le sue numerose collaborazioni può vantare anche la prestigiosa rivista Heavy Metal.

Enzo quali sono gli autori che ti hanno ispirato nella tua carriera di fumettista?
Domanda come può apparire logico, di non facile risposta. Partirei dalla prima lettura che mi ha dato la voglia di fare fumetti, e cioè il numero cinque di Dylan Dog: “Gli Uccisori”, disegnato da Luca Dell’uomo. Ecco il colpevole, se oggi E. Troiano è un fumettista il merito è il suo. Poi sono venuti H.Pratt, Liberatore, Bysley che in quel periodo era agli inizi, Casertano, C. Castellini, Uderzo, Serpieri, Frezzato (allora misconosciuto) ma che io avevo ammirato a Prato, dove era venuto come ex vincitore della precedente edizione del concorso riservato ai fumettisti esordienti. Poi i grandi maestri d’oriente: Otomo, Shirow, T.Hara, Mijazaky. Oggi apprezzo molto Franzella, Ausonia, l’amico L.Parrillo, il grande coetaneo con cui abbiamo mosso i primi passi S.Bianchi, Mukesh Singh, l’amico IKO alias Giuseppe Ricciardi (hi hi), Marini ma in generale amo tutto il fumetto da Calvin e Hobbes, a Charlie Brown ai Manga, i super eroi Marvel e Dc. La fonte d’ispirazione più grande per me, però sono i cartoni Giapponesi. I grandi capolavori come Akira, Nausicaa, Tokyo Godfathers, le serie animate di Lupin, Cowboy Be-bop, Ergo Proxy, Planetes e soprattutto il mitico Ken Il Guerriero.

Quali sono state le tue letture giovanili e quanto ti hanno ispirato nella tua carriera di fumettista?
Le mie letture giovanili sono state Topolino, come tutti i bambini, Nick Carter (il mitico), Tex, Diabolik e soprattutto Spiderman che io adoravo e tutt’ora adoro, ma parlo sempre della prima serie. Dopo è diventato un polpettone di trame insostenibili e puerili.

Uno dei tuoi ultimi lavori è stato Harcadya vol.1, è passato parecchio tempo dall’uscita di questo volume, a quando il secondo tomo?
Mentre faccio questa intervista, Harcadya numero 2, dovrebbe già essere in molte fumetterie italiane. Ma queste cose vanno chieste al mio Editore e ai Distributori. Io ho fatto il mio lavoro, ora la diffusione del prodotto e la visibilità sono fuori dalla mia responsabilità.

Parlando di Harcadya trovo che sia splendida la colorazione del volume. Eccezionale il fatto che sfogliando il libro si percepisca la colorazione “a mano”.
Ti ringrazio. Oggi sono uno dei pochi (ma non l’unico) che cerca ancora di colorare manualmente. Lavoro che non pare più apprezzato soprattutto dagli editori, che tendono verso una spersonalizzazione dell’autore, quando più è possibile. Ti posso già anticipare che il prossimo cartonato non sarà più colorato a mano, ma avrà una colorazione digitale, anche se molto personale. Poi si vedrà, non è detto che in futuro ritorni a lavorare nel modo che più mi è congeniale.

Tra le tu collaborazioni recentissime c’è anche la rivista I-Comics edita dalla scuola Internazionale di Comics. Ci puoi parlare di questo magazine?
Posso dirti che io sono forse l’unico autore pubblicato, che non insegna e non fa parte del circuito della scuola internazionale di Comics. Un soddisfazione non da poco. Questo perché sono stato fortemente voluto da Dino Caterini, che ha sempre apprezzato e rispettato il mio lavoro. Uno dei pochi che contano nel campo del fumetto, che ha riconosciuto sempre il mio valore. Comunque gli accordi erano che avrei dovuto fare 6 ministorie da 6 e 8 pagine, tutte con protagoniste donne. Erano già state progettate ed approvate. Alla fine Dino voleva farne un cartonato. Poi non più capito nulla. All’improvviso mi hanno sospeso i lavori e penso che a parte una storia che verrà pubblicata il prossimo mese ed un cover che mi è stata commissionata e consegnata e dovrebbe essere pubblicata, credo che difficilmente vedremo più qualcosa del sottoscritto su “I-Comics”. Voci di corridoi attendibili, mi hanno riferito di un po’ di malumori, fra molti appartenenti alla scuola. Saranno voci vere? Chissà, intanto io sono stato sospeso senza motivi apparenti.

Cosa ne pensi delle scuole di fumetto? Secondo alcuni sono necessarie per dare ai fumettisti una “connotazione professionale”; altri, al contrario, le considerano una speculazione sui “sogni” dei giovani aspiranti fumettisti.
Ogni cosa che viene realizzata, non è mai un male. Anzi, se viene ben sfruttata può dare risultati e professionalità. Il problema è sempre lo stesso. Sono le persone che fanno la differenza. Se dietro una scuola vi è uno speculatore ed un arrivista, i suoi frutti saranno negativi. Se viceversa, vi è una persona per bene che fa con amore il suo lavoro, per gli studenti, non sarà mai tempo sprecato e avranno sicuramente imparato tanto, anche se poi faranno un altro mestiere.

Recentemente è scomparso Sergio Bonelli. Ti andrebbe, visto che lo conoscevi, raccontarci qualcosa di questo grande autore ed editore?
Potrei raccontarvi il nostro incontro ad Angouleme. Ero con mia moglie che stavamo per partire per Parigi, quando io indico a mia moglie che in stazione c’è Sergio Bonelli. Lei mi dice: “ Fagli vedere i lavori…”. La mia risposta fu negativa. “ E’ inutile- gli dico- Non ho dietro nulla che potrebbe interessargli”. Ma le donne come saprai sono testarde. Dopo una decina di minuti eccola già vicino al boss che parla e gli mostra i miei lavori. Dopo un po’ mi chiamano e lui mi riempie di complimenti e si chiede come mai, lui che conosce il mio cognome, non conosceva i lavori di un fumettista così bravo (bontà sua), come gli risultavo io. Davanti ad un, chissà perché, imbarazzato Marcheselli, si prodiga a dire che io sono bravissimo, che è normale che John Doe, non mi abbia preso, perché (parole sue testuali) non potrebbe pagare un grande professionista come me e mi invita a lavorare per lui, in particolare per Brendon. A questo punto, Marcheselli, che fin’allora aveva fatto da infastidita comparsa, esce allo scoperto e dice: “Ma Sergio dovremmo prima parlare con Chiaverotti?…” Apriti cielo. Non lo avesse mai detto. Bonelli: “Chiaverotti? E chi è, cosa conta? Sono io l’editore, sono io che decido. Lei mandi a mio nome le pagine prova, Non le prometto nulla, ma io la voglio su Brendon”. Beh morale, io faccio le pagine prova le invio e dopo un mese ho una risposta che conservo. Bonelli mi continua a fare tutta una serie di complimenti, ma in pratica mi dice che per il momento non può pubblicarmi, per via che nel mondo del fumetto c’è crisi. Ci siamo rivisti molte altre volte, ma da quel momento a stento mi salutava e cercava sempre di sfuggire ad un faccia a faccia che ti confesso, non ho mai cercato. Ora io non so dirti cosa sia accaduto, certo che lo strano modo di fare di Marcheselli, è una spia che qualcosa non è chiaro su chi realmente decida in Bonelli. Comunque non sono l’unico che stranamente la Bonelli ha ignorato, pensa che S.Bianchi ed altri hanno avuto un trattamento simile. Questa la può dire lunga, sulla miopia della Bonelli.

Se dovessi dare un consiglio ad un giovane autore di fumetti quale sarebbe?
Di non pensare e non lavorare in funzione della pubblicazione, ma di farlo per amore di questo lavoro, con passione e voglia di migliorarsi…sempre!!

Enzo, quali sorprese hai in serbo per tuoi lettori nei prossimi mesi?
Un nuovo fumetto che s’intitolerà Gulliver, di cui ti allego una pagina. Poi vedremo, molto dipende dagli editori, basti pensare alle prove che sto facendo per il mercato francese o di Thor che ti ho allegato. Se la Marvel o i francesi si tolgono un po’ di prosciutti dagli occhi…ai voglia di sorprese!!

Ti ringrazio per la bella intervista, grazie Enzo è stato un piacere.
Grazie a te per la gentile intervista.

di Ruffino Renato Umberto

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