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Su 258.257 controlli effettuati nello scorso anno su tutti gli sport, solo 36 sono state le positività all’EPO. Un numero patetico”. A parlare è David Howman, e se certe dichiarazioni escono dalla bocca del presidente della Wada sicuramente non possono passare inosservate. La Wada (World Anti-Doping Agency) è l’agenzia che si impegna più di tutti nella lotta al doping e se al massimo livello c’è l’ammissione di riuscire a “scoprire solo le positività semplici”, significa che di lavoro da fare ce n’è ancora molto.
In un’intervista concessa alla AFP, infatti, Howman ha ammesso l’inferiorità dell’antidoping nei confronti di chi vuole barare. “Siete convinti che noi possediamo la scienza necessaria per scoprire il doping sofisticato? – ha sarcasticamente chiesto in numero uno della Wada – Io vi dico di no. Su 258.257 controlli effettuati nello scorso anno su tutti gli sport, solo 36 sono state le positività all’EPO. Eppure l’Epo è la sostanza per eccellenza assunta da chi si dopa“.
Per debellare il doping non basta squalificare gli atleti, il ciclismo lo sa bene, spesso loro sono solamente l’ultima ruota di un carro che gioca con la loro salute. “Se vogliamo vincere la lotta – ha continuato Howman - dobbiamo guadagnare in qualità e in efficacia, arrivare finalmente a colpire l’entourage dello sportivo dopato”. Il presidente della Wada infine conclude l’intervista con l’ennesima nota amara: “Quanti medici e quanti avvocati sono stati radiati finora? Per questo ho deciso di lanciare questo allarme inquietante”.
di Antonio Massariolo Follow me on Twitter



