Dopo 12 ore si è concluso in tragedia il dirottamento di un traghetto turco con a bordo 24 persone, 18 passeggeri e 6 uomini di equipaggio.
Con un’azione rapida e incisiva un commando antiterroristico turco ha abbordato il traghetto, uccidendo il dirottatore ieri si era impadronito del battello che si trovava a largo di Istanbul.
L’operazione è iniziata questa notte alle 3 e mezza, ora italiana, come ha precisato il governatore di Istanbul, Huseyin Avni Mutlu. Il dirottatore, probabilmente del PKK (Partito dei Lavoratori Curdi), aveva minacciato di far esplodere una bomba in caso qualcuno avesse tentato di intercettare il traghetto. L’uomo, sulla trentina, indossava infatti un dispositivo con un pulsante e dei cavi collegati ad una bomba che ora gli esperti stanno esaminando.
Quando è stato dirottato, verso le 6 di ieri sera, il traghetto, la Kartepeche, una nave da 400 posti, viaggiava da Izmit a Golcuk, nel Mare di Marmora a largo delle coste nord ovest della Turchia.
“Appena dopo l’inizio dell’operazione, l’imbarcazione è stata abbordata e l’assalitore è stato ucciso…era chiaro che l’assalitore faceva parte di un gruppo terroristico”, così ha dichiarato il governatore Mutlu, riferendosi al gruppo dei Curdi.
Il Ministro dei Trasporti, Binali Yildrim, ha dichiarato in Ankara, che il dirottatore non aveva fatto alcuna rivendicazione, ma solo chiesto carburante, cibo e acqua.
In un primo momento era stato detto che un passeggero, di nome Kartepe, fosse stato catturato da 5 dirottatori. Il capitano dell’imbarcazione aveva rilasciare una breve intervista alla TV Turca in cui aveva detto che c’erano diversi dirottatori a bordo appartenenti alla HPG, il braccio armato del PKK.
Si sono fatte speculazioni sul fatto che il traghetto sia stato dirottato proprio nei pressi dell’isola di Imrali, nel Mare di Marmora, poiché in quell’isola è detenuto, dal 1999, l’ex capo del PKK, Abdullah Ocalan.
I guerriglieri del PKK combattono per l’autonomia nell’area sud est della Turchia abitata dal popolo Curdo. Le violenze tra il PKK e l’Esercito risalgono al 1984 ma di recente sono aumentate, da quando il governo ha ripreso le offensive. Sino ad oggi il conflitto ha fatto decine di migliaia di morti.
di Vito Di Ventura




