In tempo di crisi vince “La guerra dei bottoni”
Perdetevi nei paesaggi incantati di una campagna francese dell’alta Loira guardando questo film delicato ed impeccabile. Lasciatevi irretire dall’atmosfera sognante creata dal regista Christophe Barratier che regala cento minuti in cui molti, di certo, ricorderanno di quando si giocava con foglie, pezzi di legno, mollette da bucato e, per l’appunto, bottoni. E’ un mondo lontano che pur non perde la sua fascinazione quello della “Guerra dei bottoni”, riuscito remake dell’omonimo film del 1961, qui riambientato nella Francia collaborazionista del generale Pétain. Il film, applauditissimo, narra dell’ eterno conflitto tra bambini ed adolescenti di paesi vicini e confinanti, dove lo scontro è sia occasione di confronto e crescita sia il giocoso antidoto alla noia della vita lieve di campagna. Ed il gioco andrebbe avanti all’infinito se nel paese non facesse la sua comparsa “lei”, la dolce ed intrigante Violette, una bambina che per la sua eleganza ed il suo portamento porta con sé il profumo e le luci della città. Ma Violette, che in realtà si chiama Myriam, è una ragazzina ebrea, in fuga dall’orrore dei rastrellamenti, nascosta da una Laetitia Castà ancor più bella nel suo low profile. Bellissima la trovata narrativa per cui la guerra, quella vera, che solitamente divide, qui invece alimenta la pace tra bande rivali, tra innamorati distanti, tra padri e figli che non si capiscono più. Guillaume Canet, Anthony Decady , Kad Merad, tutti bravi gli attori, segno di estrema cura nella scelta del cast e del tono attribuito alla pellicola. A fronte del mondo degli adulti, come spesso accade distante ed indecifrabile, ci sono loro, i ragazzi ed uno in particolare che ruba la scena a tutti, grandi e piccoli. Si chiama Clement Godefroy, ha un viso da manuale delle giovani canaglie e la parlata e la mimica inimitabili. Un viso così fa la metà del film, tanto che in sala parte un’ovazione ad ogni inquadratura. Risentiremo parlare di lui. C’è da scommetterci. Nel frattempo, speriamo che questa bella pellicola, adatta ad un pubblico di ogni età, giunga presto nelle nostre sale.
di Donata Carelli



