Loading...
You are here:  Home  >  Cultura  >  Fumetti  >  Current Article

Intervista a Giulio De Vita

By   /   21 Ottobre 2011  /   Commenti disabilitati su Intervista a Giulio De Vita

Giulio De Vita, disegnatore italiano di livello internazionale. Tra le sue tantissime collaborazioni fumettistiche ricordiamo: Lazarus Ledd, Il potere e la gloria, Le Décalogue, James Healer, Wisher, Kriss de Valnor e la Disney Kylion, serie di sua creazione.

Giulio quali sono le tue fonti d’ispirazione fumettistica?

Ho iniziato a disegnare ammirando Domingo Mandrafina, Alberto ed Enrique Breccia, Juan Zanotto, Guido Buzzelli, Grzegorz Rosinski sulle pagine di Lanciostory . Crescendo ho scoperto i supereroi, e quindi John Buscema, Dave Gibbons, Frank Miller, Alan Davis, Simon Bisley. Più tardi Hugo Pratt, Alex Raymond, Will Eisner. Poi ho avuto un periodo di infatuazione in Dylan Dog e Nathan Never per Claudio Castellini e Claudio Villa, ma ammiro maestri come Giorgio Cavazzano, Corrado Mastantuono, Sergio Toppi, Benito Jacovitti.
Oggi non guardo più molto i colleghi anche se cerco sempre di tenermi aggiornato “controllando” cosa c’é in giro, ma più che altro guardo altri linguaggi dai quali “succhio” emozioni visive: fotografia, cinema, pubblicità, moda, games, letteratura.

Parliamo di Lemuri, il tuo ultimo lavoro; come è nato questo progetto così particolare?

Ho sempre disegnato fumetti sognando di vedere i miei personaggi muoversi e parlare.
Passo lunghe ore in compagnia dei miei personaggi di china e carta e col tempo ho imparato ad ascoltarli, a capire come essi pensano e come si muovono. Alla fine si crea una strana situazione in cui sono loro a suggerirmi come “riprendere” la scena, quale espressione fargli assumere, così come a “ribellarmi” alla sceneggiatura se questa non rispetta la loro personalità.
Questo “feeling” mi ha portato più volte a ricercare situazioni in cui poter far vivere i miei personaggi oltre la carta. Dopo varie esperienze extra-fumetto, nell’animazione, nel videoclip, nel cortometraggio, in cui non avevo però l’onnipotenza creativa che ho sul fumetto, ho trovato con Vittorio Centrone in questo progetto il modo per concretizzare questa mia idea: il personaggio di carta diventa reale. Il massimo che un artista possa sognare. Michelangelo chiedeva alle proprie sculture: “Perché non parli?“. Lemuri oltre a parlare canta e suona!

Tra l’altro questo progetto è innovativo anche per il suo carattere multimediale. Un fumetto, un libro illustrato ed anche un Cd musicale.

Lemuri infatti non è un attore che interpreta un “eroe” dei fumetti, come è sempre avvenuto, ma è una persona in carne ed ossa. Non credo sia mai avvenuto prima: molti sono gli esempi di fumetti dedicati a cantanti o musicisti già famosi; tanti altri sono gli esempi di personaggi dei fumetti talmente famosi da essere interpretati da attori, al cinema o al teatro, o come cosplayer; alcuni esempi esistono poi nel mondo virtuale come i Gorillaz in cui personaggi non reali cantano canzoni vere. Nel caso di Lemuri il personaggio diventa reale solamente nel momento in cui nasce il fumetto, perché è la storia stessa che lo richiede. Lemuri è un avventuriero visionario che viaggia in dimensioni diverse attraverso la sua musica e l’energia assorbita degli oggetti. Il suo arrivo nel nostro mondo reale non è altro che uno dei suoi viaggi visionari.

I temi trattati su Lemuri sono inusuali per un fumetto. La natura, la diversità, la poesia: avete deciso di trattare temi profondi che colpiscono il lettore.

Mi fa piacere che lo hai notato. La storia di Lemuri è una storia sincera e seppur romanzata e infarcita di immagini visionarie è vera. Quello che accade a Lemuri è realmente accaduto, anche se è raccontato in maniera poetica. Ma realizzandola ci siamo accorti che è una storia archetipica che riguarda ognuno di noi. La cosa magica che è avvenuta con questo progetto è che arriva dritta al cuore di chi trova il tempo per fermarsi ed ascoltare: è proprio di questo che parla la storia, di fermarsi ed ascoltare se stessi. Mi sono accorto che soprattutto i bambini hanno un grande “feeling” con Lemuri. Questo la dice lunga sulla sua sincerità.

Una delle caratteristiche più evidenti del progetto Lemuri, è il protagonista che viene portato on stage di concerti musicali.

È la normale evoluzione del personaggio, che esce dalle pagine del libro per incontrare la sua natura e suonare per il suo pubblico. Grazie alle musiche di Vittorio Centrone e la regia di Gianluca Enria, lo spettacolo di Lemuri va in scena dal vero. Lo spettacolo è reso particolarmente suggestivo dal fatto che ancora una volta il disegno è parte integrante dello show. Le scenografie che ho disegnato si creano durante l’esecuzione delle canzoni. Il disegno diventa un personaggio sul palcoscenico senza alcun effetto di animazione, attraverso un gioco di trasparenze che permette di vedere il tratto del disegno crearsi senza vedere la mano. Quasi una magia che fa riscoprire la meraviglia negli occhi dello spettatore senza alcun effetto speciale e nella semplicità di un segno.

Una curiosità: da cosa deriva il nome Lemuri? Nella Roma antica i “lemures” erano gli spettri.

Come dicevo la storia di Lemuri è vera e sincera. Anche quella del suo nome. È il soprannome che da piccolo gli venne dato da un suo compagno semplicemente per i suoi occhi luminosi come fanali. Solo successivamente Lemuri ha scoperto che dietro questo nome c’è tutta una storia e una filosofia legata al continente di “Lemuria” che passa attraverso le epoche e le popolazioni come appunto il suo errare tra le dimensioni e tra i linguaggi artistici che coincideva con quello che lui è sempre stato. È quindi stato il nome che è andato a cercare Lemuri, e nel quale egli solo dopo diverso tempo ha scoperto di riconoscersi pienamente.

Tu sei un autore che è riuscito ad avere tantissime esperienze, in tutto il mondo. Quali consigli ti senti di dare ai giovani fumettisti che ci leggono?

Il consiglio che do sempre ai giovani fumettisti è di imparare tutto il possibile sul disegno e di non smettere mai di studiare. Solo così si può dimenticare la tecnica e potersi concentrare sulla narrazione , che è l’essenza del fumetto e sull’emozione che è l’essenza dell’arte. Siate generosi verso la storia e verso i personaggi che disegnate perché sono loro che “vanno in scena”, non voi. Fatevi trasportare dalle storie che dovete raccontare per immagini facendo in modo che lo stile del vostro disegno venga suggerito dall’indole dei personaggi e dal ritmo della storia, se avete talento lo stile verrà fuori da solo.

Cosa ci dobbiamo aspettare su Lemuri nel futuro prossimo?

Stiamo lavorando per poter far scoprire nel modo migliore l’universo di Lemuri che ha un potenziale enorme per la duttilità del personaggio e l’atmosfera che evoca. Vi invito intanto a scoprirlo su www.lemuri.it

Oltre a Lemuri, quali sono i progetti che stai portando avanti?

Sto portando avanti un’importantissima serie per il mercato francese che si intitola “Kriss de Valnor” che è stato uno dei best-seller del 2010. Si tratta del primo spin off della saga di Thorgal, celeberrima serie creata da Rosinski e Van Hamme (due maestri indiscussi della bande dessinée). Lo potremo leggere in Italia il prossimo anno grazie a Panini e a breve nelle edicole italiane trovere “Wisher” una miniserie fantasy-contemporanea recentemente opzionata da Hollywood tradotta per l’Italia da GP Publishing.

Ringrazio Giulio per la bella intervista e vi invito a seguire il mondo e la storia di Lemuri il visionario sul sito www.lemuri.it .

di Ruffino Renato Umberto

    Print       Email

You might also like...

Una novità tra gli scaffali: I Tipitondi più

Read More →