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Premio Eddie Hamel

By   /   20 Ottobre 2011  /   Commenti disabilitati su Premio Eddie Hamel

Domani sarà il 109° anniversario della nascita di Eddie Hamel, calciatore americano che militò nell’Ajax di Amsterdam dal 1922 al 1930. Fuoriclasse indiscusso fu il primo di molti calciatori ebrei a giocare nel club olandese.


Hamel nasce a New York, ma segue i suoi genitori da bambino in Olanda. Cresce giocando tra i canali di Amsterdam e porta sulle spalle la maglia biancorossa dell’Ajax dal 1922 al 1930, giocando 125 partite e segnando poco, solo otto reti. Perché certe ali, sul fondo, alzano lo sguardo e cercano il compagno. Il gusto sta nel dimostrare, sempre, di trovare lo spazio anche quando non si vede. Hamel è ebreo. Lo è fino al suo ultimo giorno: il 30 aprile 1943.

È morto a 41 anni da compiere, ma del suo fisico da atleta – mantenuto in forma dopo aver appeso le scarpette al chiodo – non s’intuisce più molto. Hamel muore ad Aushwitz, nel campo di concentramento dove l’hanno deportato i Tedeschi, che hanno occupato l’Olanda nel 1940. Un destino crudele, per un campione che con tanti altri ha contribuito a creare il mito dell’Ajax Amsterdam, la squadra degli ebrei. Il club che porta il nome di Aiace, in realtà, non è molto più ebreo di altri, ma il rapporto tra l’ebraismo e il club più famoso d’Olanda non si è mai incrinato.

Deportato ad Auschwitz-Birkenau dopo l’invasione tedesca dei Paesi Bassi, il campione fu assassinato dai nazisti nella “fabbrica della morte” il 30 aprile 1943. Il Premio Eddie Hamel, che ricorda quello straordinario sportivo vittima della Shoah, è assegnato annualmente dal Gruppo EveryOne per riconoscere i meriti di atleti e personaggi impegnati, attraverso il tema dello sport, per i diritti umani e contro il razzismo.

“Il nostro premio è solo simbolico – spiegano Roberto Malini, Matteo Pegoraro e Dario Picciau, co-presidenti di EveryOne – ma è sempre stato accolto con entusiasmo da coloro che abbiamo premiato, dall’Inter di Moratti, sempre attenta ai valori dell’uguaglianza nello sport, al calciatore Rom Banel Nicolita e a quello sudafricano Matthew Booth, che ci ha scritto una splendida lettera dopo aver ricevuto il riconoscimento. Quest’anno erano in lizza cinque candidati: il pugile Dewey Bozella, Georges Alexandre (kayak), Job Collins (presidente del SUFO e organizzatore di un torneo di calcio per migliorare la vita in Uganda), le associazioni “Never Again” e FARE, il regista tedesco Uwe Boll. Dopo la votazione della giuria internazionale, hanno vinto a pari merito Dewey Bozella e Georges Alegandre, a cui vanno, oltre al riconoscimento, i nostri complimenti per il loro coraggio e l’attenzione ai diritti delle minoranze“.

Georges “Alex” Alexandre percorre il mondo a bordo del suo kayak per attirare l’attenzione delle istituzioni e dei media sulle tragedie umanitarie e le violazioni dei diritti umani, che spesso si svolgono nell’indifferenza generale. In questo momento sta compiendo la traversata dalla Tunisia a Bruxelles, per chiedere all’Unione europea di migliorare le politiche sull’immigrazione e in particolare le procedure di accoglienza o reinsediamento dei profughi da Paesi in crisi umanitaria. Una delegazione di eurodeputati ha già confermato che riceverà lo sportivo-attivista per ascoltare le sue richieste.

Dewey Bozella (52 anni), era una promessa della boxe, ma è stato costretto a scontare 26 anni di carcere per un delitto che non ha mai commesso. Riconosciuto innocente nel 2009, ha coronato il sogno giovanile di salire sul ring per un incontro di boxe professionistica, incontro che si è disputato sabato scorso, 15 ottobre 2011, e che ha visto Bozella vincere ai punti, sorprendendo sia gli appassionati sia i tecnici della boxe, contro Larry Hopkins, atleta che ha 22 anni meno di lui. Dewey Bozella s’impegna contro i pregiudizi e gli abusi giudiziari che spesso colpiscono cittadini che appartengono a minoranze sociali.

“Non ho mai rinunciato al mio sogno,” ha dichiarato, “ma sono salito sul ring anche per dire al mondo che il sistema giudiziario dovrebbe essere più giusto. Se i magistrati sono giusti, allora chi è innocente vince”.

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