Ci ricordiamo del Prestige? Era una petroliera monoscafo con un carico di 77.000 tonnellate di petrolio, che affondò il 19 novembre 2002 di fronte alle coste spagnole provocando un’immensa marea nera che colpì una vasta zona compresa dal nord del Portogallo fino alle lande francesi, causando un disastro ambientale fino alla costa galiziana in Spagna.
La nave esplose durante una tormenta in Galizia liberando 63.000 tonnellate di petrolio. A distanza di quattro anni, parte del petrolio che si era depositato sul fondo tornò a depositarsi sulle spiagge galiziane in seguito al moto delle maree; i Galiziani fondarono il movimento per contrastare la marea nera che venne denominato Nunca máis – n.d.r. “mai più”, in galiziano -.
Nonostante il monito urlato dal nome del movimento atto a prevenire i disastri ambientali in mare, i giornali riportano ormai troppo spesso notizie di questo genere.
Il disastro ambientale della piattaforma petrolifera Deepwater Horizon è stato uno sversamento massivo di petrolio nelle acque del Golfo del Messico in seguito a un incidente riguardante il Pozzo Macondo posto a oltre 1.500 m di profondità. Lo sversamento è iniziato il 20 aprile 2010 ed è terminato 106 giorni più tardi con milioni di barili di petrolio che ancora galleggiano sulle acque di fronte a Louisiana, Mississippi, Alabama e Florida, oltre alla frazione più pesante del petrolio che ha formato ammassi chilometrici sul fondale marino.
Il disastro ambientale più dannoso per la storia americana tanto da superare quello della petroliera Exxon Valdez che il 24 marzo 1989 ebbe un incidente incagliandosi in una scogliera nell’insenatura del golfo di Alaska disperdendo in mare 40,9 milioni di litri di petrolio.
E non basta, l’oro nero sta distruggendo in questo momento anche la Nuova Zelanda, uno tra i pochi paradisi ambientali rimasti intatti al mondo: un cargo di petrolio liberiano si è incagliato a largo di Tauranga.
Rena, la nave portacontainer sta causando nella Barriera Corallina a largo di Bay of Plenty il peggior disastro ambientale nella storia del Paese.
La Nuova Zelanda, che vanta il primato tra i paesi più verdi al mondo per le lotte anti-nucleare e per il rigore nella difesa dell’ambiente, si trova a fare i conti con l’inaspettato.
Ed è subito polemica: di chi sono le responsabilità? Come è potuto accadere un tale disastro in un’area facilmente navigabile?
La nave è inclinata di 22 gradi e sono caduti in mare 88 dei 1368 container a bordo. Le macchie nere si sono riversate lungo 60 km della costa e quasi 1300 uccelli, molti di specie rare come i pinguini blu, sono rimasti uccisi nel peggior disastro marittimo ambientale nella storia della Nuova Zelanda.
La risposta della comunità non ha smentito la buona reputazione del paese in quanto a difesa dell’ambiente: circa 5500 volontari hanno firmato per aiutare, mentre le aziende locali li sostengono con alloggio, equipaggiamento e cibo.
Il comandante e il secondo ufficiale sono stati arrestati e incriminati secondo la legge che copre attività pericolosa in mare e rischiano fino a 12 mesi di carcere e una multa pari a 5700 euro, una quota troppo bassa vista la gravità dell’accaduto.
Certo l’errore è umano, ma tali eventi non dovrebbero più accadere, poiché,viste le precarie condizioni ambientali in cui viviamo, il susseguisi di tali accadimenti mette in pericolo la vita del pianeta.
I governi mondiali dovrebbero sposare con maggiore forza la causa ambiente e decidere prontamente delle migliori e più severe norme di sicurezza per tutelare la terra.
di Licia Esposto



