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Per Moody’s anche la Francia è a rischio declassamento

By   /   18 Ottobre 2011  /   Commenti disabilitati su Per Moody’s anche la Francia è a rischio declassamento

Ieri il Servizio Investitori di Moody’s ha rilasciato una nota in cui avvertiva la Francia che, entro i prossimi 3 mesi, potrebbe essere declassata, in relazione al costo del pacchetto di salvataggio della Comunità Europea e del suo impatto sul budget di Parigi. Inoltre, Moody’s valuterà con attenzione le riforme fiscali francesi e i possibili sviluppi negativi sul mercato finanziario.

Secondo Moody’s, infatti, il peggioramento del debito e le ulteriori eventuali passività stanno esercitando pressioni sulla stabilità dei Paesi a tripla “A” (Aaa) e tra questi la Francia.

A Moody’s fa riscontro il rapporto rilasciato oggi dalla Banca Europea per la Ricostruzione e lo Sviluppo (European Bank for Reconstruction and Development – EBRD sui dati di crescita dei 29 Paesi dell’Europa Centrale ed Orientale, l’area per cui la Banca è nata negli anni ’90, quelli del posto comunismo.

I 29 Paesi sono: Croazia, Estonia, Ungheria, Lettonia, Lituania, Polonia, Repubblica Slovacca, Slovenia, Albania, Bosnia e Erzegovina, Bulgaria, FYR Macedonia, Montenegro, Romania, Serbia, Armenia, Azerbaigian, Bielorussia, Georgia, Moldova, Ucraina, Turchia, Russia, Kazakhstan, Republica Kirghisa, Mongolia, Tagikistan, Turkmenistan, Uzbekistan.

Secondo tale rapporto, il trend attuale parla di crescita lenta (del 4,5% rispetto al 4,8% di luglio), ma non di recessione, specialmente nella considerazione che si prevede una trend positivo sia dell’economia Russa, legata agli stati centrali e Orientali della comunità, e sia di quella Ucraina. Entrambe le economie cresceranno nel 2012, rispettivamente del 4,2% e del 4,5% .

Tuttavia, le economie emergenti dei 29 Paesi potrebbero essere coinvolte dall’instabilità generata dalla crisi del debito Europeo. Questo allargamento potrebbe essere possibile nel caso in cui fossero colpite le maggiori banche occidentali, le quali, a loro volta, hanno fortemente investito proprio nei Paesi dell’est europeo.

Insomma, se le maggiori banche europee non dovessero reggere l’urto del debito dei Paesi dell’eurozona, allora anche le economie emergenti dei Paesi dell’Europa Centrale e Orientale subirebbero un forte rallentamento. In particolare, Ungheria e Repubblica Slovacca sono i due Paesi a maggior rischio in quanto legati all’eurozona, mentre Albania, Romania e Serbia, molto legate all’economia greca, già risentono di un forte rallentamento. Anche per la Turchia si prevede un significativo rallentamento al 2,5% come risultato del minor afflusso di capitali, dell’aumento del credito e della riduzione della domanda estera.

Ma a scuotere, in negativo, i mercati Asiatici questa mattina sono stati i commenti del Cancelliere Tedesco, Angela Merkel, sul possibile ritardo della soluzione della crisi dell’eurozona.

di Vito Di Ventura

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