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Esuli siriani nel mirino del regime di Assad

By   /   4 October 2011  /   Comments Off

La repressione del governo siriano va oltre qualsiasi confine, anche quello del proprio Paese. In un rapporto intitolato “La lunga mano dei Mukhabaraat”, Amnesty International ha rivelato che funzionari delle ambasciate e altre persone legate al regime di Damasco stanno portando avanti una campagna sistematica di sorveglianza e intimidazioni nei confronti dei cittadini siriani residenti all’estero e che protestano contro il governo di Assad.

Nessuno è al sicuro, nemmeno a chilometri di distanza. Da quanto è emerso, oltre 30 attivisti siriani residenti in otto paesi (Canada, Cile, Francia, Germania, Regno Unito, Spagna, Stati Uniti d’America e Svezia) hanno riferito non solo di essere stati minacciati ma che i loro parenti in Siria sono stati, in alcuni casi, a loro volta intimiditi, arrestati e persino torturati.

Accade che quando i manifestanti protestano di fronte alle ambasciate siriane siano filmati o fotografati e ricevano successivamente telefonate e messaggi di posta elettronica o su Facebook con la quale vengono esortati a smetterla di prendere parte alle proteste. Un modo di reprimere qualsiasi forma di protesta anche a distanza.

Imad Mouhalhel è esule in Spagna. Suo fratello, Aladdin, è stato trattenuto in carcere per quattro giorni a luglio. Dopo essere stato torturato, gli sono state mostrate foto e immagini filmate delle proteste di fronte all’ambasciata siriana in Spagna e gli è stato chiesto d’identificare il fratello. Il 29 agosto, è stato nuovamente arrestato e costretto a telefonare al fratello per chiederle di non prendere più parte alle manifestazioni. Da allora, Imad e gli altri familiari hanno perso ogni contatto con Aladdin.

Poi c’è Malek Jandali, pianista e compositore di 38 anni, è esule negli Stati Uniti. Dopo che a luglio si era esibito nel corso di una manifestazione per le riforme di fronte alla Casa Bianca, i servizi di sicurezza hanno fatto irruzione nella casa della madre e del padre, rispettivamente di 66 e 73 anni, nella citta’ di Homs.

Malek ha raccontato ad Amnesty International che i genitori sono stati chiusi a chiave nel bagno mentre gli agenti siriani razziavano l’abitazione urlando che “questo è quello che accade quando vostro figlio prende in giro il governo”.

Gli esuli siriani stanno cercando, mediante proteste pacifiche, di denunciare violazioni che costituiscono crimini contro l’umanità. Il regime siriano li considera una minaccia e per questo ha lanciato una campagna sistematica, e in alcuni casi violenta, per spingerli al silenzio”– ha dichiarato Neil Sammonds, ricercatore sulla Siria di Amnesty International.

I governi degli Stati Uniti e del Regno Unito hanno sollevato la questione con le ambasciate di Washington e Londra mentre i manifestanti siriani in Spagna hanno promosso un’azione legale contro l’ambasciata.

L’allarme lanciato da Amnesty International non fa che mettere in luce la crescente spirale di violenza e repressione che non sembra dare alcun segno di cedimento. Anzi, il governo sembra voler reprimere in qualunque modo ogni voce di dissenso dentro o fuori dal Paese.

di Elisa Cassinelli

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