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Archive for ottobre, 2011

Doppio appuntamento artistico a cura della Fondazione Pinault

Posted by Aurora Portesio On ottobre - 31 - 2011 Commenti disabilitati

Cinque anni fa a Venezia veniva riaperto al pubblico Palazzo Grassi e per celebrare la ricorrenza la Fondazione Pinault (che fa capo a François Pinault, ricco imprenditore e collezionista d’arte contemporanea, proprietario tra gli altri dei marchi Gucci e Balenciaga, della prestigiosa casa d’aste Christie’s, nonché dello stesso Palazzo Grassi) ha allestito la mostra “Il mondo vi appartiene”, aperta fino al prossimo 31 dicembre.

L’esposizione, curata da Caroline Bourgeois, mette a confronto i percorsi e le esperienze artistiche di autori di differenti origini e generazioni, sviluppandosi intorno alle grandi tematiche proprie dei giorni nostri. La mostra spazia infatti a largo raggio su problematiche ambientali, politiche e sociali: dalla distruzione dei simboli fino alla tentazione del ripiegamento su se stessi.

Da citare la gigantesca opera multiculturale di Joana Vasconcelos creata con bambole e maglie provenienti da diverse parti del mondo, l’avvoltoio di Sun Yuan & Peng Yu che ben rappresenta le paure dell’uomo, il “Buddha circondato dai talebani” di Huang Yong Ping, nonché  “L’Homme Pressé” di Thomas Houseago che svetta davanti all’ingresso di Palazzo Grassi a testimoniare la fede e la speranza.

E poi ancora opere di Maurizio Cattelan, Jeff Koons, Francesco Vezzoli, Alighiero Boetti, Marlene Dumas, Giuseppe Penone, Charles Ray, solo per citare alcuni dei numerosi maestri di grande valore presenti.

L’evento è del tutto complementare ad un’altra esposizione simultanea dal titolo “Elogio del dubbio” curata sempre dalla Bourgeois e fruibile a Venezia fino al dicembre 2012 a Punta della Dogana, presso la sede del centro di arte contemporanea anch’esso facente capo alla François Pinault Foundation.

Nei due piani dello stabile sono presenti una ventina di artisti per un totale di 60 opere tra cui spiccano lavori di Julie Mehretu e Tatiana Trouve appositamente concepiti per la sede di Punta della Dogana. Le coinvolgenti tematiche affrontate in questa seconda collettiva sono la sfera del turbamento e la messa in discussione delle certezze in tema di identità in un contesto di totale incertezza in cui l’arte contemporanea ben testimonia la complessità ma al tempo stesso la precarietà della società globalizzata.

Nella struttura a forma triangolare che divide il Canal Grande dal Canale della Giudecca si possono ammirare sculture di Donald Judd, esponente principe della Minimal Art, il canestro di basket di David Hammons e l’installazione “Roxys” di Ed Kienholz che vuole indagare i lati oscuri dell’animo umano.

Altre opere sempre facenti parte della collezione Pinault risaltano a Punta della Dogana. Tra queste le sculture totemiche di Houseago nonché lavori di Roni Horn, Chen Zhen, Thomas Schutte, Sigmar Polke e Subodh Gupta.

François Pinault, grazie alla propria abilità di esperto collezionista e alla capacità di mettere insieme artisti tanto diversi tra loro, ha ancora una volta fornito un considerevole contributo alla valorizzazione dell’arte contemporanea a al rilancio di Venezia nel jet-set internazionale. Non a caso la precedente esposizione “Mapping the studio”, sempre incentrata sugli artisti della propria collezione, nel 2010 è risultata la mostra di contemporanea più visitata in assoluto in Italia.

di Aurora Portesio

Il mondo vi appartiene
a cura di Caroline Bourgeois
dal 2 giugno al 31 dicembre 2011 
Palazzo Grassi, Campo San Samuele, Venezia
orari: tutti i giorni escluso il martedì, ore 10-19

Elogio del dubbio
a cura di Caroline Bourgeois
dal 10 aprile 2011 al 31 dicembre 2012  
Centro di arte contemporanea di Punta della Dogana, Dorsoduro, 2, Venezia
orari: tutti i giorni escluso il martedì, ore 10-19   

Serie A. Caserta allunga l’imbattibilità. Vittoria sofferta per Siena, Milano doma Sassari

Posted by Andrea Centenari On ottobre - 31 - 2011 1 COMMENT

Prosegue la striscia di imbattibilità della Pepsi Caserta che ieri ha superato in casa la Novipiù Casale Monferrato 67-52. Ora i campani sono a punteggio pieno al vertice della classifica di Serie A.
I trascinatori in casa casertana sono Collins e Fletcher autori, rispettivamente, di 17 e 19 punti.
A Casale Monferrato non basta la discreta prova fornita da Janning (13 punti). I piemontesi rimangono ultimi, a zero vittorie insieme alla BancaTercas Teramo, che ha incassato un’altra sconfitta casalinga con Avellino (57-71).

La Montepaschi Siena torna alla vittoria dopo lo stop casalingo con la Pepsi andando ad imporsi di misura sul difficile campo dell’Angelico Biella per 67-70. È  il solito McCalebb a trascinare i toscani con i suoi 19 punti.

L’Olimpia Milano, invece, ha vita facile sul campo della Dinamo Sassari. I ragazzi di coach Scariolo vincono con un largo margine di 28 punti (60-88). Nelle fila di Sassari si è fatta sentire la pesante assenza per infortunio di Travis Diener.

Prima storica vittoria per l’Umana Reyer Venezia che, battendo Montegranaro 76-62, centra la sua prima vittoria nella massima serie dopo 17 anni. Szewzcyk, con i suoi 22 punti, condanna la Fabi Shoes al terzo ko in quattro gare.

Con una tripla di McIntyre sul finire dell’ultimo quarto, la Virtus Bologna ritorna alla vittoria superando 80-78 una Vanoli Braga Cremona a cui non basta la grande serata di Von Wafer autore di 31 punti.

Grazie alla doppia-doppia (16 punti e 12 rimbalzi) di uno scatenato Diawara, la Cimberio Varese vince la sua terza partita stagionale imponendosi sul campo della Virtus Roma 74-76 dopo un tempo supplementare.

di Andrea Centenari
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In diretta dal Festival del Cinema di Roma. Scamarcio vs Rubini

Posted by Donata Carelli On ottobre - 31 - 2011 Commenti disabilitati

 

Rubini vs Scamarcio. Bis di pugliesi.

A dispetto di chi sorrideva pensando ad un duetto “gigioneggiante” tra star del grande schermo, l’incontro-scontro tra i due protagonisti pugliesi è, al di sopra di ogni sospetto,  fresco, divertente e non banale. Merito senza dubbio della vis scoppiettante ed acuta di Sergio  Rubini che trova una buona  spalla nel bel tenebroso, sempre meno concentrato sul suo aspetto e più riflessivo e meno scontato, forse un tantino compiaciuto. Ma ne ha ben donde, a giudicare dal calore del pubblico.

L’incontro, moderato da Mario Sesti,  rientra nei “duetti” proposti nella sezione Extra dell’Altro Cinema e viene preceduto dalla proiezione del cortometraggio “Sergio Rubini, un attore regista” (20’) di Gianluca Greco e dal mediometraggio “Io non sono io. Romeo, Giulietta e gli altri” (70’) di Paolo Santolini. Già dalle prime battute, i due strappano risate a scena aperta. Scamarcio sostiene di aver conosciuto Rubini la prima volta quando ancora lui era solo un ragazzino e l’altro invece già noto, “…eravamo  in via Sparano a Bari, alla Laterza….Ti ho stretto la mano…e tu hai detto..Ciao, eh!”. Ride Rubini come chi non ricorda assolutamente nulla e ribatte “È  il suo modo di farmi sentire il senso di colpa. Poi la verità è che le cose cambiano in un attimo. Oggi per esempio io vengo da Matera, lui invece da Los Angeles”. Risata generale.

 Gli spezzoni  che vengono  proiettati in sala ricostruiscono tappe fondamentali della carriera dei due. Si parte con quella di Rubini che ha il suo fortunato  inizio nel 1987 ne “L’intervista” di Federico Fellini, passando attraverso tante pellicole come la riuscitissima “Terra” e l’assai meno convincente “Colpo d’occhio”, film intellettualista ed astratto. Rubini parla del “modo italiano” di recitare, più immediato, meno mediato, meno impostato  di quello americano così tecnico e  studiato. Il suo riferimento è più la recitazione come la intendeva Eduardo, quando l’attore può piangere o simulare la sua mestizia anche di spalle, scuotendo il capo. Dello stesso avviso è Scamarcio, che cita  Carmelo Bene  per quella prestazione che sa di “…catarsi, di medium di un qualcosa di magico”. E via con gli aneddoti. Rubini sorride nell’ammettere che non è uno che studia troppo i copioni. Parte della colpa va senz’altro all’emulazione di Gérard Depardieu che, notoriamente, si presenta sul set senza aver affatto letto alcunché. Fu così  quella volta che Rubini e Deapardieu si trovano insieme sul set di “Montecristo” e Depardieu lo trascina in scena senza che entrambi sappiano la parte. Rubini insiste ricordando che, ancora ragazzo, dovendo interpretare la parte di un barbone, preferisce non studiare e si limita a seppellire gli abiti scelti per il ruolo in una buca sottoterra. Quando anni dopo incontra sul set Bruno Ganz,  ne ammira la preparazione e si accorge che quello invece conosce il copione a memoria. Allora Rubini ne parla con l’analista riferendo  invece il suo personalissimo metodo dell’abito sepolto. L’analista, con poche e scarne parole, fa la sua diagnosi: “Credo debba imparare anche il metodo Ganz”. Il pubblico ride ed applaude.

 Anche Scamarcio parla del suo approccio alla recitazione e di come l’essere apparentemente “distratto” prima del ciak, lo aiuti invece ad ottenere una resa ottimale dell’interpretazione poi. Rubini se la ride sotto i baffi, continua a beccare Scamarcio sostenendo di farla finita e di confessare apertamente tutto ciò che l’attore non tollera nel Rubini-regista. Scamarcio ride divertito, ammette di essere stato spesso infantile sul set, volutamente deconcentrato e pensa a quella volta che aveva chiesto all’amico regista di girare una scena solo un paio di volte e quello gliela fa fare 19 volte obbligando lui e tutta la troupe ad ore di straordinario e via dicendo. Entrambi confessano il loro amore per la Puglia, specie Rubini che ormai per volontà sua o per facilità logistica, considera la sua regione un luogo da cui non si può prescindere. In conclusione, arriva lo scambio dovuto di complimenti: Scamarcio loda in Rubini la capacità unica nella direzione, nel dare significato ad ogni inquadratura ed a tirare fuori l’essenza dell’attore. Rubini  riconosce a Scamarcio il non combattere contro la sua “avvenenza” e non dover dimostrare forzatamente di essere “anche bravo”. Questo viene da sé, sottolinea il regista che dice anche, concludendo in modo brillante “Io sono ancora di quella generazione di pugliesi emigrati, che arrivava con la valigia di cartone. Riccardo invece…è partito già col trolley”. Applauso e ressa di autografi.  

di Donata Carelli

Informazioni e conoscenza per uno sviluppo sostenibile del Bacino del Nilo

Posted by Salvatore Verde On ottobre - 31 - 2011 Commenti disabilitati

L’incremento demografico in atto ed il crescente degrado del bacino del Nilo rischiano di far aumentare fame e povertà nella regione.  Per evitare che questo avvenga è necessaria una pianificazione dello sviluppo più lungimirante e strategica, secondo quanto indicato dalla FAO.  L’avvertimento è venuto alla presentazione ai governi dell’area dei risultati di un progetto FAO durato dieci anni e finanziato dall’Italia, mirato a fornire informazioni e strumenti di pianificazione alle autorità addette allo sviluppo e ai gestori delle risorse naturali, nell’intento di innescare un’ inversione di tendenza.

Il progetto FAO-Italia “Prodotti informativi per la gestione delle risorse idriche del bacino del Nilo“, ha istituito moderni sistemi di monitoraggio idrologico in tutto il bacino del Nilo,  aiutato le autorità preposte ad armonizzare la raccolta di dati, ed ha prodotto una serie di esaurienti indagini sull’impiego delle risorse idriche e sulla produzione agricola.

Sino adesso non vi sono stati studi sistematici su come vengono utilizzate – o potrebbero essere usate – in agricoltura le acque del Nilo, e sono mancate informazioni chiave che avrebbero consentito quello che noi chiamiamo una solida contabilità delle risorse idriche“, dice Pasquale Steduto, a capo dell’Unità FAO Sviluppo e gestione delle risorse idriche. “I dati che nell’ambito del progetto si sono acquisiti ed i prodotti informativi che si sono realizzati aiuteranno a colmare queste lacune, e consentiranno ai governi dell’area di trarre il massimo vantaggio dalle risorse del fiume“, ha aggiunto.

 Si prevede che per il 2030 la popolazione del bacino del Nilo -attualmente di circa 200 milioni di persone - aumenterà tra il 61 ed l’82 %, secondo un rapporto FAO presentato ad un incontro governativo che si è tenuto nei giorni scorsi a Kigali.
Allo stesso tempo, “degrado ambientale, siccità, istituzioni deboli, scarse capacità finanziarie, infrastrutture inadeguate e instabilità sociale cospirano a perpetuare una situazione di povertà nella regione“, si legge nel rapporto.  Alcuni dei dieci paesi che condividono il Nilo – Burundi, Egitto, Eritrea, Etiopia, Kenya, Repubblica Democratica del Congo, Ruanda, Sudan, Tanzania ed Uganda – sono tra i più poveri al mondo.

E sebbene le acque del Nilo potrebbero essere una potente leva di sviluppo economico e sociale, l’alto tasso di crescita demografica e la crescente pressione sulla terra e sulle risorse idriche “assottigliano le possibilità di invertire questo trend negativo nella regione“, si legge nello studio della FAO.

Per ridurre la pressione sul Nilo occorrerà una maggiore efficienza e produttività dell’uso dell’acqua lungo l’intera catena produttiva, dal campo alla tavola, costruire sistemi agricoli più resistenti al cambiamento climatico e rafforzare il commercio dei prodotti agricoli tra i paesi che condividono il bacino“, ha affermato Steduto.
L’agricoltura nel bacino del Nilo usa già più dell’80% delle risorse idriche rinnovabili, secondo lo studio FAO, e la possibilità di incrementare l’approvvigionamento d’acqua, per esempio drenando le zone paludose o riducendo l’evaporazione, è estremamente limitata.

È molto importante che le autorità che gestiscono le risorse abbiano informazioni dettagliate per una buona contabilità dell’acqua, e strumenti per la pianificazione che consentano loro di valutare i costi e i benefici delle loro politiche e delle loro scelte di gestione delle risorse“, dice Steduto spiegando la logica dietro al progetto.

Il progetto “Prodotti informativi per la gestione delle risorse idriche del bacino del Nilo” ha consolidato le informazioni spaziali sull’acqua e sull’agricoltura nella regione ed ha fatto una previsione dei bisogni alimentari futuri della regione; uno studio dei vari sistemi agricoli praticati lungo il Nilo ed un’analisi dei possibili scenari futuri per una gestione sostenibile delle risorse idriche e per lo sviluppo agricolo.

Inoltre si sono prodotti e distribuiti 18 manuali  su tecniche e tecnologie per la misurazione dell’acqua.  Centinaia di addetti alla gestione delle acque e personale di agenzie agricole hanno ricevuto corsi di formazione, incluso su tecniche di negoziazione. Sono stati acquisiti un’enorme quantità di dati sulle risorse idriche, sul territorio e sull’agricoltura mediante il Sistema di Informazione geografica (SIG).  Dati più accurati hanno consentito la creazione dello Strumento di sostegno decisionale del Nilo (Nile-DST la sigla inglese), un software che dà una mappatura dell’intero sistema del Nilo e consente ai pianificatori di valutare i pro e i contro e le conseguenze dei differenti possibili scenari di sviluppo. Contemporaneamente, sottolinea Steduto, il progetto ha rafforzato una visione condivisa della gestione delle risorse naturali e di uno sviluppo che sia sostenibile tra i governi che si affacciano sul Nilo.  “Solo mediante uno sforzo congiunto dei Paesi rivieraschi si potrà concepire e costruire un futuro sostenibile“, ha aggiunto.

Il progetto di 5 milioni di dollari è stato finanziato dal governo italiano, ed è l’ultimo di tre progetti finanziati nella regione per un totale di 16 milioni di dollari.

di Salvatore Verde

Russia pronta ad aiutare Eurozona attraverso Fmi

Posted by Elisa Cassinelli On ottobre - 31 - 2011 Commenti disabilitati

La Russia è pronta a iniziare i colloqui con singoli stati della zona euro per fornire sostegno finanziario attraverso il Fondo Monetario Internazionale.Non c’è stata una richiesta formale da parte dell’Unione Europea, ma se fanno una richiesta il ministro delle Finanze, la banca centrale, il governo valuteranno la cosa seriamente, così come la possibilità di un sostegno”, ha detto ai giornalisti il consigliere economico Arkady Dvorkovich.

Per la Russia e gli altri Paesi Bric (Brasile, Cina e India) si tratta di aiutare da una parte la ripresa dell’economia europea, da cui dipendono strettamente anche la loro, e dall’altra aumentare la propria influenza all’interno del Fmi. “Per noi è molto importante che l’Europa sia stabile” ha detto oggi Dvorkovich. “Altrimenti anche la Russia passerà a una fase di instabilità”.

In vista del vertice del G20 dedicato alla situazione finanziaria dell’Europa, che si terrà a  Cannes il 3 e il 4 novembre, il Presidente del Consiglio europeo, Herman Van Rompuy, e quello della Commissione europea, José Manuel Barroso, hanno scritto una lettera ai partner del G20 chiedendo “l’aiuto di tutti” e si appellano al “senso di comune responsabilità” per ridare alla Ue la spinta necessaria a riacquistare l’equilibrio finanziario. L’Europa ammette che da sola non può farcela a risolvere la crisi dei debiti e che c’è bisogno del sostegno anche delle altre potenze.

Se il sostengo globale diventa indispensabile, occorre però fare i conti con Londra che ha annunciato che non aiuterà in alcun modo il fondo salva-Stati, nemmeno tramite il Fmi. E anche L’appoggio Usa, tramite il Fondo monetario, è ancora in forse, considerate le difficoltà di Obama già con la crisi americana.

Ma il Fmi informa che una “revisione degli strumenti anti-contagio a sua disposizione”, con l’obiettivo di gestire i bisogni degli stati membri e in linea con le riforme in corso per aumentare l’efficiacia e la flessibilità degli strumenti di prevenzione delle crisi e ridurre i rischi di contagio.

Gli economisti americani spiegano che “l’obiettivo della revisione è rafforzare la capacità del Fondo di mitigare il contagio fornendo liquidità ai paesi che hanno politiche e fondamentali forti e che sono colpiti da stress sui mercati finanziari. Il rafforzamento degli strumenti punta a gestire i bisogni dei paesi membri. Strumenti che non sono mirati a particolari stati”.

Tuttavia, il piano europeo non convince il magnate americano George Soros, secondo il quale l’accordo “dimostra la mancanza di leadership di un continente”, e le dà al massimo tre settimane di vita prima di dimostrare il suo completo fallimento.

di Elisa Cassinelli

Termina stanotte la missione della Nato in Libia

Posted by Redazione On ottobre - 31 - 2011 Commenti disabilitati

Da stanotte il cielo della Libia non vedrà più volare gli aerei della Nato, è stato deciso dal Consiglio di Sicurezza dell’Onu. Questa la decisione del Consiglio durante l’ultima riunione, la missione della Nato “No Fly Zone”, chiesta a più voci dai rappresentanti dei Paesi europei per assicurare con “tutti i mezzi necessari” la protezione della popolazione libica, avrà termine stanotte.

L’operazione, durata sette mesi, ha visto coinvolti i caccia dell’Alleanza atlantica, è dunque giunta al termine. Tale decisione dell’Onu è preceduta dall’annuncio della liberazione della Libia da parte del Consiglio Nazionale di Transizione (CNT), dopo la morte del colonnello Gheddafi.

Ora la sovranità del Paese appartiene totalmente alla Libia”, ha dichiarato l’ambasciatore di Tripoli alle Nazioni Unite, Ibrahim Dabbashi, esprimendo soddisfazione per la decisione del Consiglio di sicurezza, adottata all’unanimità.

Dopo aver ventilato la possibilità di una richiesta ufficiale di prorogare la missione ‘Unified Protector’ della Nato fino a tutto il 2011, il Consiglio Nazionale di Transizione libico (Cnt) ha infine deciso di sostenerne invece a sua volta la revoca sin da lunedì prossimo. E l’ha comunicato ai quindici del Consiglio di Sicurezza, ha detto l’ambasciatore Dabbashi, aggiungendo che ora il Cnt ha davvero “la possibilità di condurre il Paese verso un governo democratico”. E in questo senso sembra inquadrarsi la decisione di processare coloro che il 20 ottobre a Sirte hanno ucciso Muammar Gheddafi, resa nota mercoledì dal vicepresidente del Cnt Abdel Hafiz Ghogha secondo cui “il responsabile dell’omicidio di Gheddafi, chiunque sia, sarà giudicato e avrà un processo equo“.

Allo stesso tempo, verso un processo internazionale per crimini contro l’umanità, sembra avviarsi il secondogenito dell’ex rais, Saif al Islam. Protetto da un manipolo di mercenari del Sudafrica, Saif è in fuga nel Sud della Libia, o forse ha già raggiunto il Niger. Tuttavia, sembrano sempre più concrete le voci secondo cui avrebbe deciso di consegnarsi alla Corte penale internazionale (Cpi). Secondo quanto ha fatto sapere il Cnt, Saif avrebbe già chiesto un aereo per raggiungere L’Aja, dove ha sede la Cpi. Ma oltre ai processi, le autorità libiche, come ha ricordato ancora l’ambasciatore Dabbashi, hanno ora “anche il compito di impegnarsi per proteggere la popolazione e garantire il rispetto dei diritti umani“.

Su questo fronte, la comunità internazionale sembra intenzionata a continuare a sostenere la nuova dirigenza libica, attraverso una nuova alleanza di “volenterosi” guidata dal Qatar, di cui si discute in questi giorni a Doha. Anche perché solo con un ritorno a condizioni di sicurezza accettabili i nuovi responsabili libici potranno pensare in maniera veloce e concreta a riavviare a pieno regime le attività finanziarie del Paese, e in particolare l’industria petrolifera. Basti pensare che, prima della guerra, la Libia produceva circa un milione e mezzo di barili di greggio al giorno. Ora non arriva a 500 mila.

L’Italia, che ha partecipato alla coalizione a guida Nato ha svolto il suo ruolo anche in considerazione di una robusta tradizione storica, di vicinanza, amicizia e cooperazione con il popolo libico. Spetta, ora, alle Autorità di transizione di traghettare verso un nuovo futuro politico il Pese dove tutte le componenti della società libica possano riconoscersi in solide istituzioni democratiche e rappresentative. In questa nuova pagina di storia politica ci sono anche i diritti umani: le Autorità di transizione hanno annunciato un’indagine sulle circostanze della morte del colonnello Gheddafi mentre l’Italia si è detta d’accordo con gli Stati Uniti sulla necessità che le nuove autorità libiche indaghino anche sulle denunce di esecuzioni sommarie di lealisti o sostenitori del vecchio regime.

Torino: Dove l’arte contemporanea è di casa

Posted by Armida Tondo On ottobre - 31 - 2011 Commenti disabilitati

Torna di nuovo a Torino la ContemporaryArt. La cerimonia ufficiale prevede l’accensione delle Luci d’Artista, domani, a dare il via la stagione delle arti contemporanee. Nella prima settimana di novembre l’attenzione sarà concentrata su Torino, dove il museo a cielo aperto di Luci d’Artista abbellirà vie e piazze torinesi. Questo evento, inoltre, rinnova la collaborazione del capoluogo piemontese con il Comune di Milano e per la prima volta con il Comune di Genova.

Si tratta di un nuovo esempio di collaborazione che rafforza l’immagine di Torino, capitale dell’arte contemporanea – ha spiegato l’assessore alla Cultura del Comune di Torino Maurizio Braccialarghe, nel corso della presentazione alla stampa – il progetto, forte di una lunga tradizione costituita da Artissima, la Notte delle arti contemporanee, il Torino Film Festival e moltissime altre iniziative mirate, da quest’anno conosce un nuovo e importante sviluppo“.

Andrea Ranieri, assessore alla Cultura del Comune di Genova: “L’arte contemporanea può essere una parte importante per ridisegnare il nuovo Nord-Ovest del sapere, della ricerca, della cultura. Di questo Nord Ovest Genova è il mare e la porta verso il sud del Mediterraneo”.

Oltre ad Artissima 18 all’Oval del Lingotto, la città della Mole dedicherà sabato 5 novembre una lunga notte alle arti contemporanee. Durante la serata è prevista l’apertura straordinaria di musei, spazi musicali, gallerie e show-room. Le ex carceri Le Nuove ospiterà un focus sull’arte emergente. E ancora “Paratissima” che, nata come manifestazione off, è diventata in poco tempo una delle iniziative di punta del programma Contemporaryart negli stessi giorni di Artissima: giunta alla settima edizione riempie, con un ricco calendario di eventi, centinaia di spazi nel quartiere torinese di San Salvario, strade, negozi, locali, spazi sfitti e scuole, trasformandoli in location espositive, per giovani artisti e creativi. Per la rassegna ‘Un nuovo ciclo di mostre di artisti contemporanei a confronto con le collezioni GAM’, la Galleria ospiterà, dal 25 novembre James Brown per la prima volta in Italia con la serie Firmament, mentre al Museo d’arte contemporanea del Castello di Rivoli le opere storiche dei protagonisti del movimento sono a confronto con altrettanti capolavori di artisti della scena internazionale, dalla Pop Art alla Land Art, dalla Conceptual Art alla Body Art.

Un’espressione geografica e la personale di Andrea Salvino, artista romano residente a Berlino, sono le due mostre ospitate alla Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, mentre alla Fondazione Merz Simon Starling ricostruisce, attraverso diversi livelli espositivi l’evoluzione, nei secoli, del rapporto tra arte e scienza, informazione e speculazione filosofica, realtà e finzione, originale e copia, proiezione e desiderio. La Pinacoteca Agnelli invece presenta la prima mostra mai realizzata sulla Postal Art di Gilbert & George.

di Armida Tondo

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