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UK. Presentato il rapporto sulla morte del cittadino iracheno Baha Mousa

By   /   8 settembre 2011  /   Commenti disabilitati

Un cittadino iracheno è morto dopo aver subito uno “spaventoso caso di seria e gratuita violenza” per una “molto seria violazione della disciplina” da parte dei soldati del Regno Unito.

Queste sono le conclusioni cui è giunto dopo circa due anni di indagini il Presidente della Commissione d’inchiesta, Sir William Gage, che ha biasimato il Ministero della Difesa per l’uso in Iraq di metodi di interrogazione proibiti.

La storia, in sintesi, è la seguente: il 14 settembre del 2003 Baha Mousa ed altre 9 persone fu arrestato nell’Hotel Haitham di Bassora da militari del 1° Battaglione del Reggimento dei Queen’s Laincashire (1 QLR). Dopo due giorni, Mousa morì a causa dei maltrattamenti subiti; sul suo corpo furono trovate ben 93 ferite. La moglie, di soli 22 anni, morì di cancro subito dopo il suo arresto, lasciando orfani i due giovanissimi figli Hussein e Hassan.

Il Caporale Donald Payne fu condannato ad un anno di prigione e radiato dall’Esercito per comportamento inumano nei confronti di civili. Nel 2008 il Ministero della Difesa ammise i maltrattamenti nei confronti dei prigionieri. L’allora Segretario della Difesa, Des Browne, annunciò la pubblica inchiesta per la morte del Mousa e, successivamente, l’MOD accettò di pagare un risarcimento di 2,83 milioni di sterline. Il 13 luglio 2009 l’inchiesta ebbe inizio a Londra e oggi, 8 settembre 2011, è stato presentato il rapporto della Commissione d’inchiesta.

Il Primo Ministro, David Cameron, ha così commentato: “L’Esercito Britannico, come fa, dovrebbe mantenere il più elevato livello. Se ci saranno ulteriori prove dall’inchiesta che richiederanno azioni da prendere, saranno prese”.

In un comunicato alla Camera dei Comuni, il Segretario della Difesa, Liam Fox, ha detto che l’Esercito è stato colpevole di mancanze ripetute, ma egli si rifiuta di accettare una delle 73 raccomandazioni del rapporto della commissione di inchiesta, ovvero quella che “vieta ai soldati di urlare durante gli interrogatori”.

Questa conclusione dell’indagine getta un’ombra non solo sul comportamento dei diretti responsabili dei maltrattamenti ma, soprattutto, sul buon nome del reggimento, e delle Forze Armate in generale,  e sull’eventuale silenzio di Ufficiali che hanno visto o sapevano ovvero dovevano sapere. Tra questi ultimi va annoverato il comandante, Col Jorge Mendonca, la cui azione di comando è stata senza dubbio molto carente. Doveva sapere cosa i suoi uomini stessero facendo.

Il rapporto è ora nelle mani del Servizio Giudiziario della Corona che dovrà decidere se prendere azioni contro i singoli individui responsabili.

La convenzione di Ginevra sul trattamento dei prigionieri di guerra va sicuramente inculcata a tutti i militari che si recano in operazioni fuori area e specialmente a coloro che dovranno avere il compito di gestire i campi di prigionia, dal più elevato livello fino al soldato semplice.

Durante la campagna irachena sono stati applicati metodi interrogatori banditi oltre 30 anni da quasi tutti gli eserciti più avanzati, tra cui britannici e americani. Ancora più tristemente famoso è ciò che avvenne nella prigione di Abu Ghraib di Bagdad. Ma, poi, c’è stata una guerra che non abbia avuto la sua Abu Ghraib?

di Vito Di Ventura

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