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Intervista a Tony Sandoval

By   /   8 Settembre 2011  /   Commenti disabilitati su Intervista a Tony Sandoval

In occasione della fiera del fumetto di Narni ho avuto l’opportunità di intervistare il grande autore Tony Sandoval.

“Tony, uno degli ospiti d’onore della fiera, presentava il libro  intitolato: “Il cadavere e il sofà”, suo primo lavoro edito in Italia dalla casa editrice Tunué“.

Tony quali sono gli autori che ti sono stati d’ispirazione?
“Ce ne sono veramente tanti! Direi Jack Kirby, Simon Bysley, Mike Mignola, Jeff Smith, Moebius, ma molti altri come Tim Burton oppure scrittori come Edgard Alan Poe o H.P. Lovecraft e tanti ancora.

Nel tuo lavoro Les Betises De Xinophixerox (inedito in Italia) il tuo stile è molto dark e sembra molto vicino allo stile di un autore italiano:  Gipi. Lo conosci? Ti Piace?
Si lo conosco e devo dire di essere un suo grande fan! Adoro i suoi lavori e mi piace quello che cerca di fare con gli inchiostri e con gli acquarelli, anche nello storytelling è fantastico e devo dire che sono “invidioso” del modo in cui riesce a creare dei veri e propri mondi con una narrazione veramente cinematografica”.

Comunque come dicevo sopra il tuo stile è inconfondibilmente Dark e ispirato da grandi scrittori come H.P. Lovecraft.
“Si certo, graficamente sono molto Lovecraftiano con tutti i tentacoli che arrivano dal cielo e cose mostruosamente simili”.

Anche gli autori del centro-sud America come Garcia Marquez sono d’ispirazione per te con il tema dell’unione tra amore- sesso- morte.
“Si è quella che potrei definire la mia eredità latino americana, è parte della nostra cultura e della nostra visione della vita, può sembrare strano ma è così!”

Tu realizzi Graphic Novels, ma credo che come tutti i fumettisti avrai iniziato leggendo supereroi. Quali sono i tuoi preferiti e quali tipi di storie ti piacciono?
“Adesso odio i supereroi! Ma  devo ammettere che sono stati parte della mia formazione di fumettista. Ricordo che il primo fumetto che comprai con i miei soldi fu un numero di Superman; adoravo tutti quei disegni, e visto che volevo imparare bene l’anatomia tutti quei personaggi muscolosi mi sembravano l’ideale per imparare. Durante l’adolescenza compravo parecchio gli X-men e Spiderman, che era il mio preferito in assoluto, ma crescendo ho perso interesse per questo tipo di fumetto (come accade alla stragrande maggioranza dei lettori di fumetti) e mi sono dedicato al disegno libero. Poi comprai la rivista Heavy Metal e vidi per la prima volta artisti come Frezzato e Bisley o storie come Druuna. Questa rivista mi fece aprire gli occhi su un tipo di fumetto per me sconosciuto”.

Di Simon Bisley non posso non citare le sue storie su Lobo, in assoluto le storie più estreme che il personaggio della Dc comics abbia mai avuto.
“Si certo! Ma quello che mi colpì profondamente fu Slaine: il dio cornuto. Anche i suoi lavori su Lobo e su Judge Dredd sono incredibili ma secondo me Slaine è il suo lavoro migliore, mi piace quel gusto celtico che pervade ogni tavola. Quindi quello che rivoluzionò il mio modo di pensare il fumetto furono proprio quelle storie; storie dove si usavano acquarelli, acrilici e tecniche inusuali per il fumetto. In quel momento realizzai che potevo fare fumetti senza dover per forza esser legato ai supereroi, fare fumetti più artistici ed utilizzare questo medium per raccontare storie”.

Tu realizzi Graphic Novel, quindi, al contrario di chi lavora per case editrici di supereroi come Marvel e Dc,  puoi raccontare storie più personali ed in piena libertà creativa.
“Si la libertà di raccontare storie su temi che ci stanno a cuore è veramente interessante, ma io preferisco raccontare più delle storie dal sapore epico che non storie su fatti personali”.

A proposito di storie epiche, leggendo il tuo blog ho notato che sei un Metal fan e che il tuo prossimo libro in uscita si intitola Doom boy; unirai le tue passioni in questo fumetto?
“Si sono un grande fan del metal, ed in particolare di death metal. Quando ero ragazzo suonavo in una band death metal (e cantava anche!), anche se credo che riascoltandoci oggi sembrerebbe più una band punk!”

Quindi con Doom boy potresti mettere insieme il fumetto e l’epicità di certi gruppi metal, come ad esempio gli Amon Amarth?
“Devo ammettere di non essere un grande fan degli Amon Amarth, mi piacciono ma non mi fanno impazzire. Mi piace di più il doom metal come i Cathedral, My Dying Bride ed i primi Opeth. Tra le altre cose adoro le cover dei dischi dei Manowar, loro sono molto epici e  le immagini dei loro Cd richiamano alla mente le storie di Conan e i disegni di Frazzetta. Dopo Doom boy vorrei realizzare qualcosa di veramente epico, con barbari, cavalli e cose così.  In Nocturno (altro fumetto di Sandoval inedito in Italia) c’era una vena epica, ma c’era anche una parta romantica che nel mio prossimo lavoro non ci sarà. Anche in Doom boy c’è dualità da una parte la storia di un ragazzo e dall’altra temi epici come il Vahalla e cose simili”.

Sempre sul tuo Blog c’è un’immagine tratta da Doom boy veramente bella con il ragazzo che suona la chitarra e sullo sfondo dei guerrieri vichinghi che combattono.
“Mi piace realizzare questo tipo di tavole. Cerco di essere il più epico possibile quando realizzo certi disegni.  Magari potrei sembrare più “tecnico” in altri lavori che non in Doom boy visto che per me è un tipo di storia nuova rispetto ai lavori precedenti”.

Quindi Doom Boy rispetto ai tuoi precedenti lavori è anche graficamente diverso?
“Si certo, lo potrei definire quasi minimalista. Solo inchiostro e colori. Attualmente sto puntando molto sulla storia, sulla trama. I disegni sono importantissimi ma attualmente per me sono secondari, viene prima la storia. Doom boy inoltre è il fumetto più lungo che abbia mai realizzato, 128 pagine, e verrà pubblicato nello stesso formato di Les betises de xinophixeron (quindi orizzontale stile Lupo Alberto) è un libro che mi ha impegnato molto, soprattutto per la parte grafica, ma sono sicuro che non deluderà i lettori”.

Si ringrazia per la consueta gentilezza e disponibilità lo staff della casa editrice Tunué ed in particolare Emanuele Di Giorgi che ha reso possibile questa intervista.

Di Ruffino Renato Umberto

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