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La Vanitas protagonista nella collezione Doria Pamphilj

By   /   5 Settembre 2011  /   Commenti disabilitati su La Vanitas protagonista nella collezione Doria Pamphilj

Sembra proprio che la regia della mostra “Vanitas. Lotto, Caravaggio, Guercino nella Collezione Doria Pamphilj” sia stata scritta nei secoli dal nobile casato e che ogni arricchimento della prestigiosa collezione d’arte della famiglia abbia seguito nel tempo un preciso filo conduttore: dimostrare, attraverso i capolavori d’arte, la caducità delle cose terrene.

Vanitas: tutto è vanità, proprio in considerazione dell’effimera condizione dell’esistenza umana. Si giustifica così la necessità di vivere intensamente il presente, tralasciando la malinconia e dando spazio alle cose piacevoli della vita.

Questo concetto è stato ben interpretato in vita dallo stesso “padrone di casa”, il Cardinale Benedetto Pamphilj, grande mecenate di artisti e musicisti, anch’egli a sua volta poeta ed artefice tra l’altro del celebre oratorio “Il trionfo del Tempo e del Disinganno” musicato per lui nel 1707 da Georg Friedrich Händel.

Fino al 25 settembre il Cardinale Pamphilj ci invita dunque idealmente nel suo fastoso palazzo di Via del Corso a Roma per farci ammirare, attraverso le opere d’arte esposte, le molteplici questioni legate alla Vanitas. La mostra era stata inizialmente prevista a Genova, nell’altra bellissima residenza del casato, la Villa del Principe, ove per contro è attivo il Museo permanente della famiglia (ricco di preziosi arazzi del ‘400 e ‘500 oltre che di una quadreria firmata da Sebastiano del Piombo, Bronzino ed altri grandi maestri).

Solo a causa di problematiche connesse al trasporto delle opere, l’ideatore dell’evento, Massimiliano Floridi e la curatrice Francesca Sinagra, hanno poi optato per mantenere la location nel Palazzo romano.

Nelle quattro sezioni della retrospettiva figurano nientemeno che opere del Caravaggio, di Lorenzo Lotto e di Giovanni Francesco Barbieri, detto il Guercino, oltre a Jusepe de Ribera (detto Spagnoletto), Andrea Sacchi, Mattia Preti, Domenico Fetti, Jan van Kessel e altri artisti che nel tempo, con il loro genio, hanno interpretato il concetto della vanità.

Si parte da una serie di nature morte (modalità spesso usata dai pittori per ricordarci che nulla vive in eterno) con ampia rappresentazione di vassoi di frutta e tavole imbandite, per passare alle immagini dei santi ed in particolare di quel San Girolamo che, traducendo l’Ecclesiaste, introdusse nel mondo latino il concetto di Vanitas. Su tutti spiccano capolavori come il “San Girolamo” di Ribera e quello di Lotto, oltre alla “Maddalena” di Caravaggio.

Segue poi una ricca sezione dedicata alla ritrattistica che presenta una serie di elementi allegorici quali fiori, sarcofagi, teschi e busti. In questo contesto un particolare valore simbolico è documentato dalla presenza di antichi orologi del Sei e Settecento con la classica immagine del Tempo che avanza armato di falce. Corona il tutto il significativo sottofondo musicale delle note della musica handeliana.

Chiude l’esposizione, dopo i tanti capolavori di illustri Maestri dei secoli passati, un’opera contemporanea espressione della Vanitas declinata ai giorni nostri. Si tratta di cinque doppi ritratti, in piombo e in marmo, di altrettante discendenti della famiglia Pamphilj: la principessa Gesine e le quattro figlie Irene, Orietta, Elisa e Anna. Nella simbologia dell’opera ogni volto, forato nell’organo corrispondente, rappresenta uno dei cinque sensi secondo la progressione naturale della percezione. I due autori, Massimiliano Floridi e Jacopo Cardillo, hanno concepito l’opera come una vera e propria installazione destinata, per sua stessa natura, a non durare nel tempo essendo le maschere di piombo lentamente schiacciate dai busti marmorei che le sovrastano. Come a dire che nulla è eterno e tutto si risolve nella poetica dell’effimero.

Da sottolineare l’assoluto valore intrinseco delle opere esposte, capolavori della storia dell’arte italiana ed europea, tutte di proprietà del principesco casato che ha sempre investito con passione nell’arte, commissionando opere a sommi maestri nel campo della pittura, della scultura e dell’oggettistica, con particolare attenzione alla presenza di lavori legati al tema specifico della mostra romana.

Dunque una cornice sontuosa per un’esposizione di notevole valore storico ed artistico in cui tanti artisti, attraverso i loro variegati lavori, ben ci illustrano l’antico, ma sempre attuale concetto, della caducità della vita terrena.

Vanitas. Lotto, Caravaggio, Guercino nella Collezione Doria Pamphilj
a cura di Francesca Sinagra
dal 21 maggio al 25 settembre
Palazzo Doria Pamphilj, Via del Corso 305, Roma
Orari: tutti i giorni ore 10-17

di Aurora Portesio

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