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Siria, Amnesty: “Almeno 88 morti in carcere”

By   /   31 Agosto 2011  /   Commenti disabilitati su Siria, Amnesty: “Almeno 88 morti in carcere”

Torture, arresti arbitrari, violenze e maltrattamenti. Durante questi cinque mesi di sanguinosa repressione messa in atto dalle autorità siriane almeno 88 persone sono morte in prigione: è quanto denuncia Amnesty International in un nuovo rapporto diffuso oggi.

Tutte le vittime erano state arrestate perché avevano preso parte, o erano sospettate di aver preso parte, alle proteste di massa lanciate a marzo dal movimento per le riforme. In almeno 52 degli 88 casi, vi sono prove che maltrattamenti e torture abbiano causato direttamente la morte o abbiano contribuito a causarla. Tra i segni della tortura, vi erano quelli di bruciature, frustate, schiaffi e percosse. E nessuno è stato risparmiato, nemmeno i minorenni: molte delle vittime avevano poco più di 13 anni.

La maggior parte delle morti denunciate da Amnesty International è avvenuta nei governatorati di Homs e Dera’a, sedi delle principali proteste. Morti in prigione sono state registrate anche in altri cinque governatorati: Damasco, Rif Damashq, Idlib, Hama e Aleppo.

Le morti dietro le sbarre stanno raggiungendo una dimensione massiccia e paiono costituire il prolungamento dello stesso brutale disprezzo per la vita cui stiamo assistendo giorno dopo giorno nelle strade della Siria” – ha dichiarato Neil Sammonds, ricercatore di Amnesty International sulla Siria. “I resoconti delle torture che riceviamo sono orribili. Crediamo che il governo di Damasco stia perseguitando in modo sistematico e su vasta scala il suo stesso popolo“.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani Amnesty oltre 1800 persone morte dall’inizio delle manifestazioni per le riforme. Migliaia di altre persone sono state arrestate e molte di esse sono detenute in luoghi segreti, a rischio di torture e di morte.

Amnesty è da diverso tempo che chiede al Consiglio di sicurezza di riferire la situazione della Siria alla Corte penale internazionale, imporre un embargo sulle armi verso il paese e congelare i patrimoni del presidente Bashar al-Assad e dei suoi collaboratori di maggiore profilo.

Inoltre ritiene che le violazioni massicce e sistematiche che stanno avendo corso in Siria e le morti in prigione possano costituire crimini contro l’umanità e che il Consiglio di sicurezza deve intraprendere un’azione ferma e giuridicamente vincolante nei confronti della Siria.

Finora la risposta del Consiglio di sicurezza dell’Onu è stata inadeguata: il 3 agosto 2011 ha emesso una dichiarazione presidenziale dove chiedeva la fine della violenza e  nella quale condannava la massiccia violazione dei diritti umani da parte delle autorità siriane senza però assumere azioni concrete.

di Elisa Cassinelli

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