Spirano venti di tempesta sul calcio del vecchio continente. In Italia le questioni legate allo sciopero dei calciatori stanno riempiendo i giornali. Lo stop del campionato voluto dall’Assocalciatori ha fatto parlare e indignare. Una manifestazione fuori luogo, messa in atto da privilegiati irrispettosi di tanti che, neppure in una vita di lavoro, riusciranno a guadagnare quanto loro in una sola stagione. Commenti del genere si sono susseguiti in questi giorni di fine estate. La serie A, programmata per il 27 agosto, non è partita perchè il contratto collettivo dei calciatori non è stato rinnovato. Le trattative, durate oltre un anno, non hanno portato nessun accordo. Motivo del contendere il famigerato articolo 7, relativo alla possibilità dei club di far allenare i propri atleti “in esubero” in separata sede. Rose che attualmente contano anche 30 giocatori rischiano di rendere difficile il lavoro quotidiano dell’allenatore. Pertanto i club avrebbero voluto poter disporre liberamente dei propri tesserati. Una soluzione rifiutata dai calciatori. Il rischio è che lo strumento dell’allenamento differenziato venga utilizzato come “incentivo” per accettare una cessione non graditissima o un rinnovo di contratto. In passato l’allenamento differenziato è stato equiparato al mobbing, con evidenti conseguenze, anche economiche, per le società. Permettere la cancellazione dell’articolo 7 avrebbe consentito alle società di evitare situazioni simili a quella che due anni fa permise a Pandev di liberarsi dalla Lazio per approdare all’Inter.
Lo sciopero tuttavia ha evidenziato un malessere diffuso nel Paese verso una categoria, quella dei calciatori, particolarmente fortunata e privilegiata. Anche Prandelli, commissario tecnico azzurro, ha parlato di autogol, di situazione che andava affrontata in maniera differente.
Fortunatamente stamani è arrivata una bella notizia. Damiano Tommasi, rappresentante dell’Assocalciatori, ha fatto sapere che dopo la sosta per le nazionali il calcio ripartirà. “Si giocherà il 10 e l’11 settembre: la nostra volontà è solo quella di scendere in campo. Resta il problema dell’articolo 7, quello relativo agli allenamenti differenziati. Ma è un problema di interpretazione. Ed è urgente giocare. Ci siamo confrontati e possiamo dire che l’Assemblea della Lega di Serie A di giovedì sarà determinante, perché da lì passa la soluzione del problema. Sono assolutamente ottimista che si giochi il 10 e l’11 settembre, per quanto mi riguarda sono stato ottimista fino all’ultimo anche venerdì scorso”.
Intanto Cellino, numero uno del Cagliari, ha assunto una posizione netta e critica nei confronti di Maurizio Beretta, attuale Presidente della Lega di serie A. L’invito alle dimissioni è solo l’ultimo passo di una querelle che dura da mesi e che sta minando la compattezza della Confindustria del calcio.
Anche la Spagna ha i suoi problemi. In terra iberica la prima giornata è saltata a causa della diatriba tra i club e i giocatori per via del mancato pagamento degli stipendi. Le società vantano debiti nei confronti dei propri tesserati per oltre 50 milioni di euro: soldi, tanti soldi. Una situazione che rischia di stritolare il sistema. La prima giornata giocata in questo week end ha inoltre confermato quello che ormai è un dato di fatto. In Spagna esistono due tornei. Uno tra Real e Barcellona e l’altro che vede impegnate tutte le restanti 18 squadre. La troppo evidente disparità di risorse economiche non giova affatto allo spettacolo e alla competività. Lo ha ammesso anche il presidente del Villareal, stritolato ieri sera dal Barcellona stellare e sempre attivissimo sul mercato: “Questa è la Liga che vogliono. Io vendo giocatori per far quadrare i conti e altri ottengono credito e glielo concedono. Se vogliono che ci siano solo due partite di cartello durante l’anno, che abbiano due partite, però questo non è buono per il calcio. Mi do tempo tre o quattro anni, o questo cambia, oppure uccidiamo il calcio spagnolo. Abbiamo avuto offerte per Rossi e Nilmar, ma non li abbiamo ceduti per non indebolire la squadra. La differenza economica porta a questo”.
Il 2012 si avvicina…
di Luca Paradiso



