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Navathenem Pillay accusa Assad di crimini contro l’umanità

By   /   23 agosto 2011  /   Commenti disabilitati

Navathenem Pillay, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani, durante lo svolgimento di una riunione straordinaria a Ginevra, ha comunicato il numero dei civili uccisi in Siria: 2200 dall’inizio delle proteste contro il regime di Bashar Assad. La stessa ha ufficialmente condannato l’uso delle armi contro i civili: “La gravità delle violazioni in atto e dei brutali attacchi contro i manifestanti pacifici in Siria - ha detto la Pillay rivolgendosi ai membri del Consiglio dell’Onu per i diritti umani – richiedono la vostra continua attenzione“.

Secondo gli investigatori dell’Onu, infatti, è possibile che le forze governative in Siria abbiano commesso crimini contro l’umanità; infatti, nei giorni scorsi, un gruppo di esperti dell’Onu ha raccomandato al Consiglio di sicurezza di deferire la Siria alla Corte penale internazionale per le presunte atrocità commesse contro i manifestanti.

La violenza continua senza tregua, nonostante le dichiarazioni di prossime elezioni democratiche di Assad che seguita a impartire ordini di repressione contro i manifestanti antigovernativi, non tenendo conto degli inviti, forti, delle forze internazionali a farsi da parte.

Dopo le notizie pervenute dalla Libia, migliaia di manifestanti antigovernativi sono nuovamente scesi in strada, intimando il Presidente a lasciare il potere, con lo slogan “Gheddafi se n’è andato, ora è il tuo turno Bashar“. Per disperdere i manifestanti, i soldati siriani, secondo quanto raccontano alcuni testimoni, hanno sparano ad altezza uomo nella città centrale di Homs, uccidendo almeno una persona. L’origine delle proteste scoppiate nella giornata di lunedì è da ravvisarsi nel discorso che il Presidente Assad ha tenuto domenica alla televisione di Stato.

Nella sua dichiarazione, Assad ha sminuito le voci che danno il Paese in un momento di grande crisi e che tutto è frutto d’ipotesi dei Paesi dell’Occidente; anzi,  ha precisato che è sua intenzione introdurre una serie di riforme, annunciando che i cambiamenti richiedono almeno sei mesi e ha poi avvertito che potrebbero esserci gravi ripercussioni nei confronti di tutti quelli che oseranno interferire con “azioni militari” negli affari del suo Paese.

di Armida Tondo

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