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Una colonna d’acqua si solleva dal mare e svetta verso il cielo fino a oltre 50 metri d’altezza. Un misto tra meraviglia e paura per chi osserva dalla spiaggia. Nessun mostro marino che sputa acqua dalle fauci. Nessuna creatura mitologica che vive negli abissi. Si tratta dell’effetto dell’onda d’urto scatenata dal brillamento di un siluro della 2^ guerra mondiale ritrovato lungo le coste della Calabria.

È grazie all’esperienza e alla professionalità degli uomini del Nucleo SDAI (Sminamento Difesa Antimezzi Insidiosi) di Augusta della Marina Militare che il residuato bellico è stato trasportato al largo e fatto esplodere in condizioni di sicurezza. Un lavoro difficoltoso ed estremamente pericoloso. Ma la missione anche per questa volta è compiuta.

Il siluro di 6 metri di lunghezza e 60 centimetri di diametro di origine inglese, della seconda guerra mondiale, probabilmente lanciato da un sommergibile, era stato ritrovato da un cittadino lo scorso 2 agosto. L’ordigno era posizionato sul fondale, a 12 metri di profondità, nei pressi della la foce del torrente Galati, tra i comuni di Palizzi e Brancaleone, in provincia di Reggio Calabria. Immediato era scattato l’allarme e la Capitaneria di Porto di Reggio Calabria, per garantire la sicurezza di bagnanti e cittadini dei paesi limitrofi,  aveva emanato un’ apposita ordinanza interdittiva.

Le operazioni di brillamento hanno impegnato via mare 3 mezzi nautici della Guardia Costiera, un mezzo nautico della Marina Militare e un mezzo nautico della Polizia di Stato e via terra personale militare della Direzione Marittima di Reggio Calabria, diretta dal capitano di vascello Vincenzo De Luca, delle locali stazioni dei carabinieri, delle locali polizie municipali oltre a un presidio medico del 118.

L’attività è stata coordinata al personale specializzato del nucleo SDAI di Augusta della Marina Militare, dipendente dal Comando Militare Marittimo Autonomo in Sicilia,  e dalla centrale operativa della Guardia Costiera di Reggio Calabria guidata dal capitano di fregata Isidoro Daniele Intelisano.

Il team di palombari del Nucleo SDAI che ha operato in Calabria, è comandato dal tenente di vascello Giovanni Torraco e composto dal luogotenente Crescenzo Aiello, responsabile EOD, dal luogotenente Rosario Mirulla, dal luogotenente Antonino Inzerillo, dal capo di prima classe Sandro Taiani e dal capo di prima classe Francesco Tomasello, infermiere abilitato in fisiopatologia subacquea di Marinferm Augusta. Un lavoro certosino, meticoloso che non si improvvisa. Si studia, si prepara a tavolino. Si attendono le condizioni del mare ideali per intervenire.

Possiamo consultare le previsioni per verificare che le condizioni del meteo siano favorevoli al nostro intervento – spiega il tenente di vascello Giovanni Torraco – Possiamo pianificare e individuare una data per portare a compimento l’operazione ma poi sono le condizioni del mare a dettare i tempi”.

Insomma il mare decide. Quel mare che nasconde nel suo ventre per decenni ordigni di dimensioni enormi e poi li restituisce in tutta la loro pericolosità. Ordigni che vanno disattivati, annientati, distrutti. Per la sicurezza di chi in mare ogni giorno opera ma anche per i bagnanti che spesso inconsapevolmente si trovano a convivere sulla spiaggia e in mare con residuati bellici inesplosi e potenzialmente pericolosi se maneggiati da mani inesperte.

Il siluro ritrovato a Palizzi è stato sicuramente l’ordigno bellico più imponente che io abbia mai fatto brillare nel corso della mia esperienza di palombaro – racconta il comandante Torraco – In un primo momento io e gli altri componenti del team del nucleo SDAI abbiamo provveduto ad imbrigliare l’ordigno con palloni ad aria. Un’operazione che ha richiesto molte ore di lavoro sott’acqua anche perché il siluro andava maneggiato con estrema cautela e, dato il suo enorme peso, tendeva a scivolare sul fondo non consentendoci di avvolgerlo nelle funi. Poi abbiamo posizionato sullo stesso delle contro cariche di esplosivo poi servite al brillamento. In seguito lo abbiamo sposato ad una profondità di 25 metri per consentire alla motovedetta della Guardia Costiera di trainarlo al largo, a tre miglia dalla costa”.

Lo specchio di mare antistante l’area deputata al brillamento viene pattugliato dalla motovedetta della Guardia Costiera per evitare che altre imbarcazioni invadano la zona interessata dall’esplosione. Tutti a distanza di sicurezza di mille metri. Solo gli uomini del nucleo SDAI, a bordo del loro gommone, si avvicinano all’area dove è posizionato il siluro, inabissato a 100 metri di profondità.

Il comandante inizia il conto alla rovescia e poi ordina ai suoi marinai “brillamento”. Dal fondo si sprigionano delle gigantesche bolle d’aria effetto della deflagrazione marina. Poi lo spettacolo che lascia senza fiato del prepotente getto d’acqua che si protende verso le nuvole. “Non sottovalutiamo nulla – spiega Torraco – Predisponiamo tutto con molta attenzione. Con gli esplosivi non si scherza. Ogni volta che vediamo sprigionarsi la colonna d’acqua dal fondo del mare capiamo che il nostro lavoro è andato a buon fine e siamo pronti a ripartire per la missione successiva”.

La Marina Militare italiana per far fronte a bonifiche di questo tipo si è dotata di un certo numero di Nuclei SDAI che sono dislocati a La Spezia, Taranto, Augusta, Ancona, Cagliari e La Maddalena. “Tra i nostri compiti ci sono la difesa delle opere portuali contro attacchi di mezzi insidiosi, la bonifica degli ordigni esplosivi nelle acquee nazionali, i lavori subacquei in prossimità delle carene delle unità militari – racconta Torraco – Data la complessità degli interventi la Marina Militare ha formato un nucleo di operatori subacquei in grado di svolgere anche le operazioni più difficili. A capo di ogni nucleo c’è un ufficiale qualificato subacqueo. È composto   da  sottufficiali e personale di truppa appartenenti alla categoria dei palombari. Inoltre siamo in possesso di una camera di decompressione che garantisce un supporto al servizio sanitario nazionale per la cura delle malattie da decompressione e delle altre malattie per le quali la somministrazione di ossigeno puro in alta pressione è necessaria. All’occorrenza possiamo intervenire nelle operazioni di salvataggio del personale dei sommergibili nel caso di incidenti”.

Ogni anno i nuclei SDAI della Marina Militare intervengono a seguito di centinaia di segnalazioni di ritrovamento di ordigni bellici lungo le nostra spiagge. “Riceviamo continuamente segnalazioni da parte di persone che individuano casualmente perlopiù proiettili inesplosi adagiati lungo la nostra coste – spiega ancora il tenente di vascello – Certo quello di Palizzi è stato davvero un ritrovamento eccezionale che ha richiesto un impegno particolare”. Far brillare ordigni bellici di quelle dimensioni è importantissimo in quanto vengono sottratti alla criminalità organizzata possibili fonti di rifornimento di esplosivo. In passato infatti mafia, camorra e ‘ndrangheta hanno utilizzato il materiale rinvenuto proprio nei residuati bellici per confezionare ordigni artigianali per i propri attentati.

di Ebe Pierini

(agosto - 22 - 2011)

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