Un incontro che potrebbe essere definito storico quello che è avvenuto nei giorni scorsi tra il presidente del Myanmar, Thein Sein, e Aung San Suu Kyi, leader dell’opposizione. L’incontro si è tenuto nel palazzo presidenziale di Naypyidaw, la nuova capitale, costruita in segreto cinque anni fa a circa 330 chilometri dalla città principale del Paese, Yangon.
“Sono stata molto soddisfatta dell’incontro”, ha detto la premio Nobel per la pace dopo aver partecipato ad un workshop sullo sviluppo economico nazionale , seguito da un incontro con alti esponenti del regime, fra cui il Ministro del Lavoro Aung Kyi e il Ministro per gli Affari del Confine, Generale Thein Htay.
Il colloquio con il Presidente è durato circa un’ora e sembra essersi incentrato sulla riconciliazione nazionale ma per ora non ci sono dettagli in merito. Tuttavia, l’invito di Suu Kyi sembra essere un tentativo del Presidente Sein di migliorare non solo le relazioni con l’opposizione ma anche una strategia per ottenere allentamento delle sanzioni economiche dell’Occidente contro il regime militare del Myanmar.
L’apertura verso il dialogo potrebbe infatti essere un tentativo per far sì che vengano rimosse le misure restrittive imposte da Stati Uniti e Unione europea, che mirano a limitare i traffici della giunta militare. Nonostante piccoli passi verso il dialogo, gli occidentali hanno già chiarito che le sanzioni resteranno in vigore fino alla liberazione dei prigionieri politici.
La speranza dunque è che questa apertura al dialogo non sia solo una questione di facciata ma che sia un punto dalla quale ripartire per costruire rapporti con l’opposizione. Il portavoce della Lega nazionale per la democrazia, il partito di Suu Kyi, ha detto che l’incontro “potrebbe essere il primo passo per una riconciliazione nazionale”.
Suu Kyi, 66 anni, è stata liberata a novembre dopo 15 anni di arresti domiciliari per aver guidato la mobilitazione contro il regime militare, al potere da 50 anni. Il National League for Democracy (Nld), il partito di Suu, aveva boicottato le elezioni del 2010, considerate non libere.
Nonostante la detenzione, la figlia dell’eroe dell’indipendenza birmana ,il Generale Aung San, è rimasta sempre la figura centrale del movimento democratico del Paese. Da quando è stata liberata ha chiesto più volte di iniziare un dialogo politico con il governo e di cooperare per il bene del del popolo.
Nelle ultime settimane, Suu Kyi ha iniziato a girare il Paese: dapprima con un pellegrinaggio assieme al figlio, e domenica scorsa con un viaggio “politico” in due città vicine all’ex capitale Rangoon, circondata da centinaia di sostenitori.
di Elisa Cassinelli
foto Ansa




