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Una testimonianza della repressione violenta del governo siriano ad Hama

By   /   5 Agosto 2011  /   Commenti disabilitati su Una testimonianza della repressione violenta del governo siriano ad Hama

Il bliancio delle vittime del regime siriano aumenta di ora in ora. Le violenze che continuano a sconvolgere la Siria stanno lasciando un segno molto profondo nel Paese che difficilmente potrà essere dimenticato. Ed è solo attraverso il racconto di chi vive quella realtà che possiamo avere informazioni su ciò che accade. Attivisti, giornalisti, gente comune. Il loro racconto è una fonte preziosa di informazione, molte volte dolorosa.

Amnesty International riporta la storia di un ragazzo siriano, Khaled al-Hamedh, uscito per andare a comprare le medicine per il fratello che aveva la febbre. Non è più tornato.

Khaled è una delle tante vittime uccise dal regime siriano.

“Bagno di sangue a Bab Qebli, testimonianza della repressione violenta del governo siriano ad Hama”:

Poco dopo la prima colazione, Khaled al-Hamedh ha lasciato la sua abitazione per comprare le medicine per suo fratello di quattro anni, che aveva la febbre.

Non è più tornato.

Diverse ore dopo, i suoi familiari lo hanno sepolto nel giardino della vicina moschea al-Serjawi; era stato colpito da una pallottola alla schiena e il suo corpo era stato schiacciato da un carro armato.

Quando un operaio edile di 21 anni è uscito nel quartiere di Bab Hama Qebli nella mattinata di domenica 31 luglio, le forze di sicurezza stavano entrando nella città coi carri armati, sparando nelle zone residenziali.

La scena è fin troppo familiare ormai nelle città siriane, dove le autorità cercano da mesi di far cessare le proteste, perlopiù pacifiche, che chiedono riforme al governo.

Khaled al-Hamedh aveva finito il servizio militare a gennaio, pochi mesi prima di imbattersi nei carri armati nella sua città natale. “Tutte le farmacie erano chiuse a causa delle operazioni di sicurezza, per cui Khaled si è incamminato verso l’ospedale di al-Hikmeh, che si trova sulla via principale della città, a cinque minuti di cammino” – ha riferito un testimone oculare ad Amnesty International.

Ma non è mai arrivato in ospedale.

“Pochi minuti dopo essere uscito di casa, abbiamo sentito degli spari. I suoi familiari sono corsi fuori a richiamarlo, ma sono rientrati spaventati quando hanno visto i carri armati marciare lungo la strada principale”.

Persone che si trovavano sul posto avrebbero poi raccontato alla famiglia come Khaled era morto. “È stato colpito alla schiena mentre cercava di arrivare in ospedale” – hanno detto. “È caduto a terra, ma nessuno ha potuto portarlo via dalla strada perché i carri armati erano troppo vicini. Un carro armato dell’esercito ha volutamente schiacciato il suo corpo molte volte”. Solo quando i carri armati sono andati via le persone che si trovavano sul posto hanno potuto portare il corpo di Khaled in ospedale.

I suoi amici hanno chiamato il padre e l’hanno informato che suo figlio era stato ferito” – ha raccontato il testimone oculare. “Non volevano che avesse uno shock troppo violento. Il padre si è precipitato in ospedale in cerca di Khaled, ma non è riuscito a trovarlo tra i feriti. Ha trovato il suo cadavere nel frigo”.

Prima della sepoltura, il corpo di Khaled è stato portato a casa, in modo che la sua famiglia potesse dargli l’ultimo saluto. Il corpo era stato schiacciato, ma il viso era rimasto intatto nonostante la morte violenta che aveva sofferto.

“Era innocente. Non ha fatto mai male a nessuno: era dolce e gentile”.

Domenica pomeriggio, Khaled è stato sepolto insieme ad altri due uomini nel giardino della moschea al-Serjawi. Visto che gli scontri continuavano, i parenti non sono potuti andare al cimitero fuori città per seppellire i loro cari e hanno dovuto scavare in fretta delle tombe per evitare il momento più intenso delle sparatorie.

di Elisa Cassinelli

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