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Pakistan. Altri 11 morti negli scontri a Karachi

By   /   2 Agosto 2011  /   Commenti disabilitati su Pakistan. Altri 11 morti negli scontri a Karachi

Quella che appare ormai essere una guerra indiscriminata, condotta solo allo scopo di destabilizzare la città, ha fatto ancora oggi le sue vittime: ben 11, che sommate alle 20 di ieri fanno 31, mentre per il solo mese di luglio il numero sale ad oltre 200.

Per gli amanti delle statistiche, vale la pena citare il recente rapporto della Commissione Indipendente per i Diritti Umani in Pakistan (HRPC), ove viene riportato che il numero delle persone uccise in Karachi nella prima metà del 2011 è di 490, contro le 748 del 2010.

Sembra che a creare terrore siano gruppi che godono del sostegno dei maggiori partiti politici, anche se le autorità ribadiscono che essi sono collegati alle organizzazioni criminali, cui tuttavia, secondo i più critici, la coalizione di governo non  appare intenzionata a chiederne ragioni.

Il Ministro dell’Interno, Rehman Malik, ha dichiarato ai giornalisti che: “Karachi sta tollerando un regno di terrore e di sangue, ma ora basta e il governo prenderà ogni possibile azione per riportare la pace”. Ha poi aggiunto che: “E’ stata disposta la sorveglianza aerea della città” ed ha lanciato un avvertimento ai criminali: “Voglio avvisare questi miscredenti che il governo è stato messo a dura prova, ma adesso basta. Né il popolo né il governo tollereranno oltre questo stato di cose. Ci saranno dure azioni…vedrete”.

Secondo un dirigente della Provincia, nel distretto di Surjani, caposaldo della criminalità, si sentono ancora colpi d’arma da fuoco e lo scopo è quello di destabilizzare la città e annullare gli sforzi tesi a creare le condizioni per una pace duratura. La polizia ha reso noto che sono state date alle fiamme una fabbrica di motocicli, un ristorante e numerose autovetture parcheggiate lungo la strada.

Obiettivi della criminalità non sono solo gli attivisti politici, ma soprattutto gente comune: negozianti, proprietari di bar, autisti di camion e pedoni, appartenenti ad entrambe le etnie dominanti, i Pashtun e gli Urdu. Anzi, per la polizia i veri responsabili delle violenze sono proprio gli attivisti Pashtun, che fanno capo all’Awami National Party (ANP) e quelli del partito Muttahida Qaumi Movement (MQM), sostenuto dalla maggioranza degli Urdu. Nonostante facciano parte della stessa coalizione di governo, questi partiti lottano per accaparrarsi aree di influenza e quindi voti.

Ieri, il rappresentante dell’HRCP ha chiesto una soluzione politica alla violenza. “Karachi è nella morsa di un’ondata di insicurezza politica, etnica e settaria che ha minato le tradizioni di tolleranza e buon vicinato che caratterizzavano la città. Le bande di accaparratori di terra e mafiosi stanno sfruttando il vuoto di potere e dell’ordine, anche se non sono loro le menti di questo orribile gioco di morti e distruzioni. Questa finezza appartiene ai più potenti gruppi politici, i quali hanno le chiavi per la soluzione pacifica”.

di Vito Di Ventura

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