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February , 2012
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Archive for agosto, 2011

Salvo il c.t. Paolo Bettini dopo un ammaraggio con un ultraleggero

Posted by Antonio Massariolo On agosto - 31 - 2011 Commenti disabilitati

Di salite, discese e cadute ne ha superate molte in carriera ma quest’oggi Paolo Bettini se l’è vista davvero brutta. Il c.t.  si trovava a bordo di un ultraleggero quando, per cause ancora da accertare, il veivolo è precipitato in mare al largo di Piombino. Il pilota è prontamente riuscito ad ammarare ed “il grillo”, uscito illeso dall’incidente, è stato recuperato da un peschereccio.

“All’improvviso abbiamo visto il vetro oscurarsi e non siamo più riusciti a mantenere il volo” hanno dichiarato i passeggeri dell’ultraleggero.

Dopo aver allertato la Guardia Costiera, Bettini ed il suo compagno di disavventura sono stati trasportati all’ospedale dove al solo c.t. è stata riscontrata una lieve lesione ad una gamba.

Superato lo spavento Paolo potrà finalmente concentrarsi sull’imminente mondiale di Copenaghen, e sicuramente per un po’ lascerà da parte la passione del volo.

di Antonio Massariolo

Canoa Polo: Europei di Madrid, lunedì partono le squadre azzurre

Posted by Armida Tondo On agosto - 31 - 2011 Commenti disabilitati

La squadra azzurra della canoa polo dovrà difendere a Madrid il titolo conquistato nel 2009 a Essen e il bronzo vinto ai Mondiali di Milano lo scorso anno. Questo l’obiettivo cui punta la nazionale senior, che dall’8 all’11 settembre, disputerà i campionati europei nella capitale spagnola; è tutto il movimento polistico italiano che vuole confermare la sua validità in un anno sicuramente di transizione e che, tra l’altro, ha visto il cambio di guida tecnica con Rodolfo Vastola passato dalla vasca alla panchina al posto di Klaus Pagani e come coordinatore dell’attività di tutte le nazionali. Con Gabriele Fabris tecnico della under 21 e Giacomo Amelotti, con la collaborazione di Francesca Ciancio della senior femminile.

Il gruppo azzurro raggiungerà lunedì prossimo Madrid, dove le gare prenderanno il via giovedì otto settembre con due intense giornate di gironi. I senior sono con Irlanda, Svezia, Belgio, Olanda, Portogallo e Svizzera. Gli under 21 con Gran Bretagna, Irlanda, Danimarca, Svizzera e Germania. Le donne, infine, con Germania, Polonia, Irlanda e Gran Bretagna. I primi a scendere in acqua, alle 7.30 della giornata inaugurale, saranno gli under 21 opposti alla Danimarca, alle 11.30 giocheranno con la Svizzera, alle 15.30 con la Germania.  I senior esordiranno alle 8.50 contro il Portogallo, alle 12.50 con la Svizzera e le ragazze alle 10.10 contro la Polonia poi alle 14.10 con l’Irlanda e alle 18.10 con la Gran Bretagna. Nel giorno successivo i confronti con le altre avversarie per l’accesso ai quarti in programma il 10. La domenica si disputeranno le semifinali e le finali.

Fabiano Roma, consigliere federale responsabile del settore: “È chiaro che abbiamo dovuto affrontare i problemi di un inevitabile cambio generazionale che per la senior ha significato un rinnovamento del 50 per cento. Gli allenamenti e i test internazionali che abbiamo fatto a Essen e Mechelen ci dicono che possiamo affrontare con fiducia il confronto di Madrid. E il discorso vale anche per l’under che il ricambio, per ovvi motivi di età, lo vive in maniera più fisiologica. Forse quella che risente di più del rinnovamento, è la squadra femminile che presenta ragazze veramente giovanissime. Comunque partiamo sereni per questi europei, con il giusto grado di tensione. Conosciamo i nostri avversari, sappiamo quali sono più temibili: Francia, Germania e Olanda tra i senior, Francia e Germania tra gli under, sicuramente la Gran Bretagna tra le donne. Sono però convinto che non sia mai un problema di gironi, ma di consapevolezza dei propri mezzi. A un certo livello le squadre si equivalgono e cenerentole non ce ne sono più: se vuoi essere protagonista, non puoi pensare a chi c’è’’.

Ventiquattro (dieci senior, sette under e sette donne) gli azzurri convocati per questa trasferta spagnola.

Queste le squadre:

SENIOR: Diego Pagano, Paolo Di Martino, Marco Baldassarre (Posillipo), Andrea Bertelloni, Marco Porzio, Luca Bellini (Pro Scogli Chiavari), Andrea Romano, Davide Novara, Fabrizio Santino (KST Siracusa), Matteo Baldeschi (Firenze). Tecnico federale Rodolfo Vastola

UNDER 21: Gianmarco Emanuele, Edoardo Corvaia (KST Siracusa), Samuele Reifsnyder (Firenze), Gabriele Davide, Luca Cinelli, AntonGiulio Cusmai (Cus Bari), Gianmarco Guarnera (Academy). Tecnico federale Gabriele Fabris

DONNE:
Martina Anastasi, Flavia Landolina, Silvia Cogoni (Catania), Ada Prestipino, Maria Anna Szczepanska (Posillipo), Annalisa Sabato (Cus Bari), Natassia Nardini (Bologna). Tecnico federale Giacomo Amelotti  (con la collaborazione di Francesca Ciancio).

di Armida Tondo

150 anni di Italiani che hanno reso grande l’Italia all’estero

Posted by Donata Carelli On agosto - 31 - 2011 Commenti disabilitati

NEW YORK. Dopo l’intervista ad Irv Bauer, sceneggiatore, è la volta di Louisa Burns Bisogno, sceneggiatrice ed autrice teatrale e suo marito  Tom Bisogno,   entrambi docenti presso l’Università del West Connecticut, entrambi saldamente legati all’Italia e, al di sopra di ogni sospetto, da sempre  innamorati del Bel Paese.

Louisa Burns Bisogno è stata già più volte premiata come sceneggiatrice, regista, autrice, e consulente accreditata in diversi Paesi. Incontro lei e suo marito, il professor Bisogno, nella loro elegante villa immersa nei boschi tra Brewster e Southeast, ad un’ora circa da Manhattan. Un incanto di aceri e cascate, il luogo ideale per uno sceneggiatore dove ideare storie e creare personaggi . Qui Louisa Burns Bisogno ha scritto molti dei suoi film prodotti sulla tv via cavo, sui principali canali televisivi americani e distribuiti a livello internazionale. Sarah Jessica Parker, Cynthia Nixon e Vanessa Redgrave sono solo alcune tra le stars che vi hanno partecipato. È  stata anche consulente per la tv in Russia ed in Italia.  Louisa Burns ha inoltre scritto per alcune note serie televisive quali The Young and the Restless”e “As the World Turns”.

Louisa, a quando risale il suo rapporto con l’Italia?

“Ho visitato per la prima volta l’Italia nel 1973, quando volli mostrare ai miei cinque figli la terra dei loro antenati. Alloggiammo in una villetta tra Pienza e Montepulciano…ma poi viaggiammo attraverso tutta l’Italia, da Bolzano, a Genova, Venezia, Firenze, Siena, Roma, Napoli e Pompei, poi in Calabria e Sicilia. Ancora oggi, quando ci ritroviamo durante le feste, ridiamo sempre a ripensare alla nostra avventura in Italia. Ed io poi sono tornata molte volte. L’Italia ha ispirato molte delle mie storie per tv e cinema”.

La sua visita più recente in Italia?

“Sono stata invitata dall’Università Cattolica LUMSA di Roma a tenere un seminario sulla drammaturgia e sulla sceneggiatura nell’era digitale. Ero con la nota attrice Fioretta Mari e con Manuela Metri, incredibile produttrice e regista della Red Box Productions, una casa di produzione che opera in Italia e negli Usa. Il professor Gennaro Colangelo e la Presidente del Corso di Laurea Donatella Pacelli sono stati a dir poco squisiti nell’accogliermi. Ospiti e studenti che hanno seguito il seminario sono rimasti interessati al mio viaggio come scrittrice e alla mia convinzione riguardo al fatto che il web rappresenti una preziosa opportunità per quanti  oggi aspirino a raccontare delle storie attraverso l’audiovisivo. Sono stata sinceramente toccata dalla loro spontaneità e dal loro entusiasmo“.

Quali sono state le pietre miliari della sua formazione?

I miei mentori sono stati George Roy Hill, il regista di “Butch Cassidy and the sundance kid”, e Robert Wise, il regista di “The sound of music” e “Westside story”. Le mie sceneggiature sono state interpretate da attori a dir poco favolosi, come Vanessa Redgrave, Sarah Jessica Parker ed ho vinto anche molti premi grazie al mio lavoro”.

Ed ora, nuovi progetti? A cosa sta lavorando?

“La mia scrivania è piena di progetti in corso. Ho completato 23 capitoli di un romanzo basato su un mio soggetto “La notte che morì John Lennon” ed ora sono circa a metà strada per portarlo a termine. Sto lavorando sul pilota di una serie televisiva. Un documentario che ho scritto si sta girando in questo periodo. Coordino una serie di reading per la National Academy of Television Arts & Sciences.  Sono anche professore associate presso il Dipartimento di Scrittura della Western Connecticut State University.

Al momento sto lavorando con una produttrice italiana allo sviluppo del concept di una serie televisiva. Questo mi ha portato a Roma diverse volte e posso dire di amare Roma ad ogni visita sempre più. Del resto ho sposato un italiano di origine!”. Sorride il professor Bisogno, poiché quel legame con il Bel Paese lo ha sempre sentito.

Professor Bisogno, quale legame ricorda, nella sua infanzia, con l’Italia?

“Da quando ero bambino, essenzialmente identificavo la cultura italiana con il cibo e l’ospitalità. Durante le festività, o quando qualcuno veniva a trovarci, i miei si preoccupavano prima di tutto di come l’ospite venisse ricevuto e che fosse ben nutrito! Oggi io stesso cerco di proseguire quella tradizione culturale”.

E dell’Italia in particolare cosa ricorda? C’è mai stato?

“Si, certo, varie volte. Ricordo come fosse oggi quando io e mia moglie visitammo Venezia. Mentre i nostri cinque figli erano con un gruppo parrocchiale a Firenze, Louisa ed io andammo a Venezia per goderci un raro momento per stare insieme. Io ero ammaliato dai canali e dall’energia della città. Ebbi anche una buffa esperienza in una splendida vetreria di Murano, una storia che ancora ci raccontiamo tra parenti ed amici. Anche se indubbiamente la bellezza ed il patrimonio artistico di molti luoghi in Italia ci colpì e ci ispirò molto, Venezia era tuttavia qualcosa di speciale perché diversa da tutto il resto“.

Oggi Tom Bisogno è docente di svariati Corsi di Comunicazione presso la Western Connecticut State University, e presso Iona College and Marist College.

Quale peso ritiene che il suo insegnamento abbia tra i suoi allievi e qual è il segreto per cui le sue lezioni sono sempre così seguite?

“Ritengo sinceramente che oltre ad insegnare materie canoniche quali leggere, scrivere,  aritmetica, scienze, filosofia, letteratura, dovremmo tutti allegare alla nostra educazione ed inserire nel nostro curriculum le abilità di comunicazione sociale ed emozionale. Per esempio, insegnare ai giovani come essere  effettivamente assertivi -nè timidi nè aggressivi- gestire le proprie emozioni, sciogliere i conflitti, come effettivamente ascoltare un altro, come sviluppare la creatività, risolvere i problemi, ri-orientarsi in modo differente, avere una sensibilità interculturale, negoziare soluzioni sempre favorevoli, parlare dalla propria postazione e sui proprio piedi e capire l’impatto che i propri segnali non verbali hanno sugli altri. Le pare poco?”.

Non c’è dubbio che il professor Tom Bisogno ami l’insegnamento, lo si intuisce da come i suoi studenti lo salutano con cordiale vicinanza, soprattutto i più giovani ai quali, un po’ per scaramanzia, un po’ per golosità, prima di ogni prova che si rispetti, regala un “fortune-cookie”, un tipico biscottino cinese all’interno del quale c’è un messaggio ben augurante. Anche Louisa Burns, sua moglie, ha deciso di adottare questo simpatico stratagemma ed ora mi chiede con un sorriso di “tuffarmi” con lei a Chinatown alla ricerca dei biscottini della fortuna. Come dire di no?

di Donata Carelli

Siria, Amnesty: “Almeno 88 morti in carcere”

Posted by Elisa Cassinelli On agosto - 31 - 2011 Commenti disabilitati

Torture, arresti arbitrari, violenze e maltrattamenti. Durante questi cinque mesi di sanguinosa repressione messa in atto dalle autorità siriane almeno 88 persone sono morte in prigione: è quanto denuncia Amnesty International in un nuovo rapporto diffuso oggi.

Tutte le vittime erano state arrestate perché avevano preso parte, o erano sospettate di aver preso parte, alle proteste di massa lanciate a marzo dal movimento per le riforme. In almeno 52 degli 88 casi, vi sono prove che maltrattamenti e torture abbiano causato direttamente la morte o abbiano contribuito a causarla. Tra i segni della tortura, vi erano quelli di bruciature, frustate, schiaffi e percosse. E nessuno è stato risparmiato, nemmeno i minorenni: molte delle vittime avevano poco più di 13 anni.

La maggior parte delle morti denunciate da Amnesty International è avvenuta nei governatorati di Homs e Dera’a, sedi delle principali proteste. Morti in prigione sono state registrate anche in altri cinque governatorati: Damasco, Rif Damashq, Idlib, Hama e Aleppo.

Le morti dietro le sbarre stanno raggiungendo una dimensione massiccia e paiono costituire il prolungamento dello stesso brutale disprezzo per la vita cui stiamo assistendo giorno dopo giorno nelle strade della Siria” – ha dichiarato Neil Sammonds, ricercatore di Amnesty International sulla Siria. “I resoconti delle torture che riceviamo sono orribili. Crediamo che il governo di Damasco stia perseguitando in modo sistematico e su vasta scala il suo stesso popolo“.

Secondo l’organizzazione per i diritti umani Amnesty oltre 1800 persone morte dall’inizio delle manifestazioni per le riforme. Migliaia di altre persone sono state arrestate e molte di esse sono detenute in luoghi segreti, a rischio di torture e di morte.

Amnesty è da diverso tempo che chiede al Consiglio di sicurezza di riferire la situazione della Siria alla Corte penale internazionale, imporre un embargo sulle armi verso il paese e congelare i patrimoni del presidente Bashar al-Assad e dei suoi collaboratori di maggiore profilo.

Inoltre ritiene che le violazioni massicce e sistematiche che stanno avendo corso in Siria e le morti in prigione possano costituire crimini contro l’umanità e che il Consiglio di sicurezza deve intraprendere un’azione ferma e giuridicamente vincolante nei confronti della Siria.

Finora la risposta del Consiglio di sicurezza dell’Onu è stata inadeguata: il 3 agosto 2011 ha emesso una dichiarazione presidenziale dove chiedeva la fine della violenza e  nella quale condannava la massiccia violazione dei diritti umani da parte delle autorità siriane senza però assumere azioni concrete.

di Elisa Cassinelli

Campionati del Mondo di Daegu: Elisa Rigaudo: “Tutto merito di mia figlia”

Posted by Armida Tondo On agosto - 31 - 2011 Commenti disabilitati

L’azzurra Elisa Rigaudo, taglia il traguardo dei 20 km al quarto posto ai XIII Campionati del Mondo di Daegu (Corea del Sud). L’atleta delle Fiamme Gialle vanta un bronzo olimpico a Pechino nel 2008. Una gara, quella della Rigaudo, tutta in progressione, soprattutto gli ultimi 10 km fatti in 44:27,  affrontata con l’esperienza e la tattica che appartengono ad una grande atleta, che ha saputo distribuire in modo equo lo sforzo nel caldo afoso della città coreana.

L’oro è andato alla russa, numero uno indiscussa della specialità di cui è anche campionessa olimpica ed europea, Olga Kaniskina con il tempo di 1h29:42, il terzo titolo iridato consecutivo. Argento invece, alla cinese Hong Liu, 1h30:00, compagna di allenamenti della Rigaudo sotto la guida di Sandro Damilano e bronzo all’altra russa Anisya Kirdyapkina con il tempo di 1h30:13.

L’azzurra al termine della gara ha raccontato le sue emozioni: ”A darmi tanta energia è stato proprio il pensiero di mia figlia Elena. Questo è il mio lavoro, la mia grande passione, ma lei è la mia famiglia. Non è una gara che ho tirato fuori con l’allenamento, ho ripreso la preparazione solo da otto mesi, ma con la testa. Sono rimasta sempre lucida e ho gestito la fatica. Dieci anni di carriera mi hanno insegnato ad ascoltarmi di più. Era una gara difficile da interpretare piena di strappi. Ho chiuso in progressione, le gambe mi sembravano vuote, ma la testa c’era tutta quanta. Ho provato inizialmente ad agganciare le prime tre, ma loro non hanno mai mollato. Non ho nessun rammarico, non potevo partire più forte, sarebbe stata una pazzia e avrei rischiato di giocarmi questo risultato. Per me oggi vale più di una medaglia. Me l’avessero detto a gennaio, non ci avrei mai creduto. Oggi ci metto la firma. È il primo Mondiale di quella che considero la mia seconda carriera e questo quarto posto va benissimo. Il mio vero obiettivo è Londra. Questo doveva essere l’anno del rientro, il prossimo sarà quello dell’Olimpiade. Ed io punto lì. Devo dire grazie al mio tecnico Sandro Damilano, alla Federazione e al mio club, le Fiamme Gialle, perché hanno sempre creduto in me e mi hanno sostenuto per rientrare a questo livello“.

di Armida Tondo

Ricompare l’influenza aviaria

Posted by Salvatore Verde On agosto - 30 - 2011 Commenti disabilitati

La FAO (l’Organizzazione delle Nazioni Unite per l’alimentazione e l’agricoltura) ha sollecitato durante un summit tenutosi ieri a Roma, maggiore allerta e sorveglianza contro una possibile recrudescenza dell’influenza aviaria, altamente patogena H5N1, in relazione ai segnali che un ceppo mutato del virus mortale si sta diffondendo in Asia ed altrove con imprevedibili rischi per la salute umana.

Denominata anche come peste aviaria, il virus si presenta come una malattia infettiva contagiosa altamente diffusiva, dovuta ad un virus influenzale che colpisce diverse specie di uccelli selvatici e domestici con sintomi che possono essere inapparenti o lievi (virus a bassa patogenicità),oppure gravi e sistemici con interessamento degli apparati respiratorio, digerente e nervoso ed alta mortalità (virus ad alta patogenicità). Secondo i dati dell’OMS, da quando è apparso la prima volta, nel 2003, il virus H5N1 ha infettato 565 persone uccidendone 331.  L’ultimo decesso è avvenuto all’inizio del mese in Cambogia, dove dall’inizio dell’anno si sono registrati otto casi umani, tutti con esito fatale.

Dal 2003 ad oggi il virus H5N1 ha ucciso, o ha obbligato ad abbattere, più di 400 milioni di capi di pollame domestico ed ha causato nel mondo un danno economico calcolato intorno ai 20 miliardi di dollari, prima di venire eliminato dalla maggior parte dei 63 paesi che aveva infettato nel momento di maggiore diffusione, nel 2006.

Tuttavia il virus è rimasto endemico in sei paesi, nonostante il numero dei focolai tra le popolazioni di pollame domestico ed uccelli selvatici sia diminuito costantemente, passando dal picco di 4000 casi l’anno, a soli 302 nel 2008.  Ma da allora i focolai hanno ripreso ad aumentare progressivamente, con circa 800 casi registrati nel 2010-2011.
Il 2008 ha segnato una svolta significativa del virus in quanto c’è stato l’inizio di una nuova espansione geografica del virus H5N1 sia tra il pollame domestico che tra gli uccelli selvatici.

Questa avanzata sembra da associare ai movimenti migratori degli uccelli, secondo il capo veterinario della FAO Juan Lubroth, che ha affermato che il virus viaggia lungo grandi distanze ed è per questo che negli ultimi 24 mesi esso è comparso in pollame o uccelli selvatici di paesi che erano stati esenti dal virus per diversi anni.

Possono essere gli uccelli selvatici ad introdurre il virus ma sono le attività umane nella produzione e nella commercializzazione del pollame a diffonderlo“, ha fatto notare Lubroth.  Di recente sono stati scoperti focolai in Israele, nei Territori Palestinesi, in Bulgaria, in Romania, in Nepal ed in Mongolia.

Un ulteriore motivo di preoccupazione, ha aggiunto, è la comparsa di una variante del virus in Cina e Vietnam che sembrerebbe in grado di eludere le difese fornite dai vaccini vigenti.

In Vietnam, che ha sospeso quest’anno la campagna di vaccinazioni del pollame di primavera, la maggior parte del nord e del centro del paese  – dove l’H5N1 è endemico – è stato invaso da un nuovo ceppo conosciuto come H5N1 – 2.3.2.1.
In Vietnam i servizi veterinari sono in stato di allerta e giungono notizie che stiano considerando per questo autunno di lanciare una nuova campagna di vaccinazioni mirate.  La circolazione del virus in Vietnam rappresenta una minaccia diretta per molti paesi confinanti come Cambogia, Thailandia e Malesia, ma anche per paesi più lontani come la penisola coreana ed il Giappone, mentre le migrazioni di uccelli selvatici possono diffondere il virus anche su altri continenti.

Questo cambio di tendenza dal progressivo declino osservato negli anni 2004-2008 potrebbe indicare un ritorno con forza dell’H5N1 il prossimo autunno e inverno, con la gente che all’improvviso potrebbe trovarsi il virus nel cortile di casa“, ha avvertito Lubroth.

I Paesi dove il virus H5N1 è fermamente radicato – Bangladesh, Cina, Egitto, India, Indonesia e Vietnam – sono quelli che dovranno affrontare i problemi maggiori, ma secondo Lubroth nessun Paese può considerarsi completamente al sicuro.
Piani per affrontare una possibile emergenza e vigilanza rimangono essenziali“, ha sottolineato Lubroth.  “Questo non è il momento dell’autocompiacimento.  Nessuno può abbassare la guardia con un virus come l’H5N1“.

di Salvatore Verde

Mondiali di Daegu: David Rudisha vince il titolo mondiale

Posted by Armida Tondo On agosto - 30 - 2011 Commenti disabilitati

Un’altra giornata fantastica ai XIII Campionati del Mondo di Daegu, nobilitata dal primo titolo mondiale di David Rudisha negli 800 metri, dall’esplosione definitiva del talento di Grenada Kirani James, il primo campione mondiale nella categoria allievi a conquistare, in carriera, il massimo titolo iridato, e anche il più giovane campione mondiale nella storia della specialità (compirà 19 anni tra una manciata di giorni). Nelle finali femminili, sensazionale vittoria della brasiliana Murer nell’asta (solo sesta Yelena Isinbayeva). In pedana, conferma del titolo mondiale del tedesco Robert Harting nel lancio del disco, e per finire, l’exploit della campionessa europea delle siepi Yuliya Zaripova-Zarudneva, che con una condotta di gara ineccepibile ha battuto le africane. Il medagliere, dopo la quarta giornata di gare, parla ancora in favore degli Stati Uniti,  con quattro ori, quattro argenti e un bronzo, seguiti da Kenya e Russia (tre ori, due argenti e tre bronzi).

Nei 400 metri maschili il più giovane campione del mondo della specialità, il più giovane grande talento visto negli ultimi anni, il più forte di tutti nella finale: è Kirani James, già sportivo dell’anno a 15 anni nella piccola Repubblica di Grenada (la prima medaglia nella storia dei mondiali), che partiva all’ombra di LaShawn Merritt, il campione del mondo. Proprio nell’ombra di Merritt, che lo aveva superato dalla corsia interna, James ha costruito il capolavoro della finale correndo a busto in avanti, raggiungendo lo statunitense in fondo al rettilineo e superandolo per tagliare il traguardo in 44″60, primato personale per un solo centesimo. Merritt (argento in 44″63) ha retto tre turni e conquistato l’argento, nonostante la lunga assenza dovuta a una sospensione, da cui era rientrato solo da poco tempo, con una sola gara alle spalle e la speranza di tornare subito competitivo ai massimi livelli. Probabilmente, nel conto delle energie, Merritt ha sprecato troppo nella batteria vinta in un pazzesco 44″35, mentre il giovanissimo caraibico ha saputo amministrare con grande intelligenza le risorse. La medaglia di bronzo è stata conquistata dal bravissimo Kevin Borlée, già campione d’Europa a Barcellona, che ha soffiato il podio in 44″90 al giamaicano Gonzales (44″99). Quinto il gemello di Kevin, Jonathan, sesto l’altro uomo di Grenada, Bartholomew, settimo Henry, ottavo Ogunode.

Mentre negli 800 metri maschili dopo i due record del mondo, arriva la consacrazione del titolo mondiale per David Lekuta Rudisha, protagonista dal primo all’ultimo metro della finale mondiale più veloce da dieci anni a questa parte (1′43″91). Il kenyano non ha fatto il classico “vuoto” come nelle gare dei meeting, e un apprezzamento particolare va anche alla condotta del grande campione che è Yuriy Borzakovskiy, olimpionico ad Atene, bravissimo a fare la gara su Rudisha a ritmi sostenuti seguendone il passo. Il russo (1′44″49) ha ceduto l’argento solo negli ultimi cinque metri alla voracità del sudanese Kaki (1′44″41), rinvenuto nel finale dopo aver rischiato di essere risucchiato. I grandi “finisseurs” in gara, il polacco Kszczot e l’altro kenyano Yego, non hanno avuto possibilità di sfruttare il rettilineo. Quarto, ai piedi del podio, il polacco Lewandowski in 1′44″80.

Nel salto con l’asta femminile una finale bellissima, emozionante, con esito favorevole alla brasiliana Fabiana Murer (già iridata indoor a Doha), che è dovuta salire fino a 4,85 (alla prima prova) e stabilire il nuovo record del Sud America per arrivare al titolo mondiale. Yelena Isinbayeva, alla seconda finale consecutiva persa, è entrata in gara a 4,65, superando senza problemi la misura al primo assalto con ampia luce, poi ha fallito la prima prova a 4,75, quota superata dalla Murer, dalla connazionale Feofanova e dalla tedesca Strutz, ed ha giocato le due restanti carte a 4,80, ma ormai si era spenta nel timore di aver già perso la partita a poker, ed ha concluso al sesto posto. Nell’ultimo tentativo, si è arresa già in fase ascendente. A fare compagnia alla Murer, primo oro mondiale e prima medaglia iridata per il Brasile, la strepitosa tedesca Martina Strutz, salita a trent’anni nel gotha della specialità, che con 4,80 ha migliorato ancora il record nazionale. Terza la sempre regolare Svetlana Feofanova, perfetta fino a 4,75 e poi arresasi a 4,80. La Feofanova è alla quarta medaglia in un campionato del mondo, conquistata curiosamente sempre con la stessa misura, appunto 4,75. Un appunto anche per le atlete ai piedi del podio, la statunitense Suhr e la cubana Silva, entrambe a 4,70, ma per la sudamericana si tratta dell’ennesimo primato nazionale stabilito in questo 2011 indimenticabile per l’isola caraibica, che ha presentato a Daegu due portenti nell’asta, la Silva e il formidabile Borges, argento nella gara maschile.

Secondo titolo per il tedesco Robert Harting (68,97 al quarto turno, dopo aver guidato dal lancio d’avvio con 68,49), il settimo per la Germania nella specialità nel lancio del disco maschile e l’esultanza di Harting si consuma in un nuovo strip gioioso, seguito da un giro di pista a torso nudo con indosso la bandiera tedesca. Harting aveva recentemente ridotto l’attività per problemi a un ginocchio, e anche a Daegu ha gareggiato in non perfette condizioni, ma è stato, oggi come due anni fa a Berlino, il migliore. Deludente l’avversario sulla carta più pericoloso, il polacco Malachowski (solo nono), per l’argento si è ritrovato il campione olimpico Gerd Kanter (66,95), mentre la medaglia di bronzo – è storia dell’atletica anche questa - è andata al discobolo iraniano Ehsan Hadadi, da diverse stagioni all’ombra dei più forti, in gran forma già in qualificazione, con 66,08.

Nei 3000 siepi femminili una gara “perfetta” quella della russa Yuliya Zaripova-Zarudneva, argento a Berlino e oro a Barcellona, che ha interpretato nell’unico modo possibile la strategia da opporre alle kenyane, batterle sulle frequenze. Rinunciando a giocarsi la medaglia in volata, dove non avrebbe avuto grandi possibilità, la Zaripova ha macinato metri dall’inizio alla fine su ritmi da tre minuti nel primo chilometro, con una proiezione finale quasi da record del mondo. La gara è rimasta subito orfana di una delle protagoniste, l’etiope Sofia Assefa, caduta su un ostacolo, ed è rimasta penalizzata anche la kenyana Njoroge, cui si è sfilata una scarpetta. Passata al secondo chilometro con un mille metri di 3′04″, la russa non ha mai permesso alle kenyane di rientrare, né alla Assefa di poter recuperare il gap iniziale. Negli ultimi 250 metri il vantaggio è divenuto abissale, la russa è arrivata all’oro in 9′07″03 (secondo oro russo nella storia iridata). Seconda, autrice di un grande ultimo giro, la tunisina Habiba Ghribi, in 9′11″97, nuovo record nazionale e miglior piazzamento mondiale per il Paese nordafricano. Al bronzo la favoritissima Milcah Chemos Cheiywa in 9′17″16, per un tratto di gara smarritasi dalla guida del gruppo delle kenyane. Quarta e quinta le altre due kenyane, sesta la sfortunata etiope Assefa.

Nei 400 ostacoli maschili, ha rischiato grosso Angelo Taylor, due volte olimpionico della specialità, che è stato graziato dall’eliminazione usufruendo dei tempi di recupero. Battuto nettamente dal portoricano Culson e dal sudafricano Fredericks, Taylor ha agguantato la finale in 48″86, miglior tempo degli esclusi. Promozione anche per Felix Sanchez, nel giorno del suo trentaquattresimo compleanno, ed ennesima finale della carriera (la sesta!). Escluso il ragazzo di Trinidad, Gordon (quarto a Berlino), scippato della finale dal russo Derevyagin col secondo crono tra i ripescati. In finale gli altri favoriti, Greene, Jackson (male l’ultimo ostacolo), Van Zyl. Malissimo Kerron Clement, campione uscente, che ha confermato con l’ultimo posto in semifinale una regressione tecnica sconcertante.

Nei 400 ostacoli femminili, la lotta per l’oro ha rischiato di perdere in semifinale la grande favorita, la giamaicana Kaliese Spencer, che è entrata in finale per il rotto della cuffia dopo essersi fatta superare, nella sua serie, dalla bulgara Stambolova e, a parità di tempo, dalla russa Churakova. Il miglior tempo delle semifinali è della statunitense Demus (53″82). In finale anche l’altra russa Antyukh (prima nella sua semifinale in 54″51), la campionessa olimpica Melaine Walker, la ceka Hejnova e l’ucraina Rabchenyuk, ultima delle due ripescate. Finale con ben cinque specialiste europee, due giamaicane, una sola americana (eliminate le altre due statunitensi Harrison e Chaney).

Nei 1500 metri femminili, nelle due semifinali all’arma bianca che hanno mietuto molte vittime illustri: la prima è stata vinta dalla turca Karakaya in 4′08″58, sempre più convincente e tatticamente abile, in un contesto dove non sono mancati i contatti fisici per conquistare la qualificazione in finale, la seconda dalla spagnola Rodriguez in 4′07″88. In finale, tra le altre, la Jamal campionessa uscente, l’etiope Gezahegne, la statunitense Uceny, la marocchina Lakhouad. Ritirata l’etiope Gelete Burka, non hanno superato le semifinali figure importanti quali l’americana Rowbury, le russe Syreva e Martynova, la campionessa olimpica Nancy Lagat.

Nella mattinata si sono disputate le batterie dei 5000 metri femminili e dei 1500 metri maschili: nessuna sorpresa dall’esito dell’eliminatoria femminile, tra le quindici atlete che animeranno la finale di venerdì 2 settembre ci sono tutte le quattro kenyane (Vivian Cheruiyot, campionessa uscente e vincitrice dei 10000 metri sabato, la Masai, la Kibet e la Cherono) che le tre etiopi Meseret Defar, Sentayehu Ejigu e Genzebe Dibaba, tutte promosse sul campo senza bisogno dei tempi di recupero. La Defar si è imposta nella prima serie in 15′19″46, la Dibaba nella seconda in 15′33″06. Nei 1500 metri maschili, promozione per tutti gli assi africani alle semifinali. Prima batteria a Daniel Kipchirchir Komen in 3′38″54, seconda a Asbel Kiprop in 3′41″22, terza al marocchino Laalou in 3′39″86. La roulette russa del primo turno ha fatto vittime illustri: il francese Baala è caduto ed ha concluso per onor di firma, l’altro promettente transalpino Carvalho è finito ultimo nella sua batteria addirittura in 3′53″86, mentre non sono riusciti a passare il turno due nomi di peso quali l’australiano Gregson e lo statunitense Wheating.

di Armida Tondo

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