De Laurentiis e il sorteggio pilotato
Premessa d’obbligo: ce ne fossero di presidenti come De Laurentiis, capaci e pronti ad investire nel calcio. Il produttore cinematografico napoletano, oltre ai comportamenti non sempre condivisibili e alle polemiche talvolta fuori luogo, ha avuto (speriamo che continuerà ad avere) il grande merito di mettere passione e denari nel calcio. Ma soprattutto ha mostrato competenza e un modo diverso di gestire una società di calcio. Ha rilanciato un club che, dopo i fasti di maradoniana memoria, era sprofondato nella provincia del calcio. Lo ha riorganizzato, riqualificato, rilanciato addirittura sul palcoscenico europeo. Per questo Napoli e il calcio italiano lo devono ringraziare.
Tuttavia ieri sera, durante la cerimonia per il sorteggio dei calendari, ha evidentemente esagerato. Arrabbiato con tutto e con tutti (“Mi vergogno di essere italiano”) ha abbandonato la sala imprecando contro un calendario, secondo lui, non rispettoso degli impegni europei del suo Napoli. Il presidente aveva chiesto, prima che il sorteggio avesse inizio, un occhio di riguardo per la sua squadra soprattutto in quei turni a cavallo delle partite di Champions. Come dire “noi giochiamo durante la settimana, quindi niente scherzi, la domenica vogliamo partite tranquille”. Una posizione che non ha convinto appieno il computer, notoriamente irrispettoso dei sentimenti e delle volontà irrazionali. Detto fatto: il Napoli incontrerà Inter e Milan subito dopo le partite infrasettimanali. Apriti cielo… proprio quello che il patron non voleva.
Il sorteggio ha la caratteristica di essere democratico in un mondo, quello del calcio, che di democratico ha ben poco. Dentro l’urna, escludendo alcuni paletti forse non condivisibili e non rintracciabili in nessun altro campionato estero (Premier League docet), il Chievo vale quanto l’Inter, il Novara è tale e quale al Napoli.
Invece De Laurentiis non voleva. Avrebbe preferito una sfida in quel di Bergamo piuttosto che un big match a San Siro. Perché? Per salvaguardare il cammino europeo del suo Napoli? Perché in questo modo si permetterebbe ai club italiani di fare più strada in Europa? La grande squadra, rango a cui aspira il Napoli, ha la capacità di giocare ogni tre giorni, interpretando ogni gara con lo stesso spirito e la stessa voglia di vincere. Come se l’Inter lo scorso anno si fosse lamentata di quel doppio impegno con Milan e Schalke che di fatto ha spento ogni sogno di gloria.
Sospendendo il giudizio sul modo in cui De Laurentiis ha rese pubbliche le sue idee; una fuga degna di un film, a cavallo di uno scooter, per giunta senza casco, le posizioni del presidente rischiano di avvelenare il campionato prima ancora che prenda avvio. Con queste premesse ci viene da pensare: poveri arbitri, non sbagliate nulla.
In Inghilterra non funziona così. Si mettono dentro l’urna i nomi delle 20 squadre e via al sorteggio. Senza teste di serie, né divieti di derby infrasettimanali. Eppure la Premier è il campionato più organizzato e combattuto del vecchio continente.
Forse De Laurentiis, con la sua uscita, ha voluto copiare quello che da alcuni mesi sta facendo Agnelli. Recriminare su uno scudetto del passato per allontanare lo sguardo dal presente. Ciò in cui è maestro Mourinho, accentratore in tutto e per tutto e capace di far dimenticare problemi ben più importanti grazie alle sue conferenze stampa. Se così fosse chiediamo venia. La sceneggiata di ieri era tutta preparata, parte di uno spettacolo pianificato e messo in scena come solo un grande attore sa fare.
di Luca Paradiso









