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May , 2012
Tuesday

Archive for luglio, 2011

De Laurentiis e il sorteggio pilotato

Posted by Luca Paradiso On luglio - 28 - 2011 Commenti disabilitati

Premessa d’obbligo: ce ne fossero di presidenti come De Laurentiis, capaci e pronti ad investire nel calcio. Il produttore cinematografico napoletano, oltre ai comportamenti non sempre condivisibili e alle polemiche talvolta fuori luogo, ha avuto (speriamo che continuerà ad avere) il grande merito di mettere passione e denari nel calcio. Ma soprattutto ha mostrato competenza e un modo diverso di gestire una società di calcio. Ha rilanciato un club che, dopo i fasti di maradoniana memoria, era sprofondato nella provincia del calcio. Lo ha riorganizzato, riqualificato, rilanciato addirittura sul palcoscenico europeo. Per questo Napoli e il calcio italiano lo devono ringraziare.

Tuttavia ieri sera, durante la cerimonia per il sorteggio dei calendari, ha evidentemente esagerato. Arrabbiato con tutto e con tutti (“Mi vergogno di essere italiano”) ha abbandonato la sala imprecando contro un calendario, secondo lui, non rispettoso degli impegni europei del suo Napoli. Il presidente aveva chiesto, prima che il sorteggio avesse inizio, un occhio di riguardo per la sua squadra soprattutto in quei turni a cavallo delle partite di Champions. Come dire “noi giochiamo durante la settimana, quindi niente scherzi, la domenica vogliamo partite tranquille”. Una posizione che non ha convinto appieno il computer, notoriamente irrispettoso dei sentimenti e delle volontà irrazionali. Detto fatto: il Napoli incontrerà Inter e Milan subito dopo le partite infrasettimanali. Apriti cielo… proprio quello che il patron non voleva.

Il sorteggio ha la caratteristica di essere democratico in un mondo, quello del calcio, che di democratico ha ben poco. Dentro l’urna, escludendo alcuni paletti forse non condivisibili e non rintracciabili in nessun altro campionato estero (Premier League docet), il Chievo vale quanto l’Inter, il Novara è tale e quale al Napoli.

Invece De Laurentiis non voleva. Avrebbe preferito una sfida in quel di Bergamo piuttosto che un big match a San Siro. Perché? Per salvaguardare il cammino europeo del suo Napoli? Perché in questo modo si permetterebbe ai club italiani di fare più strada in Europa? La grande squadra, rango a cui aspira il Napoli, ha la capacità di giocare ogni tre giorni, interpretando ogni gara con lo stesso spirito e la stessa voglia di vincere. Come se l’Inter lo scorso anno si fosse lamentata di quel doppio impegno con Milan e Schalke che di fatto ha spento ogni sogno di gloria.

Sospendendo il giudizio sul modo in cui De Laurentiis ha rese pubbliche le sue idee; una fuga degna di un film, a cavallo di uno scooter, per giunta senza casco, le posizioni del presidente rischiano di avvelenare il campionato prima ancora che prenda avvio. Con queste premesse ci viene da pensare: poveri arbitri, non sbagliate nulla.

In Inghilterra non funziona così. Si mettono dentro l’urna i nomi delle 20 squadre e via al sorteggio. Senza teste di serie, né divieti di derby infrasettimanali. Eppure la Premier è il campionato più organizzato e combattuto del vecchio continente.

Forse De Laurentiis, con la sua uscita, ha voluto copiare quello che da alcuni mesi sta facendo Agnelli. Recriminare su uno scudetto del passato per allontanare lo sguardo dal presente. Ciò in cui è maestro Mourinho, accentratore in tutto e per tutto e capace di far dimenticare problemi ben più importanti grazie alle sue conferenze stampa. Se così fosse chiediamo venia. La sceneggiata di ieri era tutta preparata, parte di uno spettacolo pianificato e messo in scena come solo un grande attore sa fare.

di Luca Paradiso

Iran: la storia di Zia Nabavi e Maryam Bahreman

Posted by Elisa Cassinelli On luglio - 28 - 2011 Commenti disabilitati

La situazione dei diritti umani in Iran è gravissima e diverse organizzazioni per i diritti umani continuano a denunciare giorno dopo giorno le continue violazioni che avvengono nel Paese.

In seguito alle proteste di massa del 2009, con le quali il popolo iraniano contestava il risultato delle elezioni presidenziali che hanno confermato Ahmadinejad presidente della Repubblica islamica dell’Iran, una violenta repressione ha investito il Paese: migliaia di cittadine e cittadini iraniani sono stati arrestati, imprigionati, torturati e assassinati solo per aver chiesto democrazia, riforme e diritti umani. Giornalisti, attivisti e studenti sono stati presi di mira e molti di loro si trovano ancora in prigione.

Tra questi c’è Zia Nabavi, di 27 anni, membro del Consiglio per la difesa del diritto all’istruzione, un ente creato nel 2009 dagli studenti a cui era impedito proseguire gli studi a causa del loro attivismo politico. È stato condannato a 10 anni di detenzione e 74 frustate.
Per Amnesty International Zia Nabavi è un prigioniero di coscienza detenuto solo per il pacifico esercizio del suo diritto alla libertà di espressione e associazione e perché è parente di un membro del gruppo di opposizione messo al bando l’Organizzazione dei mojahedeen del popolo iraniano (Pmoi), che ha al momento base in Iraq.

Zia Nabavi è stato arrestato nella notte del 14 giugno 2009, poco dopo aver partecipato a una protesta di massa contro l’annuncio del giorno precedente della vittoria alle elezioni presidenziali del presidente in carica Mahmoud Ahmadinejad. Zia Nabavi ha dichiarato di essere stato picchiato, preso a calci, insultato e umiliato durante gli interrogatori.

Inizialmente è stato rinchiuso nel carcere di Evin, a Teheran. Nel settembre 2010 è stato “esiliato” nella prigione di Karoun, in Ahvaz, nel sud ovest dell’Iran. Dopo la pubblicazione della sue protesta in maggio 2011 sulle pessime condizioni di detenzione del carcere, è stato nuovamente trasferito. Questa volta in una prigione della provincia del Khuzestan.

Ma Zia Nabavi è solo uno delle tante vittime del regime iraniano.

Maryam Bahreman, attivista per i diritti delle donne, rimane in carcere, nonostante il pubblico ministero di Shiraz abbia ordinato il suo rilascio su cauzione all’inizio di luglio. Da quando è stata arrestata, l’11 maggio, fino al 5 luglio 2011 Maryam Bahreman è stata detenuta in isolamento nel centro di detenzione n. 100 di Shiraz, controllato dal ministero dell’Intelligence. La sua famiglia ha potuto farle visita diverse volte. Nella tarda notte del 5 luglio è stata trasferita alla sezione femminile di una prigione di Shiraz. Da allora, ha potuto sentire la famiglia solo al telefono.

Il 4 e 5 luglio 2011 Maryam Bahreman è stata interrogata, alla presenza dei suoi avvocati, da funzionari dell’ufficio del pubblico ministero in relazione a presunti “atti contro la sicurezza dello stato”, e a nuovi “reati”, tra i quali “propaganda contro il sistema”, “diffusione di informazioni false”, “partecipazione a proteste” e “offese al leader supremo”. Dopo questi interrogatori, è stato firmato l’ordine per il suo rilascio su cauzione che, però, per motivi sconosciuti, non è stato ancora eseguito.

Maryam Bahreman è un’ attivista della Campagna per un milione di firme, conosciuta anche come la Campagna per l’uguaglianza, nella città di Shiraz, ed è stata anche segretario generale dell’ Organizzazione per la parità delle donne (Sazman Pars Zanan-e), organizzazione non governativa chiusa nel 2007.

La storia di Zia Nabavi e quella di Maryam Bahreman è una storia che riflette la realtà iraniana che deve far conto con una violenta repressione della libertà di espressione e dei diritti umani. Di storie come queste ce ne sono tante purtroppo. Negli ultimi due anni il regime iraniano ha arrestato, imprigionato, torturato e assassinato chi urlava a gran voce la voglia di libertà e continua a farlo indisturbato.

di Elisa Cassinelli

(fonte: Amnesty International)

Calciomercato: Aguero al City libera Tevez. Futuro nerazzurro?

Posted by Luca Paradiso On luglio - 27 - 2011 1 COMMENT

È del Manchester City l’acquisto più caro di questa sessione di mercato. La squadra di Mancini sta chiudendo in queste ore per l’argentino Aguero. Non si tratta di una novità, il club dello sceicco Mansour ci ha ormai abituato a cifre altissime nel tentativo di rivoluzionare le gerarchie del football anglosassone. Aguero arriva in Premier League dopo il pagamento dell’intera clausola rescissoria: 45 milioni. Al giocatore vanno milioni 170 mila sterline a settimana per i prossimi cinque anni, oltre 10 milioni l’anno.

L’arrivo del Kun rende ancor più numeroso il parco attaccanti a disposizione di Mancini. Dzeko, Balotelli, Santa Cruz, Adebayor, Bellamy, Alex; qualcuno dovrà necessariamente salutare. E se alcuni sono partiti per il ritiro con la consapevolezza di non rientrare nei piani futuri del club (vedi Adebayor e Bellamy), resta l’incognita Tevez. Il capitano vuole andarsene. Lo ha reso pubblico e sta aspettando l’offerta giusta per lasciare il City. Fallito il trasferimento al Corinthias nelle ultime ore si è rafforzata l’opzione Inter.

Nei giorni scorsi Branca ha incontrato il calciatore in vacanza in Sardegna. La notizia ha immediatamete scatenato le ipotesi. Il maggiore intralcio all’operazione è di natura economica. Il Manchester chiede 40 milioni per l’Apache. Una cifra fuori mercato per le casse nerazzurre e per molti club europei. Solo la cessione di Sneijder potrebbe garantire quel denaro necessario per chiudere l’accordo. In Argentina danno per certo l’arrivo di Tevez alla corte di Gasperini. Sicuramente il mercato dell’Inter regalerà un’attaccante al nuovo mister. Palacio è il nome che circola ormai da giorni, meno suggestivo rispetto a quello di Tevez, ma forse più adatto allo schiermento tattico del tecnico ex Genoa.

Se davvero sarà Tevez l’Inter potrà disporre di una rosa di attaccanti di valore assoluto, ma forse poco adatta al 3-4-3 di Gasperini. Milito, Pazzini e Tevez sono prime punte, Eto’o è l’unico adattabile a tutti i ruoli del tridente. Mancherebbero insomma quegli attaccanti esterni in grado di allargare il gioco.

L’arrivo di Tevez, con l’abbondanza che si verrrebbe a creare, renderebbe necessario un addio illustre. Nelle ultime ore si è sparsa la voce di un possibile ritorno al Genoa di Diego Milito. Il principe, dopo un anno fenomenale, ha chiuso la scorsa stagione con poche gioie e tanti infortuni. A 32 anni l’argentino potrebbe scegliere un approdo più tranquillo, in un club dove ha già giocato ed è diventato un idolo assoluto. Oppure decidere di rimanere in nerazzurro, per rinascere e tornare ad essere mister 30 reti.

Il Malaga continua il mercato grandi firme. Dal Villareal, per 20 milioni, ha acquistato Cazorla. Un trasferimento che complica la corsa juventina a Giuseppe Rossi. Silvestre, altro obbiettivo bianconero, è in procinto di passare al Palermo per una cifra vicina agli 8 milioni di euro. La stessa somma che il Psg di Leonardo ha pagato per Menez. Il club parigino si sta muovendo per Ganso, pronti 40 milioni. Il brasiliano però sta attendendo la chiamata del Milan. I rossoneri stanno sfogliando la margherita delle possibile opzioni, con il sogno impossibile Fabregas in cima alle preferenze.

di Luca Paradiso

Virtus Bologna, provvigione del 10% ai tifosi che forniranno uno sponsor

Posted by Andrea Centenari On luglio - 27 - 2011 Commenti disabilitati

Curiosa iniziativa del patron della Virtus Bologna, Claudio Sabatini che, sul sito ufficiale della società emiliana, ha lanciato una nuova campagna per la ricerca di nuovi sponsor. Questa ricerca è tesa a coinvolgere tutti i tifosi della Virtus che andranno, così, ad avviare la rete commerciale più ampia e innovativa del mondo dello sport.

“Al fine di trovare risorse per creare una squadra sempre più competitiva dentro e fuori dal campo, Virtus affida anche ai propri tifosi, i migliori promotori possibili, l’opportunità di trovare nuovi partner che affianchino la V nera nella prossima stagione e in quelle a venire. A chi, tra i propri appassionati e sostenitori, segnalerà un potenziale sponsor con il quale venga poi siglato un accordo, Virtus Pallacanestro riconoscerà infatti una provvigione del 10% sul primo anno di contratto”.
Questo il comunicato apparso sul sito ufficiale delle V nere.

Sul fronte mercato, dopo gli acquisti di Terrell McIntyre e Angelo Gigli, si cerca un’ala piccola americana con tanti punti nelle mani. L’ex Barcellona, Alan Anderson, sarebbe in cima alla lista delle preferenze della società bolognese.

di Andrea Centenari
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Essere giornalisti in Messico

Posted by Elisa Cassinelli On luglio - 27 - 2011 Commenti disabilitati

Dal 2000 a oggi sono 71 i giornalisti uccisi in Messico, Paese ritenuto dalle Nazioni Unite come il più pericoloso per l’esercizio della professione giornalistica. Minacce e aggressioni nei confronti di giornalisti e organi di stampa e attivisti sono una realtà ormai dilagante in Messico: a essere presi di mira sono coloro che si occupano di questioni relative alla criminalità e giustizia.

Anche se l’ufficio del procuratore generale federale aveva rinnovato l’impegno a indagare su questi reati, la maggioranza dei casi sono rimasti irrisolti e il programma governativo di protezione dei giornalisti non è ancora attivo.

Secondo Catalina Botero, responsabile del settore Libertà d’Espressione della Commissione Interamericana dei Diritti Umani, in Messico, la situazione di chi lavora nei media del Paese “è estremamente grave“.

Una giornalista del quotidiano messicano “Notiver”, Yolanda Ordaz de la Cruz, che era scomparsa da domenica, è stata ritrovata uccisa nello Stato di Veracruz, nell’est del Paese. Secondo una fonte di polizia, Yolanda è stata ritrovata con la gola tagliata.

In precedenza sarebbe stata minacciata perchè stava indagando sull’assassinio del vicedirettore del giornale Milo Vela, di sua moglie e del figlio, avvenuto il 21 giugno scorso mentre si trovavano nella loro casa.

Il 20 giugno scorso era stato assassinato un altro giornalista della stessa testata, Miguel Angel Lopez Velasco, insieme alla moglie e al figlio. In precedenza, il 2 giugno, era stato trovato privo di vita un altro collega, Noel Lopez Olguin, del piccolo quotidiano locale “La verdad de Jaltipan”.

E poi c’è la storia di Lydia Cacho, giornalista e attivista dei diritti umani che vive a Cancún, Stato del Quintana Roo, nel sud est del Messico.

Secondo quanto riporta Amnesty International, Lydia Cacho ha iniziato a subire minacce e intimidazioni dopo la pubblicazione di un libro nel 2005, nel quale denunciava un circuito di pedopornografia, che operava nonostante politici e uomini d’affari dello Stato di Quintana Roo e di Puebla ne fossero a conoscenza.

Dopo essere stata accusata di diffamazione e a seguito di procedimenti giudiziari irregolari, Lydia Cacho è stata arrestata, nel dicembre 2006, stata minacciata e maltrattata. Conversazioni telefoniche registrate, e successivamente pubblicate da alcuni organi di stampa, hanno dimostrato il coinvolgimento di ex funzionari governativi di alto livello dello Stato di Puebla nell’arresto e nei maltrattamenti della donna.

Nel 2009 la Commissione interamericana dei diritti umani ha chiesto al governo messicano di fornirle misure di protezione. Nel 2010, Lydia Cacho ha pubblicato un altro libro, portando alla luce ancora una volta la tratta di donne e ragazze e facendo i nomi delle persone presumibilmente legate a queste reti criminali.

Lydia è stata nuovamente minacciata di morte via email e per telefono a causa del suo lavoro come giornalista. Le è stato chiesto di non parlare altrimenti sarebbe stata uccisa e chi l’ha minacciata ha sottolineato che quello era l’ultimo avvertimento.

Essere giornalisti e difensori dei diritti umani in Messico vuol dire essere sottoposti ad aggressioni, arresti e il costante rischio di essere uccisi. La libertà di espressione è fortemente a rischio e nessuna protezione per i giornalisti è ancora attiva. Inoltre la corruzione dilagante nelle forze di polizia e il conseguente rafforzarsi della mafia messicana contribuiscono a rendere molto dure le condizioni di vita per molti Messicani e, soprattutto, per molti giornalisti.

di Elisa Cassinelli

Michelangelo Pistoletto al MAXXI

Posted by Aurora Portesio On luglio - 26 - 2011 1 COMMENT

La mostra “Michelangelo Pistoletto. Da Uno a Molti, 1956-1974”, curata da Carlos Basualdo e visitabile fino al 15 agosto, è il frutto di un’importante collaborazione posta in essere tra il MAXXI e il Philadelphia Museum of Art, dove le opere sono state esposte prima di giungere a Roma.

L’afflato internazionale che sovrintende a quest’operazione costituisce un precedente significativo nella convinzione che – come ha dichiarato il Presidente del museo romano Pio Baldi – solo attraverso il confronto e la condivisione si possa raggiungere un’offerta culturale di alto livello.

Come di consuetudine nelle mostre prodotte dal MAXXI, anche in questo caso i percorsi di visita sono vari e flessibili. Volendone scegliere uno si preferirà quello che, nell’intento del curatore, meglio spiega il titolo adottato “Da Uno a Molti”: la rassegna esamina la ricerca di Pistoletto dai suoi esordi – dalle sperimentazioni individuali sulla pittura – al progressivo coinvolgimento del pubblico, fino alle azioni collaborative con il gruppo “Zoo”.

Le prime opere dell’artista piemontese sono infatti dipinti che privilegiano la figura umana e sono caratterizzati da superfici colorate fortemente riflettenti. La tradizione narra che proprio rispecchiandosi in una di queste vernici scure, l’artista ebbe l’intuizione dei successivi “Quadri specchianti”.

È infatti a partire dal 1962 che Pistoletto elabora le celeberrime opere realizzate con lastre di acciaio inox lucidate a specchio in cui si contrappone la staticità dei personaggi o degli oggetti raffigurati in primo piano, con la dinamicità del mondo reale che riflettendovisi ne entra a far parte.

Sullo stesso solco si collocano anche i “Plexiglass”, laddove la materia trasparente rende ancora più evanescente il confine tra realtà e illusione, tra natura e trompe l’oeil.

Una sezione della mostra è poi dedicata ai cosiddetti “Oggetti in Meno”, lavori eterogenei che hanno in comune la funzione di “liberazione” dell’identità artistica: ogni opera, una volta tradotta in oggetto, libera uno spazio nella mente dell’artista, ecco perché è un oggetto “in meno”.

Larga attenzione è poi dedicata anche all’uso delle luci di candele o lampade appese, ma soprattutto alla serie degli “Stracci”, installazioni originariamente realizzate con gli stracci, materiale povero per eccellenza, usati dall’artista per lucidare i suoi quadri specchianti.

L’ultima sezione dell’esposizione si incentra sulle azioni e performance messe in scena con il gruppo di teatro itinerante “Zoo”, il cui nome deriva metaforicamente dalla volontà di evadere dalla rigida e limitativa condizione sociale, al pari di un animale rinchiuso in gabbia.

Per completare la conoscenza del personaggio Pistoletto, a latere della mostra principale, si colloca la mostra-laboratorio Cittadellarte, dedicata al centro interdisciplinare fondato dall’artista nella sua Biella nel 1998. Si tratta di un  progetto la cui finalità è quella di porre l’arte a contatto diretto con tutti gli ambiti dell’attività umana, stimolando la partecipazione attiva del pubblico. Questo, a ben vedere, rappresenta lo sviluppo coerente di tutta la ricerca artistica di Pistoletto che mira al connubio radicale tra arte e vita proponendo l’arte come catalizzatore di un rinnovamento complessivo della società.

L’evento romano offre la possibilità di analizzare l’opera completa dell’artista tra il 1956 e il 1974 e, nonostante le polemiche di alcuni che considerano Pistoletto tra i grandi maestri di cui non c’è più niente da scoprire, costituisce un’importante occasione di approfondimento.

È la stessa Direttrice del MAXXI Arte, Anna Mattirolo, a spiegare: “Se è vero che capiamo il nostro passato attraverso la prospettiva attuale, allo stesso tempo penso che sia necessario considerare i lavori dei nostri artisti più giovani in relazione alle eredità lasciate dalla generazione precedente”.

Michelangelo Pistoletto. Da Uno a Molti, 1956-1974
a cura di Carlos Basualdo
dal 4 marzo al 15 agosto 2011
MAXXI, Via Guido Reni 4a, Roma
orari: martedì, mercoledì, venerdì e domenica ore 11-19; giovedì e sabato ore 11-22

di Aurora Portesio

Basketmercato. Milano continua a rafforzarsi con Hairston, Basile torna in Italia

Posted by Andrea Centenari On luglio - 26 - 2011 1 COMMENT

Dopo quasi un mese di trattative Malik Hairston ha finalmente raggiunto l’accordo con l’Olimpia Milano di coach Sergio Scariolo che ora potrà contare anche sulla versatilità e l’atletismo dell’ala americana.
“L’anno scorso Hairston ha dimostrato di essere un giocatore completo - dice di lui Scariolo - e sono convinto che abbia ancora importanti margini di miglioramento. Può iniziare le partite in quintetto o uscire dalla panchina, ha grande esplosività e aiuta la squadra efficacemente anche in difesa”.
L’ingaggio di Hairston si va ad aggiungere a quelli di Nicholas, Fotsis, Cook, Bourousis, Radosevic e Giacchetti. Con questi nomi importanti Milano conta di centrare almeno un obiettivo tra Eurolega, Scudetto e Coppa Italia.

Anche i vicecampioni d’Italia della Bennet Cantù hanno messo a segno un altro importante colpo di mercato riuscendo a riportare in Italia, Gianluca Basile.
La guardia lascia il Barcellona dopo 6 anni in cui ha conquistato una Eurolega, due titoli ACB, tre Coppe del Re e due Supercoppe.
Basile ha firmato un contratto biennale che, a 35 anni, dovrebbe essere l’ultimo della carriera.
Ora coach Trinchieri ha a disposizione un giocatore in grado di essere impiegato sia da playmaker sia da guardia.
“Con l’ingaggio di Basile - commenta il ds della Bennet, Bruno Arrigoni - aggiungiamo alla nostra squadra un giocatore di grande classe ed esperienza. In questo modo saremo inoltre sicuri di passare delle estati più serene senza che segni qualche bomba decisiva contro di noi come faceva nei playoff con la maglia della Fortitudo”.

Ottimo acquisto, anche, da parte della Cimberio Varese che ha ingaggiato la guardia Yakhouba Diawara. Il francese arriva dalla retrocessa Enel Brindisi dove, nella scorsa stagione, ha tenuto una media di 13,6 punti in 30 partite disputate.

La Dinamo Sassari ha trovato l’accordo per il prolungamento del contratto dell’ala-centro serba Vanja Plisnic anche per la prossima stagione mentre l’Angelico Biella ha firmato, con un contratto annuale, il lungo spagnolo Albert Miralles già visto in Italia nelle fila di Rimini e Roseto.

di Andrea Centenari
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