Il suo sguardo attonito e gli occhi fissi sulla sua bambina. Sul sagrato della chiesa è come impietrito, non distoglie mai, neanche per un attimo il suo sguardo da quella piccola bara, quella dove dentro c’è la sua Elena di quasi 2 anni che lui ha dimenticato in auto per più di due ore. Ha la faccia di chi sente e sentirà per sempre il grave peso del rimorso. Di chi conosce la sua colpa e non vuole trovare giustificazioni.
La legge lo assolverà con grande probabilità, lo assolveranno i suoi parenti, lo ha fatto già la moglie, i suoi amici più cari, ma lui sarà il peggior giudice di se stesso, quello che si infliggerà la pena più grave.
Colpevole di aver permesso alla sua mente di dimenticare la piccola in auto. Una colpa che sentirà per tutta la vita e che una vita intera non diminuirà neppure quel poco da consentirgli un respiro di serenità. Ho ancora l’immagine dentro me di quell’uomo impietrito, come attonito, che ai funerali della sua piccola era lì, dentro un mondo che non gli appartiene più. Avrà bisogno di rimproverarsi per tutta la vita per qualunque cosa abbia fatto in quelle ore che gli abbia fatto dimenticare la sua bimba in auto.
Dovrà abituarsi ad una vita in cui il rimorso sarà, chissà per quanti anni, il suo primo pensiero al risveglio e l’ultimo prima di dormire. Come un black out, distrazione mortale si chiama e se gli esperti provano ad attribuirlo allo stress, ai ritmi frenetici di questa vita, per lui resterà per sempre un tarlo nel suo cuore.
Ecco perché dinnanzi ad una tale, particolare forma di disgrazia, non si può che abbassare la testa.
di Alga Madìa



