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Morto il giornalista e oppositore iraniano Reza Saber, era in sciopero della fame

By   /   12 Giugno 2011  /   Commenti disabilitati su Morto il giornalista e oppositore iraniano Reza Saber, era in sciopero della fame

Reza Hoda-Saber, noto giornalista iraniano e attivista dell’opposizione al regime di Ahmadinejad, è morto in seguito ad un attacco cardiaco. Da una decina di giorni Saber aveva iniziato uno sciopero della fame nel carcere di Evin a Teheran dove era detenuto, per protestare contro la morte avvenuto lo scorso primo giugno, di Haleh Sahabi, figlia di Ezatollah Sahabi, veterano dell’opposizione iraniana. La notizia è stata diffusa dal sito web dell’opposizione Kaleme.com.

Secondo quanto riferisce Kaleme, “gli agenti del carcere hanno trasferito venerdì Reza Hoda Saber all’ospedale Modaress per complicazioni cardiache dovute allo sciopero della fame ma i danni erano troppo estesi e non ce l’ha fatta”.

Il giornalista iraniano era stato arrestato il 22 giugno 2009 in occasione del movimento di protesta contro la contestata rielezione del presidente Ahmadinejad che secondo l’opposizione è stata caratterizzata da brogli.

Da quel momento è iniziata un’ondata di repressione che ha colpito soprattutto manifestanti, oppositori e attivisti. I leader dell’opposizione, l’ex primo ministro Mir Hossein Mousavi e l’ex presidente del parlamento riformista, Mahdi Karroubi, che avevano denunciato frodi massicce durante le elezioni, sono ai domiciliari da quattro mesi, dopo una manifestazione dell’opposizione che aveva richiamato migliaia di persone a scendere in piazza.

Dal 2009 infatti i sostenitori del movimento riformista iraniano sono stati sottoposti a diverse pressioni governative. Decine di dirigenti, sindacalisti e attivisti sono stati condannanti al carcere perché riconosciuti colpevoli di aver attentato alla sicurezza nazionale, partecipando o organizzando le proteste antigovernative.

In un rapporto intitolato “Determinati a vivere in dignità: la lotta per i diritti dei sindacalisti iraniani“, Amnesty International ha chiesto alle autorità di Teheran di rispettare le libertà sociali ed economiche di base e di porre fine agli arresti dei sindacalisti e alla repressione delle organizzazioni indipendenti dei lavoratori all’indomani della repressione postelettorale del 2009.

Mansour Ossanlu, presidente del Sindacato degli autisti del trasporto pubblico di Teheran, è stato più volte arrestato. Quando, la settimana scorsa, è stato posto in libertà condizionata, aveva trascorso in prigione quasi quattro anni. Da quando ha iniziato a organizzare scioperi per chiedere aumenti salariali, è stato sottoposto a sparizioni forzate, processi iniqui e pestaggi e gli sono state spesso negate le cure mediche: in quelle poche occasioni in cui gli sono state fornite, è stato curato mentre era incatenato al suo letto.

Questa è solo una delle tante storie che arrivano dalla realtà iraniana. Funzionari della sicurezza, generalmente in borghese e senza esibire distintivi o mandati d’arresto continuato ad arrestare arbitrariamente oppositori del governo. Le persone arrestate sono spesso trattenute per periodi prolungati durante i quali è impedito loro ogni contatto con gli avvocati o la famiglia. Non solo, i detenuti spesso sono torturati, maltrattati o gli è negato l’accesso alle cure mediche.

Di Elisa Cassinelli

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