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Correre

By   /   12 giugno 2011  /   Commenti disabilitati

Correre? A cosa serve correre?

 Abbiamo tutto il tempo del mondo. Possiamo vivere tranquillamente, per pensare, per arrivare dove dobbiamo arrivare. Il correre non serve.

Immersa nel traffico mi chiedo dove vada ciascuna persona che mi passa accanto, che corre disperatamente per non arrivare tardi da quanche parte. Si vedono macchine sfrecciare a tutta velocità con una meta ben definita da chi le guida; ma mai qualcuno di loro si è chiesto se è quella la vita che vuole veramente? Sicuro che non la facciano per non far dispiacere qualcun altro? Molti, troppi passanti non vogliono quella vita ma sono diventati quel che sono per far gioire tanti altri.

 Nessuno guarda più chi gli passa accanto, tutti corrono e vivono con il telefono all’orecchio.

 In  questa marea di gente spicca solo una figura, una figura solitaria seduta per terra che suona una canzone tranquilla con una chitarra classica dentro al cunicolo buio della metropolitana.

 Ha un bicchiere ai suoi piedi dove ogni tanto qualcuno  lancia una monetina senza nessuna cura. Fa tenerezza il cucciolo di cane che ha accanto che gioca con i capelli rasta dell’uomo.

 Io sono appoggiata lì, alla parete difronte a lui che ascolto le note che strimpella. Vedo una bambina con il padre che le dà qualche moneta per il suonatore. La bambina si avvicina e lascia una monetina nel bicchiere e sorride all’uomo che la guarda, la ringrazia e le sorride.

 Quando la bambina torna dal padre, lui le dice che deve mantenere un segreto, quello che sarà il loro segreto e le insegna una lezione, quella di lasciare sempre una moneta dentro ai bicchieri di quelle persone, quelle che sono sedute per terra o su un muretto e suonano. Poi si appoggiano per qualche minuto accanto a me e canticchiano insieme la canzone che l’uomo suona ed infine, se ne vanno.

 Io rimango lì, come un’ombra, assorta ad ascoltare quella chitarra che suona un suono che nessuno ascolta. Quindi anche io infilo una mano nella tasca del pantalone dalla quale tiro fuori tutti gli spicci che mi sono rimasti, mi avvicino al suonatore tagliando la strada a chi mi passa a  fianco e le lascio cadere in quel bicchiere ai piedi dell’uomo.

Lui alza il volto. Ha una barba poco curata che avvolge una bocca quasi perfetta intenta a sorridermi, un sorriso caldo che fa trasparire dei denti perfettamente bianchi.

 I suo occhi sono di un verde bellissimo e lucente che fa trasparire la bontà di quell’uomo e mi dice semplicemente grazie.

 Ha una voce melodiosa e molto calda. Avrà al massimo venti anni ed è un ragazzo veramente bellissimo.

Torno a riappoggiarmi alla parete a guardare le sue dita che sfiorano le corde producendo ogni volta un suono diverso.

 Rimasi lì fino a quando non mi resi conto che era tardi e piano piano tornai a casa.

 Tornai a sentire l’uomo suonare tutti i pomeriggi dopo scuola, rimanevo li per ore ed ogni giorno ripetevo lo stesso processo: lasciavo le monete ed ascoltavo il grazie di quel ragazzo, guardavo i suoi occhi e tornavo ad appoggiarmi alla parete lercia del cunicolo della metropolitana.

 Ci andai tre mesi di fila a sentire il suonatore, poi un giorno lui non c’era più. Lo aspettai e tornai per piu di una settimana di seguito ma lui non tornò più. Mi ricorderò per sempre il suo sguardo, i suoi occhi ed il suo grazie.

 Oggi sono tornata lì, in quel cunicolo male illuminato e mi sono seduta dove si sedeva lui e ho visto. Ho visto la fretta di tutti quelli che passavano e ho ricordato le sue note che sono diventate la colonna sonora della mia vita.

di Berenice Di Antonio

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