Dopo oltre 15 anni di fuga è stato arrestato Ratko Mladic l’ex generale serbo bosniaco accusato dal Tribunale penale internazionale dell’Aja per il genocidio di 8mila civili musulmani a Srebrenica in Bosnia nel luglio 1995.
Dopo aver lasciato il quartier generale dell’agenzia di intelligence serba BIA, Ratko Mladic è stato portato davanti ad un Tribunale Speciale a Belgrado questo pomeriggio per essere ascoltato da un giudice inquirente e per assistere alla lettura dei capi di imputazione mossi a suo carico dal Tribunale per la ex Jugoslavia all’Aja. E’ attesa la decisione della Corte sulla sua estradizione all’Aja, l’ultima parola in materia di estradizione l’avrà il ministero serbo della giustizia. L’intera procedura potrebbe richiedere una settimana.
“Si chiude una pagina molto difficile della nostra storia e si aprono le porte dell’Ue” ha commentato Tadic nella conferenza stampa di oggi pomeriggio. Per il presidente serbo l’arresto apre la strada alla riconciliazione del Paese, tuttavia si dovrà indagare per scoprire chi abbia aiutato e coperto Mladic durante la sua latitanza. Tadic ha anche chiesto una commissione sotto mandato Onu che indaghi sull’ultimo orrore imputato a Mladic, un giro di traffico di organi in Kosovo.
Mladic è il terzo fra i leader serbi ricercati per la guerra bosniaca ad essere assicurato alla giustizia: stando a quanto stabilito dal Tribunale Onu per i crimini di guerra nella ex Yugoslavia, Mladic è stato aiutato dall’ex leader serbo Slobodan Milosevic, morto in carcere l’11 marzo del 2006, poco prima del verdetto del suo processo durato quattro anni per genocidio e altri crimini di guerra in Croazia, Bosnia e Kosovo, e dall leader serbo-bosniaco Radovan Karadzic catturato nel 2008 a Belgrado dove viveva sotto falsa identità. Ora l’ultimo latitante per le guerre balcaniche resta il leader serbo-croato Goran Hadzic.
Di sicuro la Serbia ha dato una forte risposta all’Unione europea, che aveva fatto della cattura di Mladic uno dei punti chiave per la candidatura di Belgrado ad entrare nell’Ue. L’arresto del ‘boia di Srebrenica’, ha “servito la giustizia e rimosso un grande ostacolo sulla strada della Serbia verso l’adesione all’Unione europea”, ma come ha riconosciuto oggi a Bruxelles il commissario europeo all’Allargamento, Stefan Fuele, questo non basta: c’è ancora una lungo percorso a tappe forzate da completare, con una serie di riforme (in particolare della giustizia e della pubblica amministrazione) e la questione de Kosovo.
“La leadership serba – ha detto Fuele – aveva ripetutamente promesso di catturare il generale Mladic; oggi ha mantenuto quella promessa, e questa è una prova della sua credibilità e della credibilità della Serbia che ha ottemperato a un importante obbligo internazionale. Da domani, con il nuovo slancio impresso da quest’evento la Serbia dovrà lavorare intensamente alle riforme che sono cruciali per ottenere il nostro parere positivo per la candidatura all’adesione all’Ue”, quando la Commissione si pronuncerà, il 10 ottobre prossimo.
Rispondendo ai cronisti, Fuele ha poi detto: “Se mi chiedete se la Serbia è più vicina oggi all’adesione, rispetto a ieri, la risposta è sì; ma alla domanda se questo significa che viene cancellata la lista di riforme da attuare e di parametri da rispettare la risposta è no“.
Di Elisa Cassinelli




