Singolare protesta in Uganda. Dopo la “marcia per il lavoro” (“walk to work”, letteralmente ”cammina per andare al lavoro”), culminata con 9 morti, gli Ugandesi per protestare contro l’aumento del costo della vita hanno cominciato a suonare il clacson delle auto e delle moto.
L’opposizione aveva chiesto alla gente di suonare il clacson, di fischiare o comunque far rumore per 5 volte ogni sera alle 17.00 per integrare e sostenere la protesta iniziata ad Aprile dal gruppo “Attivisti per il Cambiamento” (Activist for Change – A4C), il cui capo, Kizza Besigye, un colonnello i pensione ed ex medico di Museveni, è stato arrestato ben 4 volte e l’ultima volta addirittura in via preventiva. Per Besigye, ormai soprannominato “Doctor Walker”, nelle ultime elezioni di Febbraio ci sono stati brogli, mentre per il governo Besigye vorrebbe organizzare una protesta come quella che in Egitto ha portato alla caduta del governo di Mubarak.
In verità, l’Uganda è governata da ben 4 legislature, dal 1986, da Yoweri Kaguta Museveni, l’attuale Presidente che ha vinto a grande maggioranza anche le passate elezioni e si è insediato proprio alcune settimane fa, spendendo circa 1,3 miliardi di dollari, in spregio alla povera gente che protesta contro l’aumento del costo della vita e la disoccupazione. Per tutta risposta, il Presidente ha detto che farà una legge che neghi la libertà su cauzione a tutti coloro che siano stati arrestati con l’accusa di rivolta o sabotaggio economico.
Il rumore o meglio “l’inquinamento acustico”, come è stato definito dalla polizia, rientra nelle casistiche suddette e, infatti, il portavoce della polizia, Ibin Ssenkumbi, ha fatto sapere che assumeranno lo stesso atteggiamento assunto contro la “marcia per il lavoro”. In altri termini, contro i rumori molesti e di protesta contro il governo, spareranno sulla folla inerme e probabilmente faranno vittime, come nella precedente manifestazione.
Gli “Attivisti per il Cambiamento”, gruppi di destra sostenuti dai parlamentari dell’opposizione, hanno criticato tali misure restrittive e la brutalità dimostrata nei confronti di una manifestazione pacifica. Misure e violenze criticate sia dalla Gran Bretagna, che è il maggior sostenitore economico dell’Uganda, sia dal gruppo di donne dell’”Uganda Women’s Network”, che la scorsa settimana ha svolto la manifestazione “Pentole Vuote”. A centinaia sono sfilate per le vie della capitale, Kampala, battendo con bastoni e cucchiai pentole e tegami, per protestare contro l’aumento dei prezzi del cibo, del carburante e, soprattutto, per la brutalità usata dalle forze di polizia contro i manifestanti della “marcia per il lavoro”.
In particolare, la brutalità nei confronti di Besigye è stata filmata e messa su Internet. Si vedono poliziotti in uniforme anti-sommossa che rompono i vetri della macchina, s’infilano nell’abitacolo e spruzzano spray al peperoncino per immobilizzarlo, poi lo maltrattano, lo gettato in un furgone e lo portato via.
di Vito Di Ventura





