Loading...
You are here:  Home  >  Esteri  >  Current Article

Amnesty International, una rivoluzione per i diritti umani nel mondo

By   /   13 Maggio 2011  /   Commenti disabilitati su Amnesty International, una rivoluzione per i diritti umani nel mondo

La domanda di libertà e giustizia che arriva oggi dal Medio Oriente e dall’Africa del Nord rappresenta l’opportunità per un cambiamento storico della situazione dei diritti umani nel mondo, ma questa svolta “corre sul filo del rasoio”.

È quanto emerge dal rapporto annuale di Amnesty International 2011 che documenta la situazione dei diritti umani in 157 paesi e territori nel 2010.

Era dai tempi della Guerra fredda che così tanti governi repressivi non affrontavano una sfida al loro attaccamento al potere – ha dichiarato Christine Weise, Presidente della Sezione italiana dell’organizzazione – la richiesta di diritti politici ed economici che si sta propagando in tutto il Medio Oriente e l’Africa del Nord è la prova decisiva che i diritti sono importanti allo stesso modo e costituiscono una richiesta universale“. Tuttavia, ha aggiunto, è in corso anche una “dura rappresaglia”: i governi di Libia, Siria, Yemen e Bahrein hanno mostrato l’intenzione di picchiare, malmenare e uccidere per poter restare al potere e governi repressivi come quelli di Azerbaigian, Cina e Iran, stanno cercando di impedire una rivoluzione del genere.

Negli ultimi tempi il Medio Oriente e l’Africa del Nord sono stati protagonisti di una vera e propria rivoluzione nell’ambito dei diritti umani: le persone, soprattutto giovani scendono in strada e reclamano la propria libertà nonostante le pallottole, le percosse, i gas lacrimogeni e i carri armati e le continue violenze subite giorno dopo giorno. In questa lotta, hanno avuto un ruolo fondamentale anche le nuove tecnologie come motore delle rivoluzioni e mezzo per denunciare la soppressione della liberta’ di parola e la violenta repressione delle proteste pacifiche. Sul fronte delle nuove tecnologie, spiega Amnesty, è in corso una battaglia cruciale per il controllo dell’accesso all’informazione, dei mezzi di comunicazione e della rete, proprio mentre i social network alimentano nuove forme di attivismo che i governi cercano di irreggimentare. Come si è visto in Tunisia ed Egitto, i tentativi di bloccare l’accesso a Internet e ai servizi di telefonia mobile possono fallire ma nondimeno i governi stanno cercando di riprendere l’iniziativa e di usare la tecnologia contro l’attivismo.

Migliaia di difensori dei diritti umani sono stati minacciati, imprigionati, torturati e uccisi in molti paesi, tra cui Afghanistan, Angola, Brasile, Cina, Messico, Myanmar, Russia, Turchia, Uzbekistan, Vietnam e Zimbabwe. Questo per aver  preso la parola su questioni quali la povertà, l’emarginazione di intere comunità, i diritti delle donne, la corruzione, la brutalità e l’oppressione.

Il Rapporto annuale 2011 di Amnesty International mette in evidenza anche il peggioramento della situazione dei diritti umani in vari paesi, con ripercussioni sull’azione degli attivisti in Bielorussia, Kirghizistan e Ucraina.

Ma non solo. Sono stati registrati casi di tortura o di altre forme di maltrattamento in almeno 98 paesi (111 nel 2009), processi iniqui in almeno 54 paesi (54 nel 2009), limitazioni illegali alla libertà d’espressione in almeno 89 paesi (96 nel 2009), in 23 paesi hanno avuto luogo esecuzioni di condanne a morte (18 nel 2009), in 67 paesi.

Il rapporto documenta anche la situazione dei diritti umani in Italia denunciando il fatto che che i rom hanno continuato a subire discriminazioni nel godimento dei diritti all’istruzione, all’alloggio, all’assistenza sanitaria e all’occupazione. Inoltre, “commenti dispregiativi da parte di alcuni politici e rappresentanti di varie autorità hanno contribuito ad alimentare un clima di intolleranza nei confronti di rom, migranti e persone lesbiche, gay, bisessuali e trans gender”. Amnesty condanna anche gli sgomberi dei campi rom: “Alcune famiglie sono state sottoposte a ripetuti sgomberi forzati, che hanno disgregato le loro comunità, il loro accesso al lavoro e hanno reso impossibile ad alcuni bambini la frequenza scolastica”.

Quest’anno Amnesty International festeggierà cinquant’anni in difesa dei diritti umani, il prossimo 28 maggio 2011. Dal 1961, infatti, l’organizzazione internazionale, fondata dall’avvocato inglese Peter Benenson, è al fianco di migliaia e migliaia di persone che, anche in questo momento, stanno subendo violazioni dei propri diritti: sono i “difensori dei diritti umani”, uomini e donne che, nella loro professione o nell’ambito della propria azione di volontariato, si battono ogni giorno per proteggere quei diritti e fermarne le violazioni.

Il rapporto è consultabile qui: http://50.amnesty.it/rapportoannuale2011

di Elisa Cassinelli

    Print       Email

You might also like...

Abbattere i simboli delle ingiustizie razziali

Read More →